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Niente carcere per chi diffama e una sanzione massima di 50 mila euro. Per quanto riguarda la rettifica online, questa riguarderà solo le testate giornalistiche e gli articoli che vi saranno pubblicati. Nessun obbligo di rettifica, invece, per i commenti. Questi i punti principali dell’intesa trovata al Senato dalla maggioranza sul ddl Salva Sallusti, che a questo punto non è più un ammazza-blog e per le testate on line mantiene le stesse regole di quelle cartacee, esplicitando con una legge quello che era già orientamento maggioritario nella giurisprudenza.
I PUNTI CENTRALI – Secondo quanto si apprende, sarebbero questi i punti centrali su cui i gruppi stanno lavorando per arrivare domani in aula al Senato con un testo piu’ “equilibrato” come dice Anna Finocchiaro (Pd) e “piu’ snello e semplice” come aggiunge Maurizio Gasparri. Non ci sara’ nessun rinvio in commissione e domani mattina i lavori riprenderanno alle 9.30 con i gruppi che dovrebbero avere in tasca l’accordo per riuscire cosi’ ad approvare il ddl. e Pd si sono riuniti nella sala del governo al Senato, insieme ai relatori Filippo Berselli (Pdl) e Silvia Della Monica (Pd) e ad alcuni componenti della commissione Giustizia, e secondo quanto viene riferito, l’obiettivo e’ di arrivare a un testo semplificato attraverso pochi emendamenti, forse soltanto 6, a firma dei relatori. Che tra l’altro poi daranno parere favorevole anche ad alcune proposte di modifica come quelle di Luigi Zanda del Pd.
LE MULTE - Le multe previste per chi diffama potrebbero essere dimezzate (oggi nel testo vanno da un minimo di 5mila a un massimo di 100mila euro) e lo sconto per chi rettifica potrebbe essere aumentato, da un terzo a due terzi. Lo scoglio piu’ difficile da superare riguarda i siti internet: nella riunione con i relatori si è ipotizzato di “prevedere per i siti un link che porti alla rettifica”, dicono le fonti di varie agenzie di stampa: una frase che non significa niente.Infine dovrebbe essere soppresso l’articolo 3m quello che in nome del diritto all’obliom prevede l’obbligo di cancellazione dei contenuti ritenuti offensivi da tutti i siti internet (compresi i blog) e dai motori di ricerca che avrebbero rischiato le multe fino a 100 mila euro.
RITORNO IN COMMISSIONE? - I piu’ convinti del ritorno in commissione erano del gruppo Pd, ma il sostegno allo stop dei lavori in aula sarebbe arrivato anche dall’Udc, dall’Api-Fli, dalla Lega e con l’appoggio di qualche ‘ribelle’ del Pdl. Per il partito di Berlusconi sarebbe pero’ stato problematico un rinvio del testo in commissione Giustizia e cosi’ alla fine, dopo un braccio di ferro durato tutta la giornata, si e’ arrivato a un compromesso: niente rinvii, niente stralci ma un ddl piu’ snello sopprimendo alcune parti (l’articolo 3 sul diritto all’oblio per i siti internet) e modificando le questioni piu’ spinose (abbassamento delle multe probabilmente dimezzandole).