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Damasco, 01-09-2012
I ribelli dell'Esercito siriano libero (Esl) hanno lanciato un ultimatum alle poche compagnie aeree che ancora effettuano voli su Damasco e Aleppo prima di dare
l'assalto agli aeroporti civili delle due citta': lo scrive Russia Today, precisando che l'ultimatum di 72 ore inizia oggi.
I ribelli siriani hanno lanciato un'offensiva contro diverse basi aeree siriane, con l'obiettivo di contrastare i raid dei Mig del regime e di impossessarsi di missili terra-aria in grado di abbatterli, come gia' avvenuto in un caso a inizio settimana.
Come spesso accade, le notizie provenienti dai due fronti sono contraddittorie e non verificabili in forma indipendente. Il regime siriano sostiene di aver respinto un attacco a una base nei pressi di Aleppo. La Bbc ha riferito che la tv di stato ha mostrato le immagini di militari lealisti che si sono impossessati di veicoli equipaggiati con mitragliatrici, che sarebbero stati utilizzati dai ribelli per attaccare la base di
Rasm al-Abboud.
L'attacco alla base, secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, sarebbe comunque costata all'esercito diverse perdite, al termina di una furiosa battaglia. Da parte loro, i ribelli sostengono di aver preso il controllo di un edificio dell'aeronautica a Albu Kamal, al confine con l'Iraq, e "secondo le prime notizie" sarebbero riusciti nell'intento di impossessarsi di missili terra-aria.
Nell'assalto a Albu Kamal i ribelli hanno catturato 16 militari che presidiavano la struttura e hanno attaccato la vicina base aerea di Hamdan. Alla conquista della struttura dell'aeronautica, definita "un grande colpo" dall'Osservatorio siriano per i diritti umani, il regime ha risposto con un bombardamento di rappresaglia su Albu Kamal in cui sono morti cinque civili. I cinque rientrano nei 125 morti nelle violenze
di venerdi', 74 civili, 29 soldati e 22 ribelli.
Combattimenti sarebbero in corso anche nei pressi della base aerea di Abu Zohur, nella provincia settentrionale di Idlib. Violenti scontri sono in corso in diversi sobborghi di Damasco e in piu' quartieri di Aleppo.
La Giordania chiede 700 milioni di dollari per gestire i rifugiati
La Giordania ha lanciato un appello alla comunità internazionale insieme all'Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr), facendo sapere di aver bisogno di 700 milioni di dollari per gestire il numero crescente di rifugiati in arrivo dalla Siria. Il denaro è necessario per fornire assistenza ai 240mila siriani presenti nel Paese, ha fatto sapere il ministro giordano per la Pianificazione, Jafaar Hassan.
Questa settimana oltre 5mila siriani hanno attraversato il confine entrando in Giordania in sole 24 ore e attualmente sono oltre 180mila i rifugiati arrivati nel Paese dalla guerra civile. Andrew Harper dell'Unhcr ha fatto sapere che ci si aspetta che "molti altri siriani" arrivino in Giordania, sottolineando la necessita di fondi.
Lavrov: ingenuo pensare che Assad cessi il fuoco per primo
Per la Russia e' "ingenuo" pensare che Bashar al-Assad possa ritirare per primo le sue truppe dalle citta' siriane in attesa che i ribelli facciano altrettanto. "I nostri partner propongono uno schema impraticabile quello dei nostri partner sostengono che il governo siriano si deve fermare e ritirare truppe e armamenti dalle citta' e solo allora si chiedera' all'opposizione di fare lo stesso", ha affermato il ministro degli Esteri di Mosca, Serghei Lavrov.
"O sono ingenui o e' una specie di provocazione", ha aggiunto il capo della diplomazia russa rispondendo a domande degli studenti all'Istituto per le relazioni internazionali di Mosca. Lavrov ha sottolineato che "quale che sia il giudizio
sul regime siriano, e' del tutto irrealistico pensare che nell'attuale situazione, con combattimenti nelle citta', l'unica via d'uscita sia la totale capitolazione di una delle
due parti".La Cina ha espresso la sua "profonda preoccupazione" per la situazione in Siria al nuovo inviato speciale delle Nazioni Unite, Lakhdar Brahimi.
Cina esprime profonda preoccupazione a Brahimi
Un comunicato del ministero degli Esteri di Pechino riferisce di una conversazione telefonica tra il capo della diplomazia, Yang Jiechi, e Brahimi, in cui il primo ha parlato di una crisi che peggiora di giorno in giorno e ribadito che la Repubblica Popolare
"segue attentamente la situazione umanitaria" in Siria, dove piu' di un anno di violenze hanno fatto migliaia di morti.
La Cina sostiene gli sforzi per arrivare a una soluzione politica della crisi siriana attraverso il "dialogo politico" e si oppone all'ipotesi dell'intervento militare
straniero, chiedendo il rispetto della sovranita' siriana.