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Il Mandala: l' origine del centro secondo i buddisti

 

 

 

 

Il Mandala rappresenta, secondo i buddhisti, il processo mediante il quale il cosmo si è formato dal suo centro; attraverso un articolato simbolismo consente una sorta di viaggio iniziatico che permette di crescere interiormente. In pratica il Mandala significa, in senso generale, centro o " contenuto interiore", circondato da un elemento che lo racchiude. Si tratta quindi, a livello ordinario, di una rappresentazione esterna di quello che viene percepito dall'individuo.La parola è utilizzata, anche, per indicare un diagramma circolare costituito, di base, dall'associazione di diverse figure geometriche, le più usate delle quali sono il punto, il triangolo, il cerchio ed il quadrato. Il disegno riveste un significato spirituale e rituale sia nel Buddhismo che nell'Hinduismo.
Il Mandala rappresenta, secondo i buddhisti, il processo mediante il quale il cosmo si è formato dal suo centro; attraverso un articolato simbolismo consente una sorta di viaggio iniziatico che permette di crescere interiormente.
I buddhisti riconoscono, però, che i veri Mandala possono essere solamente mentali, le immagini fisiche servono per costruire il vero Mandala che si forma nella mente della gente e vengono consacrate solo per il periodo durante il quale è utilizzato per il servizio religioso.
Al termine del lavoro, dopo un certo periodo di tempo, il mandala viene semplicemente "distrutto", spazzando via la sabbia di cui è composto. Questo gesto vuole ricordare la caducità delle cose e la rinascita, essendo la forza distruttrice, anche una forza che dà la vita.
Il termine Mandala (lett. cerchio) si ritrova in varie culture, tra cui quella buddhista, mentre il corrispettivo induista è lo Yantra (lett. "strumento"). Lo Yantra è simile al Mandala, tuttavia le due tecniche si differenziano per la complessità: lo Yantra è molto più schematico, limitandosi ad usare figure geometriche e lettere in sanscrito, mentre nel Mandala sono rappresentati anche - in maniera talvolta particolareggiata - luoghi, figure ed oggetti.

L'individuo si considera il centro delle proprie percezioni e considera queste come l'universo da cui è circondato.

Il Mandala è quindi il simbolo dell'insieme percettibile ed immaginabile, secondo la percezione degli esseri comuni.

Nel Vajrayana il mandala rappresenta la quinta essenza di tutte le cose, quindi è il supporto utile all'allievo praticante che accede, tramite la sua visualizzazione, al centro dei fenomeni.

 

Sul piano dell'assoluto il mandala ordinario dell'universo e il mandala della percezione pura non sono due cose distinte perchè l'essenza delle percezioni ordinarie è vacuità-luminosità.

Gli esseri senzienti impuri possono solo percepire le apparenze fenomeniche sotto forma di mondo ordinario. Il mandala, perciò è un mezzo abile per purificare e trasmutare tale percezione oscurata, in percezione illuminata.

Si distinguono tre modi di considerare il mandala:

  • il mandala della base -> è il mandala naturale della visione . La purezza è fondamentale in tutti i fenomeni.
  • il mandala della via -> è il mezzo per integrare la Visione della pratica meditativa del sadhana ed ha due aspetti:
    1. il mandala grafico, ossia la sua raffigurzione bi-tridimensionale che rappresenta il piano della realtà
    2. il mandala del significato che riguarda l'esperienza del meditante e comprende a sua volta il mandala esterno delle percezioni eserne, il mandala interno delle percezioni interne e il mandala segreto delle esperienze meditative che rivelano la "mente di saggezza".
      Si parla anche di mandala del corpo, della parola e della mente della deità sotto le cui parvenze si visualizza lo Yogi.
  • il mandala del Frutto o mandala risultante -> è realizzato quando si ottiene il frutto della Via, ossia l'Illuminazione perfetta di un buddha in tre corpi e cinque saggezze.

Le prime raffigurazioni pittoriche dei mandala risalgono all'vIII secolo. L'uso dei mandala si è diffuso in seguito durante l'era culturale tibetana.

Le raffigurazioni più numerose sono in forma di thanka, dipinti su tela circondati dai broccati. Un'altra raffigurazione è quella costruita con polveri di sabbia colorata che vengono eseguiti ritualmente dai monaci in occasione di una iniziazione e alla fine distrutti o meglio disciolti nelle acque di un fiume o di un lago.

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