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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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I teschi di cristallo: il mistero più incredibile del mondo

“I teschi di cristallo sanciranno la fine dei tempi”: ecco una delle leggende più affascinanti tramandate dai Maya, che racconta di 13 teschi a grandezza naturale, sparsi in tutto il mondo e che, quando tutti verranno scoperti e riuniti, trasmetteranno agli uomini tutta la loro conoscenza. Ma, secondo la leggenda, ciò avverrà soltanto quando gli uomini saranno sufficientemente evoluti ed integri, pronti cioè a ricevere la formula per salvarsi.

Il più celebre, ritrovato da Mitchell-Hedges nel 1927 in una spedizione nella città maya di Lubaantun, nell’attuale Belize, è fatto di cristallo di quarzo, noto per le sue proprietà mistiche; i suoi occhi sono dei prismi incastonati e secondo la famosa leggenda pare che scrutandoli si possa predire il futuro. Il Teschio di cristallo Mitchell-Hedges, e con lui il suo attuale proprietario, è stato ormai quasi in tutto il mondo, dall’Europa al Gran Canyon, passando per le coste dell’Australia, per diffondere il messaggio di pace e amore che sarebbe contenuto al suo interno.

Nel corso degli anni, molti sono stati i teschi emersi da varie parti del mondo, ma di questi solo due, oltre a quello di Mitchell-Hedges, sono stati ritenuti autentici: il teschio “Sha-Na-Ra”, rinvenuto nel 1959 in Messico dall’investigatore Nick Nocerino, che ne è l’attuale proprietario, e il teschio “Max”, scoperto in Guatemala probabilmente in una tomba Maya, anch’esso detenuto da privati.

Teschi simili sono esposti a Parigi, nel museo del Trocadero, e a Londra, nel British Museum. Tuttavia nel 1996, il teschio esposto al British Museum è stato sottoposto ad analisi che hanno rivelato segni di lavorazione con strumenti disponibili nell'Europa della seconda metà dell'Ottocento, con grande delusione di chi, nel corso degli anni, vi aveva costruito intorno racconti tanto folcloristici quanto infondati. Il teschio, per chi volesse comunque ammirarne la bellezza, è oggi esposto all'interno della prima sala dell'ala sinistra.

Nel 1927 tra le rovine della città maya di Lubaantum “la città delle pietre cadute” nell’ex Honduras Britannico, oggi Belize, fu riportato alla luce un teschio di puro quarzo ialino, di aspetto naturale e assai luminoso. Il suo peso è di oltre 5 Kg e nelle orbite degli occhi ci sono due prismi incastonati.
L’autore della scoperta fu un eploratore-viaggiatore: Frederick Albert Mitchell-Hedges. Un uomo amante dell’avventura nato in Inghilterra nel 1882 e membro del Comitato sui Maya del British Museum, fervente assertore dell’esistenza di Atlantide i cui resti, a suo avviso, si sarebbero dovuti trovare in America Centrale. Forte della sua teoria, nel 1923 intraprese una spedizione nell’Honduras Britannico, finanziata dal British Museum e dalla Fondazione Heye per gli Indiani d’America. Nel novembre di quello stesso anno, dopo aver terminato gli studi, lo raggiunse la figlia adottiva Anna. Fu proprio lei che scoprì, il giorno del suo diciassettesimo compleanno (o quattordicesimo, le testimonianze della stessa Anna sono discordi), il teschio, al quale mancava la mandibola, ritrovata tre mesi dopo, sotto un cumulo di macerie a circa sette metri di distanza dal luogo del primo rinvenimento. Si dice che quando “Mike” Mitchell-Hedges sollevò in alto il teschio appena recuperato dalla figlia, all’interno di una fatiscente piramide, per renderlo visibile a tutti, gli uomini della tribù dei Maya Kekchi, i quali vivevano nei pressi delle rovine e fornivano manovalanza per gli scavi, si prostrarono a terra in segno di ossequioso rispetto. Lo studioso comprese ben presto che gli indigeni onoravano il teschio come una reliquia sacra, quale testimonianza della loro discendenza da un popolo antico ed assai evoluto e per questo decise di lasciarlo in dono agli autoctoni. Quando però, alla fine del 1927, dopo aver chiuso lo scavo per l’approssimarsi della stagione delle piogge, mentre si apprestava a rientrare in Inghilterra, i notabili della tribù glielo restituirono in segno di stima e di rispetto per il suo comportamento corretto ed onesto.

