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Encelado visto negli anelli di Saturno mostra una variabilità nell'intensità dei suoi geyser in punti diversi dell'orbita intorno a Saturno. Credit: NASA/JPL/Caltech/SSI
Encelado, piccola luna di Saturno, è famosa per i suoi giganteschi geyser ricchi di ghiaccio d'acqua, composti organici e minerali. Ma qual è l'origine di questi geyser e cosa regole la loro intensità? Qualche indizio in più arriva ora dalla sonda Cassini, che ha scoperto che l'intensità dei getti varia significativamente in base alla prossimità della luna al pianeta. Questi dati sono a sostegno dell'ipotesi che sotto la crosta giace un gigantesco oceano liquido. Questa è la prima volta che le variazioni di simili getti vengono predette con esattezza. Le nuove scoperte sono state pubblicate sul giornale scientifico "Nature".
"I getti di Encelado apparentemente funzionano come gli ugelli regolabili degli spruzzatori da giardino" ha spiegato Matt Hedman, autore principale della ricerca e membro del team Cassini presso l'Università di Cornell. "Gli ugelli sono quasi chiusi quando Encelado è vicino a Saturno e quasi del tutto aperti quando è nel punto più lontano. Pensiamo che questo ha a che fare con il modo in cui Saturno agisce gravitazionalmente sulla struttura della luna."
"Il modo in cui i geyser reagiscono così prontamente al cambio di stress sulla struttura di Encelado, suggerisce che la loro origine è in un grande corpo d'acqua sotterraneo." ha spiegato Christophe Sotin, co-autore della ricerca e membro del team Cassini presso il JPL. "L'acqua liquida fu fondamentale per lo sviluppo della vita sulla Terra, quindi queste scoperte sono molto intriganti per la ricerca di forme di vista altrove, e l'idea che ovunque ci sia acqua liquida ci sia vita."
Per anni gli scienziati hanno ipotizzato che l'intensità dei getti variasse nel tempo, ma nessuno fu in grado di mostrare che cambiavano secondo uno schema prevedibile e riconoscibile. Hedman ed i suoi colleghi sono riusciti a trovare i cambiamenti esaminando i dati infrarossi del pennacchio per intero, ottenuti dalle ottiche visive ed infrarossi dello spettrometro VIMS di Cassini, e guardando ai dati ottenuti lungo un periodo vasto di tempo.
Immagine di Encelado che eclissa il Sole mettendo in bella vista i giganteschi geyser al suo polo sud. Credit: NASA/Cassini
Differenza tra Encelado visto nel momento più vicino e più lontano della sua orbita intorno a Saturno. Credit: NASA/JPL
Lo strumento VIMS (costruito dall'Agenzia Spaziale Italiana), permette analisi lungo un vasto gamma di lunghezze d'onda e permette di trovare tracce, per esempio, della composizione degli idrocarburi presenti sulla superficie di un'altra luna di Saturno: Titano. Un'altra cosa incredibile che riesce a fare è rilevare segni sismologici delle vibrazioni degli anelli di Saturno. Ma parlando di Encelado, questo strumento incredibile ha scattato oltre 200 immagini dei suoi pennacchi tra il 2005 (anno in cui fu scoperta l'attività della luna) ed il 2012.
Questi dati mostrano che il pennacchio preso in considerazione arrivava al minimo dell'attività ogni volta che si trovava nel punto più vicino a Saturno nella sua orbita. Poi gradualmente tornava più attivo raggiungendo il massimo nella posizione più lontana rispetto a Saturno (da 3 a 4 volte più intenso rispetto al punto minimo).
Aggiungendo i nuovi dati ai precedenti modelli su come Saturno schiaccia Encelado, gli scienziati hanno osservato come la gravità del pianeta schiaccia la luna in modo da aprire le zone al polo sud chiamate "Tiger Stripes", dove si trovano i geyser.
Fessura presente al polo sud di Encelado. Questa in particolare è chiamata Damascus Sulcus. Sopra in alto c'è una parte della fessura che viene mostrata anche in base alla mappa termica rilevata. Le temperature qui sono intorno a -100°C, ma arrivano anche a picchi di -83°C. L'immagine sopra è una delle immagini con la risoluzione più alta ottenute fino ad ora. Credit: NASA/JPL/GSFC/SWRI/SSI
Questa scoperta è stata possibile grazie alla permanenza della sonda intorno a Saturno per così tanti anni. Le missioni a lunga durata sono più costose e difficili ma ci sono scoperte possibili soltanto con grandi quantità di dati ottenuti nell'arco di molti anni, per poter vedere come cambiano le cose con il passare di stagioni e orbite.
"Abbiamo imparato moltissimo di Saturno e le sue lune da quando Galileo osservo per la prima volta le sue "orecchie" con il telescopio. Speriamo di poter imparare ancor di più in futuro riguardo a questo microcosmo che ci può dire molto anche su come si è formato il nostro sistema solare."
http://www.jpl.nasa.gov/news/news.php?release=2013-237