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Adolf Hitler mori suicida nel suo bunker? Che fine ha fatto il suo cadavere?Aprile 1945: Berlino, già in macerie, è accerchiata dall’ Armata Rossa. Il cielo è carico di nuvole che riducono la visibilità. In un viale pieno di buche e calcinacci a due passi dalla porta di Brandeburgo, Adolf Hitler è nel Fuherbunker, otto metri sotto alla Cancelleria. Passa i suoi ultimi giorni da dittatore, il terzo reich sta crollando, è il caos, deve prendere una decisione drastica; suicidio o la resa. Adolf è nascosto sotto le strade della capitale e il destino di un uomo crudele sta per trasformarsi in un mistero.
Secondo la versione ufficiale il 28 aprile sposò Eva Braun e il 30 si sparò, mentre Eva si avvelenava con una capsula di cianuro. Il corpo per suo volere fu bruciato e poi seppellito dove lo ritrovarono i sovietici. Questo e’ quello che dice la storia ufficiale. Nessuno però vide Hitler togliersi la vita, nessuna testimonianza, nessuna foto, solo un corpo somigliante a Hitler: forse era lui: oppure era un sosia.
C’e’ chi afferma che Hitler si sia salvato, fuggendo a bordo, di un piccolo U-boot. con l’aviatrice nazista Hanna Reitsch che sfidando la morte per raggiungere il “suo” führer l’avrebbe aiutato a mettersi in salvo. Il possibile arrivo di un buon numero di U-Boot in Argentina è stato segnalato, alla fine del conflitto, da pescatori, militari e abitanti di villaggi costieri. Avvistamenti che si sono concentrati nel Golfo di San Matías e in particolare nella Caleta de los Loros. Episodi verificatisi dopo la resa del 977 e del 530, dunque doveva trattarsi di altri mezzi. In alcune occasioni, i sommergibili sono stati inseguiti dalle Marine della regione riuscendo però a seminare le navi. Negli anni ’70, poi, sono giunte a un giornale due lettere di presunti comandanti di sottomarini tedeschi che raccontavano di un’audace fuga organizzata dal Terzo Reich. Hitler avrebbe ordinato che 10 battelli della classe XXI partissero alla volta dell’Argentina. Solo sei sarebbero riusciti nella missione. Gli equipaggi avrebbero autoaffondato le unità per poi sbarcare sulle coste della Patagonia.
Sembra che già nel 1943 l’intelligence nazista avesse esplorato l’area alla ricerca di punti d’approdo «clandestini », dove poter mettere a terra uomini o materiale. Spedizioni legate anche a un’altra teoria: quella di una base supersegreta in Antartico. Una tana per il «branco» destinato a colpire lungo le rotte atlantiche. E come un sommergibile la storia emergeva e spariva, alimentata dalle segnalazioni ma orfana di prove concrete. Voci rafforzate, nel corso del tempo, da altri «report». Negli anni ‘50 e ‘80 piloti d’aereo che sorvolavano l’area di San Matias hanno sostenuto di aver intravisto la sagoma di almeno un battello. E se non sono stati mai individuati i resti è perché la sabbia li ha ricoperti trasformandoli in sarcofaghi sul fondo. Tombe naturali sfuggite alle ricognizioni condotte, a metà degli anni ’70, dal grande Jacques Cousteau. Dicono che con la scusa di girare un documentario abbia cercato di svelare l’enigma.
Alcuni fatti del resto sono incontrovertibili, i russi quando entrarono nel bunker trovarono prima il cadavere di uno dei tanti sosia di Hitler.Più in fondo, insieme ad altri 9 cadaveri, membri del suo staff, in più furono trovati i cadaveri di un uomo e una donna. In realtà, dei resti, visto che il corpo del dittatore nazista, stando a quanto si sa finora, venne bruciato insieme a quello della moglie, ma la combustione fu incompleta perché i fedelissimi, dopo aver appiccato il fuoco ai corpi, furono costretti a scappare per l’ incalzare dell’ avanzata sovietica e ne seppellirono i resti semi-carbonizzati nel giardino accanto al bunker.
I russi requisirono tutto e non permisero a nessuno di analizzare i corpi, fecero l’identificazione del cadavere confrontandone la dentatura con le cartelle cliniche del dentista di Hitler. Poi i file, dossier e foto relative alla morte di Hitler furono coperte da segreto militare.
Stalin, del resto fu sempre convinto che Hitler fosse ancora vivo e rifugiato, come molti altri nazisti, in Brasile o Argentina.Non è improprio chiedersi per quale ragione Stalin non avrebbe mostrato al mondo il corpo di Hitler dopo che l’URSS aveva perso milioni di uomini. Durante la conferenza di Potsdam, tenutasi dal 17 luglio al 2 agosto 1945, Stalin sottolineò al presidente americano Harry Truman che Hitler era fuggito «in Spagna o in Argentina». Il segretario di Stato James Byrnes, temendo un malinteso, chiese a Stalin dove fosse il corpo di Hitler, ricevendo quella stessa risposta. Truman lo riferì alla moglie in una lettera ora alla Truman Library e al National Archives & Record Administration. Byrnes ne scrisse nelle sue memorie in Speaking Frankly, pubblicato nel 1947 da Harpers & Brothers a New York.