I TESCHI DI CRISTALLO

 

 

 

 

Un’antica leggenda maya racconta dell’esistenza di tredici teschi di cristallo nei quali sono contenute informazioni sull’origine e il destino dell’umanità. In periodi di grande crisi questi teschi riemergono e finiscono per essere riuniti insieme in un solo posto e allora rivelano i loro segreti. Secondo alcuni, essi ci salveranno dal fatidico 21 dicembre 2012.
Ma chi ha creato questi teschi e qual è la loro vera funzione? I teschi di cristallo non sono oggetti come tutti gli altri. Chi li ha posseduti, analizzati, o semplicemente visti, fa strani racconti. Del teschio esposto al British Museum di Londra, ad esempio, si dice che abbia creato non pochi problemi al museo, al punto che è stato deciso di rinchiuderlo in un magazzino. Il pubblico, infatti, trovandoselo davanti aveva strane reazioni: alcuni restavano a fissarlo immobili per ore, altri cantavano litanie incomprensibili o addirittura cadevano in trance. Il personale interno e gli addetti alle pulizie hanno sempre sostenuto che la notte il teschio si sposta, si illumina, fa dei rumori e li osserva mettendo loro soggezione al punto che molti si sono rifiutati di entrare nella stanza che lo ospita e hanno preteso, per continuare a farlo, che venisse coperto da un pesante telo nero.
Il gemmologo Frank Dorland ha raccontato strani episodi legati al teschio Mitchell-Hedges: una volta avrebbe visto un alone luminoso circondare il teschio e permanere per parecchio minuti; un’altra avrebbe udito provenire da esso degli strani suoni, come degli scampanellii; un'altra ancora vi avrebbe visto attraverso il riflesso di remoti paesaggi.
Nocerino sostiene di aver visto scorrere tutta la sua vita dentro il suo teschio, quello Arcobaleno.
La proprietaria del teschio E.T., Joke Van Dieten, racconta che quando le fu diagnosticato un tumore al cervello, ebbe la sorpresa di svegliarsi una mattina completamente guarita e osservare all’interno del teschio una macchia nella stessa area del cervello, come se il cristallo avesse assorbito il male.Circa trent’anni fa i membri della Fondazione Pelton per le ricerche sul paranormale decisero di girare un documentario sui teschi di cristallo e i loro presunti poteri. Per la prima volta alcuni di essi furono riuniti in uno stesso luogo e furono sottoposti alle prove di esperti di psicometria (la capacità di apprendere la storia di un oggetto attraverso il contatto), sensitivi, chiaroveggenti e scienziati.
I sensitivi raccontarono tutti di aver sentito emanare dai teschi una poderosa energia e di aver avuto visioni sulle nostre antiche origini e sul futuro. Proprio come affermano i Maya e altri nativi americani, i sensitivi avrebbero appurato che i teschi arrivano dalle Pleiadi e che sono stati donati agli abitanti di Atlantide. Essi sarebbero come una libreria vivente o un computer e trasmetterebbero per via telepatica le informazioni su una civiltà che vuole aiutare l’umanità a incrementare il suo livello di conoscenza e a salvarsi nelle epoche critiche.
Gli scienziati hanno rilevato come, in effetti, il magnetismo del cristallo, e soprattutto la sua particolare polarizzazione della luce, vadano a stimolare una particolare zona del cervello umano che si chiama amigdala e che funziona proprio come un archivio della memoria emozionale e del significato stesso degli eventi. I teschi probabilmente interferiscono con le stimolazioni sensoriali che passano per l'amigdala e genererebbero una serie di segnali indotti che permetterebbero di vedere immagini allegoriche, simboli e persino ologrammi. I realizzatori, quindi, dovevano conoscere davvero a fondo il funzionamento del cervello umano.

Che sia vera o no la leggenda sui teschi di cristallo, certo è che a partire dal XIX secolo essi hanno cominciato inspiegabilmente a riemergere. Secondo il sacerdote maya Carlos Barrios adesso non rimane altro da fare che riunirli tutti in un luogo ben preciso della terra all’interno di una caverna, al cospetto di alcuni saggi e di un uomo che possiede dei poteri... Ma sarebbe auspicabile che tutto ciò avvenisse prima del 21 dicembre del 2012, - data per la quale i Maya avevano previsto grandi sconvolgimenti terrestri - perché, dice Barrios, “se riuscissimo a riunire tutti i teschi l'impatto sull'ambiente e le conseguenze della contaminazione potranno essere ridotte al minimo”.

