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Chiamati anche rotoli di Qumran, questa serie di pergamene e frammenti di papiro è sono stati trovati tra il 1947 e il 1956 nei pressi del sito di Qumran, nella Transgiordania. La scoperta ufficiale di queste 900 manoscritti scritti tra il III secolo aC e il 1 ° secolo dC è stato fatto in undici grotte dove sono erano conservate.
I manoscritti ebraici biblici dei Rotoli del Mar Morto anteriori di alcuni secoli più antichi dei testi conosciuti come la Bibbia e sono di notevole interesse per la scienza biblica. Oggi si stima che ci fossero circa 850 rotoli con altrettanti 15.000 frammenti.
Sono stati assegnati spesso, ma senza una prova definitiva, al gruppo degli Esseni.
La grande scoperta di Qumran è il rotolo di Isaia A, diventata famosa nel mondo. Questo è il più antico manoscritto conosciuto ebraico completo di un libro biblico. Il testo è scritto in 54 colonne di 17 fogli di cuoio cuciti insieme un capo all'altro, con una lunghezza totale di circa 7,30 m. E 'stato fatto nel II secolo aC.
Secondo un articolo del CNRS, i Rotoli del Mar Morto sono una doppia vita. Utilizzando metodi statistici, uno storico delle religioni ha dimostrato che i famosi manoscritti di Qumran hanno due origini differenti. Dal momento che la straordinaria scoperta, paleografia, gli storici religiosi e altri specialisti hanno fatto a gara per determinarne l'origine.
Se il mistero è l'identità completa dei titolari e le loro motivazioni, ora sappiamo, grazie a un metodo statistico che questi manoscritti provengono da due fondi distinti. Un pezzo da aggiungere a questo gigantesco puzzle di decine di migliaia di frammenti di testi, i ricercatori hanno identificato rapidamente: i testi biblici, testi apocrifi già noti e nuovi testi molto tendenti a sette coesistenti in un momento in cui l'ebraismo era tutt'altro che una religione unitaria. "I diversi tipi di testi sono stati rappresentati in ogni grotta, ha detto Daniel Stoekl Ben Ezra, storico delle religioni e senior fellow presso il Centro CNRS Paul-Albert nel mese di febbraio.
I manoscritti fanno ancora parlare di loro. Si pensa che siano stati trasportati da Gerusalemme per essere al sicuro dagli attacchi delle truppe romane, tra i 68 e 70 dC, prima che assediarono la città per distruggerla. Si tratta di una teoria, ma la mancanza di testi farisei fa sembrare la cosa inspiegabile. "Lo studio delle ceramiche, tombe e altre testimonianze archeologiche del sito ha invece rafforzato la maggioranza dei ricercatori in caso di un gruppo isolato, l'identità e' ancora dibattuta.Forse qualcuno aveva nascosto i suoi testi in fretta in queste grotte, a volte molto difficile accedere, al momento di un attacco "
E 'interessante, tuttavia, il fatto che in una delle due grotte ci sono per lo più manoscritti con una media di cinquanta anni prima ad altre grotte.
Gli scienziati stanno ancora cercando di rispondere alle domande sollevate da questa incredibile scoperta. Chi erano gli abitanti di Qumran? A chi appartenevano i Manoscritti ? Perché l'accesso ai manoscritti trovati a Qumran è stato limitato?
Il pubblico si infiamma . Perché abbiamo messo così tanto tempo a divulgare i contenuti dei rotoli? I Manoscritti rivelano episodi sconosciuti della vita di Giovanni Battista o Gesù? Perché sono ancora fonte di polemiche infuocate?
Questo e' quello che e' arrivato a noi dalle notizie dal web, ma c'e' anche un'altra verita' rigurdanti queste tavole misteriose e qualcuno cerca di sfakkettare il vero origine di questa presunta bibbia che secondo WAYNE HERSCHEL sono vere e proprie rivelazioni!
Questo e' quanto riporta il sito Zetessis:
Con il presente articolo cercheremo di chiarire alcuni aspetti controversi dei Codici della Giordania. Voglio focalizzare l’attenzione sui due principali protagonisti del ritrovamento: il già citato Elkington, amministratore di una pagina su Facebook dedicata ai Codici della Giordania e il beduino Hassan Saeda, autore materiale del ritrovamento. Quanto al primo, costui non è accademico, o archeologo o uno dei cinque esperti al mondo in paleo-ebraico, come egli stesso si definì nei numerosi articoli mediatici da lui stesso curati.
Nei mesi scorsi questo oscuro personaggio si coprì di ridicolo con la manipolazione dei test metallurgici. Lo fece nel modo più ignobile, pubblicando dapprima la scansione del referto ad una risoluzione talmente bassa, che risultava impossibile anche ad una vista perfetta distinguerne il contenuto. Dopo varie proteste da parte degli intervenuti alla discussione, Elkington pubblicò una trascrizione del documento. Quando alcuni utenti riuscirono a decifrare il documento originale, scoprirono, con grande stupore, che una parte era stata completamente alterata nella trascrizione. Ancor più sconcertante era il fatto che la porzione del documento alterato concerneva la descrizione della corrosione dei codici. Nel dettaglio, Elkington stravolse completamente la frase del documento in cui si sostiene che i codici non furono sotterrati. Poiché furono rinvenuti in una grotta e le circostanze del ritrovamento parlano del loro dissotterramento, l’esito del test metallurgico getta sospetti sulla loro autenticità.
Se i documenti non sono stati sotterrati al momento della loro conservazione, è molto probabile che siano di confezione moderna e tutto ciò ci porta al secondo protagonista: Hassan Saeda. Ebbene, questo personaggio sembra essere stato il falsario di circa 500 codici destinati al mercato nero. Tra i reperti falsificati, vi sarebbe un codice che per fattura e caratteristiche presenta una sconvolgente somiglianza con i codici in possesso di Elkington. Entrambi i codici contengono il medesimo simbolo che, se sovrapposto, risulta identico. Ciò indica che il falsario, nel foggiare il simbolo in entrambi i codici si sarebbe servito del medesimo timbro e degli stessi “arnesi da lavoro”. Ma c’è di più. Il quadruplice simbolo è precisamente una riproduzione di una raffigurazione contenuta in una moneta di Erode il Grande, conservata al museo di Amman. Ma nel codice il simbolo è circondato da lettere (o simboli) che se esaminate nel loro complesso sembrerebbero non appartenere a uno specifico sistema di scrittura. A prima vista, potrebbero essere lettere dell’alfabeto ebraico e probabilmente era questo lo scopo del falsario. Ma un’indagine più accurata evidenzia una sorta di sistema di scrittura ibrido, ebraico, greco e copto.
E che dire dell’albero raffigurato in un altro codice ricavato da una moneta del periodo di Bar Kokhba? O del simbolo raffigurante Alessandro Magno, riprodotto da monete a loro volta falsificate? O del volto raffigurante Gesù, ricavato dalla iconografia del Dio Elio?
Steve Caruso, amministratore di The Aramaic Blog a mio avviso ha inferto il colpo mortale alla bontà di questi reperti. Lavorando sulle iscrizioni dei vari codici, si rese conto che le varie sequenze di testo provenivano da due diversi timbri, costantemente applicati a intervalli irregolari e in qualche circostanza, più volte nel medesimo codice.