Il giornalista argentino Abel Basti, 52 anni, autore di bestseller quali Bariloche nazi e Hitler en Argentina, vive dal 1978 a Bariloche, che fu rifugio del tenente delle SS Erich Priebke, uno dei responsabili dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Basti ha dedicato gran parte della sua vita professionale alla vicenda dei nazisti fuggiti in Argentina grazie alle più diverse «coperture».
Le sue indagini lo hanno condotto a un convincimento: Hitler non sarebbe morto suicida nelle ultime ore del conflitto ma molti anni più tardi, proprio in Argentina. Basti, di origine italiana, riporta nel suo ultimo libro le testimonianze di chi avrebbe visto Hitler, protetto da guardaspalle, dopo essere sbarcato da un sommergibile nella piccola baia di Los Loros, in Patagonia. Con lui Eva Braun e alcuni fedelissimi. Tesi sostenuta anche da Jeff Kristenssen nel suo libro «Operazione Patagonia».
Ricerche condotte a Los Loros hanno evidenziato la presenza sul fondale di due masse metalliche dal profilo molto simile a quello di due U-Boote del tipo XXI a propulsione elettrica, per gran parte coperte dalla sabbia. Mistero nel mistero: l’affondamento di una nave da guerra americana e di una brasiliana, probabilmente silurate da un U-Boot.
Due i luoghi : le tenute San Ramon, 100 mila ettari, la più estesa tenuta recintata dell’Argentina, di proprietà di una famiglia tedesca e la Inalco, ascrivibile a Enrique Garcia Mereu, legato a latifondisti tedeschi e all’entourage di Juan Perón. Le due proprietà si affacciano sul lago Nahuel Hapi. Abel Basti conosce la zona come le sue tasche: per dieci anni ha lavorato come guardaboschi proprio nel Parco Nacional Nahuel Huapi.
Agli inglesi fu concesso dopo pochi giorni della caduta di Hitler di esaminare il bunker e non vennero trovate le copiose tracce di sangue che si trovano di solito in seguito ad un suicidio con arma da fuoco, ne’ fori di proiettili nei muri. Poi ci fu il cambio di versione dei russi che affermarono di aver disseppellito il cadavere, di averlo cremato e disperso le ceneri, dopo la seconda guerra mondiale.
A questo punto, nel tentativo di svelare il mistero, con prove scientifiche ed esami di laboratorio si rende necessario riesaminare i reperti custoditi dai russi, una parte del cranio con il foro evidente di una pallottola e un frammento di stoffa intrisi di sangue del sofà dove il führer si sarebbe suicidato.
Alcuni elementi saltano immediatamente all’occhio, Hitler all’epoca aveva 56 anni, la volta cranica da analizzare è più giovane e piuttosto piccola ma, soprattutto il segreto svelato dalla genetica moderna è, comunque, clamoroso: il cranio conservato a Mosca “non è” di Hitler; appartiene ad una donna, presumibilmente fra i 20 e 40 anni.
L’esame del DNA, del frammento di tessuto del divano porta alla conclusione che si tratta invece del sangue di un uomo. Quello di Hitler? Purtroppo non esiste materiale biologico “certamente” suo con cui confrontare questi risultati e i pronipoti del fratellastro del dittatore, Alois Hitler junior, che vivono negli Stati Uniti, si sono rifiutati di collaborare. la storia del timido suicidio di Hitler nel Führerbunker ha assai meno importanza dell’Operazione James Bond, in base alla quale tutto sta a indicare, come si vedrà, che un commando dell’intelligence navale britannica agli ordini di Ian Fleming trasse in salvo Martin Bormann da Berlino in fiamme. Una storia messa a tacere sulla quale grava un fragoroso silenzio.
Invece, con le prove che abbiamo raccolto, pochi dubbi rimangono sul fatto che l’incrociatore Bahía fu affondato da uno dei sommergibili fuggiaschi (e più concretamente dall’U-977), sebbene le marine di Brasile, Stati Uniti e Inghilterra continuino a fingersi ignare e la storia ufficiale continui ad affermare che la più grande tragedia della storia navale del Brasile si è verificata per una serie di negligenze e sciocchezze che portarono una mitragliatrice dell’incrociatore medesimo a sparare contro la santabarbara, che peraltro conteneva cariche di profondità che si presumono immuni agli spari. Fino a quando sosterranno una menzogna così sleale? Per cinquantasei anni la US Navy ha sostenuto contro ogni evidenza e nonostante tutto, che la piccola fregata USS Eagle 56 era affondata per l’esplosione accidentale della sua caldaia e non per il siluramento da parte di un sommergibile tedesco che i naufraghi riuscirono a vedere da molto vicino. Ma alla fine dovette riconoscere tacitamente che per tutto quel tempo aveva ingannato l’opinione pubblica. Interessante anche un film passato in secondo piano: il film "i bambini venuti dal brasile".Parla di un ebreo che va alla ricerca di criminali nazisti e in brasile trova il dott. Mengele che ha clonato 94 bambini ricalcati sull'immagine di hitler e li ha fatti adottare da 94 famiglie sparse per il pianeta con l'intento di riunirli ,un giorno per conquistare il mondo. Curioso, no?