 

 Il teschio ritrovato da Mitchell-Hedges 

Albert Mitchell-Hedges datava il teschio a circa 3600 anni, ossia antecedente di almeno mille anni dai primi indizi storici sui suoi presunti costruttori: i Maya. Stimò che circa 150 anni ce ne fossero occorsi per lavorare il quarzo e renderlo lucido e della forma voluta. Anne Mitchell-Hedges, invece, per avere la certezza scientifica dei dati riguardanti il teschio, non si accontentò delle leggende tramandate dai Maya e lo fece esaminare da Frank Dorland, esperto di cristalli, il quale affermò che potendo disporre di tutti gli strumenti dell’attuale tecnologia, avrebbe impiegato almeno tre anni per la sua realizzazione. Comunque Dorland spedì a sua volta il manufatto artificiale ai laboratori della Hewlett-Packard Electronics, in California, dove fu sottoposto a svariati test i quali rivelarono la purezza del quarzo da cui era stato ricavato e il fatto che fosse stato realizzato da un unico blocco grande almeno tre volte il prodotto finale della lavorazione. Grande impressione suscitò anche la constatazione che, nonostante il suo elevato grado di durezza, il teschio era stato scolpito in senso contrario all’asse naturale del quarzo, cosa possibile soltanto sotto un fascio di luce polarizzata, in quanto, divergenze millimetriche avrebbero procurato, immancabilmente, delle scheggiature di cui il manufatto ne era completamente privo. Fu anche rilevato il non impiego di utensili moderni per scolpirlo, ipotizzando un tempo richiesto per la levigazione con sabbia e capelli di circa 300 anni.
Il cranio di cristallo ritrovato da Mitchell-Hedges porta con sé un’antica profezia Maya, la quale sostiene che esistono ben dodici teschi dispersi sulla Terra. Ognuno di loro ha un nome ed un suo custode, il quale svolgerà quel compito per tutta la vita e quando sarà il momento, i teschi saranno riuniti in luogo preciso (non si sa quale sia, ma è stato prestabilito da secoli) e messi in cerchio. Questo darà inizio ad una cerimonia, esaltata dall’apparizione al centro del cerchio di un tredicesimo teschio, il quale farà da tramite per l’apertura di un portale, una specie di ponte, che permetterà alla popolazione terrestre di acquisire tutte le antiche conoscenze atlantidee e di stabilire contatti con altre dimensioni di cui oggi molti scienziati parlano, ma solo in via teorica.
I custodi, tanto per la cronaca, sono diventati tali o perché scopritori dello stesso, o perché lo hanno ricevuto in dono, oppure, molto più prosaicamente, lo hanno acquistato.
La maggior parte dei teschi ritrovati ha caratteristiche sorprendentemente moderne e il loro aspetto è quello naturale di un cranio umano. Di tutti si ignorano le origini, i metodi di lavoro usati per ottenerli e i periodi storici in cui furono creati. L’altro fattore fondamentale che li accomuna, è il talento non indifferente dell’ignoto realizzatore di tali capolavori, artista, sacerdote o artigiano che fosse stato, il quale doveva possedere una tecnica all’avanguardia, ma a noi ancora oscura.
Straordinari teschi in pietre preziose sono stati ritrovati dappertutto sul pianeta e la cosa più incredibile è che tutti questi manufatti siano comparabili tra loro. Attualmente molti sono esposti al pubblico anche in famosi musei, altri fanno parte di collezioni private.
Nel 2001 a Vienna, nell’ambito di una mostra dal titolo “Misteri irrisolti – Il mondo dell’inspiegabile” furono esposti contemporaneamente sei dei crani giudicati originali perché analizzati in modo rigorosamente scientifico. Il notevole cranio Shui Ting Er che fu scoperto nel 1870 in Mongolia da un archeologo cinese. É stato scolpito in pietra preziosa di colore verde chiaro e non se ne conosce l’età. Si presume che la scelta del colore verde sia da attribuire al valore simbolico della vita di tale colore in Cina.
Baby Luv è un altro famoso teschio di cristallo scoperto nel 1710 da un monaco russo in un antico tumulo a Luv, in Ucraina. È scolpito in quarzo rosa, pesa 7,5 Kg, è alto 160 mm, largo 135 e profondo 220.
Nel 1995 invece gli Indios del Nord del Perù ritrovarono Lazuli, un altro teschio, la cui particolarità è quella di essere stato scolpito nel lapislazzuli; pesa circa 3 Kg ed è di epoca incaica.
Un’altra testa di morto, Oceana, così chiamato perché ricavato da un blocco di preziosa acquamarina verdognola, è stato consegnato nel 1997 dagli indiani brasiliani al collezionista Jokey van Dieten. Esso pesa 3 Kg, è alto 115 mm, largo 90 e profondo 160.
Il teschio The Gesuit (Il Gesuita) apparteneva ad Ignazio di Loyola, il fondatore dell’ordine dei Gesuiti (da cui il nome) ed è stato ricavato da un pezzo di cristallo di quarzo chiaro. Le sue misure sono ridotte di circa un terzo rispetto a quelle della grandezza della testa di un essere umano. Pesa 3 Kg, ha un’altezza di 115 mm, larghezza 90, profondità 150.
Infine, l’originale teschio venuto dal Guatemala e soprannominato ET per i suoi inconsueti tratti. Fu ritrovato nel 1908, pesa 5 Kg ed è in quarzo affumicato. É alto 160 mm, largo 120 e profondo 210. Particolari sono le cavità degli occhi che evidenziano una trapanazione ad imbuto in cui originariamente potrebbero essere state poste delle pietre preziose.
Il professor R. Distelberger, direttore della Camera del tesoro di Vienna ed esperto internazionale in pietre preziose, esaminato il teschio ET, ha stabilito la datazione dello stesso ad almeno 500 anni fa e che è stato lavorato e levigato a mano.
Teschi di pregiata fattura si possono trovare al British Museum di Londra, dove è conservato un cranio di quarzo, presumibilmente di epoca azteca, ritrovato nel 1889 in Messico. In questo stesso museo è stato custodito, per motivi di studio, il minuscolo teschio chiamato Sha Na Ra (dal nome di uno sciamano). Sono noti anche il cranio di quarzo del Texas denominato Max, e un teschio di cristallo della Smithsonian Institution del peso di 20 kg, così come un cranio di cristallo di rocca proveniente dal Messico ed esposto al Museo del Trocadero. Altri di questi oggetti singolari, appartenenti prevalentemente alle culture azteca e mixteca, possono essere ammirati al Museo di Oaxaca (Messico), nella Blake Collection dell’United States National Museum e nella Douglas Collection a New York e per finire possiamo inserire nell’elenco anche Estrella, un piccolo cranio scolpito in una pietra rossiccia ed ignota disseminata di piccole stelle, da cui il nome, il Magnificant Fire scolpito in una varietà di silice, ossia il diaspro rosso, Ami il teschio di Ametista ed infine il teschio Arcobaleno che deve il suo nome ai colorati riflessi emessi, se colpito dalla luce del sole, entrambi ritrovati in Messico.
Ma che significato simbolico avevano questi teschi di cristallo, di quarzo o di altre pietre preziose per i nostri predecessori?
In similitudine per molti altri ritrovamenti archeologici, non esiste una risposta, ma una serie di teorie che provano a spiegare la loro funzione, il loro utilizzo o il perché siano stati scolpiti.
Si afferma, ad esempio, che alcuni teschi facciano cadere in trance al loro cospetto persone particolarmente sensibili; ad altri si attribuiscono effetti magici e benevoli o terapeutici poiché emananti radiazioni salutari. Qualcuno ha avanzato l’ipotesi che i crani di cristallo servissero a consultare un oracolo dei morti, oppure permettessero agli sciamani di compiere i loro “viaggi” nell’al di là e quindi siano stati un tramite per stabilire contatti con altre dimensioni ma c’è anche chi sostiene che in tali manufatti vi siano memorizzate informazioni scientifiche al pari di un programma informatico. I teschi infatti secondo questa teoria "memorizzerebbero" dati dal momento della loro creazione e potrebbero essere utilizzati come messaggeri per il futuro, ma fungere anche da mezzi di comunicazione con i nostri consimili del passato...
L’unico dato certo, a detta di tutti gli esperti, è che ad oggi non si sa ancora come siano stati scolpiti e levigati. Molto probabilmente, la spiegazione più logica, è sempre quella sotto gli occhi di tutti, anche se molti si rifiutano di vedere, ossia l’esistenza, chissà quanto tempo fa, di una civiltà di cui volutamene la storia ortodossa ignora l’esistenza, la quale utilizzava strumenti ben più efficaci di quelli che noi attribuiamo ai nostri antenati.
È comunque innegabile che tali forme artistiche, a prescindere dal semplice aspetto estetico, hanno alimentato la fantasia di studiosi e non solo di questi, ma anche lo scetticismo, facendo discutere ed appassionare intere generazioni. Magari solo per il fatto, come nel caso dei Maya ad esempio, che il teschio di cristallo non rientrava nei canoni usuali della loro arte e della loro cultura.(fonte)

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