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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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Il mistero di un luogo chiamato Golgota

Il Cristianesimo prende origine da Gesù Cristo, personaggio storico nato, vissuto e morto nell’antica Palestina situata all’incontro di tre continenti e civiltà, l’Asia, l’Africa e l’Europa. Dal tempo della sua esistenza si contano i secoli dell’età moderna. Gesù Cristo nasce a Betlemme dalla stirpe d’Israele. Secondo le testimonianze storiche, sua madre, una vergine di nome Maria, lo concepisce miracolosamente. Egli trascorre la più lunga parte della sua esistenza nel silenzio e nel lavoro quotidiano, nel piccolo villaggio di Nazaret. Ha circa 30 anni quando inizia con autorità tra i suoi conterranei una predicazione pubblica, portando a tutti ed a ciascuno questo annuncio decisivo: “Dio vi chiama a convertirvi, a credere in lui e ad entrare nel su Regno”. In Gesù, Dio si rivolge agli uomini per invitarli ad entrare in comunione con lui, e ricevere da lui la felicità alla quale aspirano. Ma come ha scritto Blaise Pascal: “O Dio esiste o Dio non esiste. Per quale di queste due ipotesi volete scommettere? Per nessuna delle due, la risposta giusta è non scommettere affatto, gli replicano. Vi sbagliate, continua Pascal. Puntare è necessario, non è affatto facoltativo. Anche voi siete incastrato”.    

 


 

Il fatto: un uomo è morto in croce. Il nome: Gesù Nazareno. Il luogo: il Golgota di Gerusalemme. La data: circa 2000 anni fa. I reperti: frammenti di croce. I testimoni a verbale: il gruppo degli evangelisti.
Tanti interrogativi irrisolti'Chi è? Chi lo ha processato' Perché è stato ucciso' Gli informatori hanno detto la verità? Il gallo ha veramente cantato' E soprattutto Cristo è esistito' Torniamo alla Gerusalemme del 33 d.C. e cerchiamo di capire cosa sia veramente successo. 


David Flusser, biblista: 'Giuda Iscariota è un personaggio realmente esistito, era uno dei 12 apostoli e ricevette del denaro, le famose 30 monete d'argento, per rivelare dove si sarebbe trovato Gesù la notte prima di Pasqua [ebraica] e consentire così che fosse condotto alla casa del Sommo sacerdote dove poi nel Sinedrio si sarebbe deciso cosa fare di lui'.

Riguardo a Giuda, si è sempre messo in risalto soprattutto il suo tradimento: «Allora Giuda, il traditore, si pentìriportò le 30 monete ai sommi sacerdoti, dicendo: 'Ho peccato perché ho tradito sangue innocente'. Ma quelli dissero: 'Che ci riguarda' Veditela tu!' Ed egli, gettate le monete d'argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi» (Matteo 27, 3-5).

Ma la complessità della sua figura è molto forte: è lo stesso Vangelo a sottolinearla nel momento in cui mostra la grandezza del suo travaglio interiore che lo spinge a togliersi la vita.
Riguardo al suicidio di Giuda, un punto controverso è quella del modo in cui si è impiccato. All'epoca l'impiccagione non avveniva attraverso una corda con il nodo scorsoio stretta intorno al collo: probabilmente Giuda si è impiccato con le proprie mani, con una 'forca', ovvero tra la biforcazione di due rami d'albero.

Vittorio Messori, scrittore, afferma: 'Se i Vangeli, come molti dicono, sono stati ampiamente manipolati, sono il risultato di un lungo lavoro di mitizzazione di una storia, magari vera ma ampliata dalla fede, beh, se i Vangeli fossero questi non ci sarebbe alcun Giuda. Giuda è una figura inquietante ed estremamente scomoda per il credente'. Infatti come Albert Vanhoys del Pontificio Istituto Biblico sottolinea: 'Dal punto di vista della Chiesa primitiva si tratta di una situazione scandalosa immaginare che un apostolo scelto da Gesù fosse diventato un traditore; questo infatti sembra andare contro la perspicacia di Gesù stesso!'. 

Ma proprio su tale questione è intervenuta a destabilizzare l'interpretazione tradizionale la recente scoperta e pubblicazione del cosiddetto Vangelo di Giuda. E' uno scritto (su papiro) databile intorno al 280 d. C., la cui scoperta risale agli anni Settanta del secolo scorso. Ha subito una romanzesca serie passaggi di proprietà e trasferimenti. E' stato reso noto al grande pubblico, nel 2006, da un documentario del National Geographic. Ma qual è in sintesi il carattere dirompente del Vangelo di Giuda' E' lui l'apostolo preferito (e forse messo a parte del suo destino) prescelto da Gesù stesso perché, con l'atto del tradimento, il suo sacrificio terreno si compia.
 
Qual è la verità sull'esistenza di Ponzio Pilato'
Nel 1967 in un edificio romano di Cesarea marittima degli archeologi hanno portato alla luce una lapide con un'iscrizione latina sulla quale si possono leggere chiaramente le parole TIBERIUM e PILATUS. Da ciò si può dedurre quindi che Pilato è realmente esistito ed è stato governatore proprio sotto l'impero di Tiberio. Ma è stato veramente lui a volere la morte di Gesù, oppure sono stati i sacerdoti Anna e Caifa'

Secondo il biblista David Flusser: 'L'unico ad avere veramente interesse alla morte di Cristo era il Sommo sacerdote, perché nel tempio Gesù non aveva parlato contro i farisei, né contro gli stessi membri del Sinedrio, ma contro il Sommo sacerdote che era un sadduceo. Dunque il Sinedrio voleva salvare Gesù perché questi era un ebreo, un buon ebreo, un rabbi. Io la penso in modo diverso rispetto a molti ebrei: non sono disposto a pensare a Pilato come alla persona che aveva molto interesse a eliminare Gesù. Pilato era senz'altro un uomo crudele ma era anche un debole e volle compiere la volontà del Sommo sacerdote, infatti si occupava dei rapporti tra Roma e il Sinedrio, perché questo, e quindi il Sommo sacerdote, rappresentava il popolo ebraico di fronte ai Romani'.

Un altro interrogativo è se Gesù sia stato veramente processato. Secondo il giurista Hain Cohen: 'L'assemblea del Sinedrio, tenutasi nella notte prima del processo di fronte a Ponzio Pilato, non fu affatto un processo. Nessun tribunale ebraico avrebbe tenuto un processo di notte, e nessun tribunale ebraico avrebbe tenuto un processo nella notte precedente alla Pasqua'.

Il gallo
«Gesù a Pietro: 'In verità ti dico: proprio tu oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte mi rinnegherai tre volte'. Ma egli con grande insistenza diceva: 'Se anche dovessi morire con te, non tirinnegherò?. Lo stesso dicevano anche tutti gli altri». (Marco 14, 26-32)

Uno degli episodi salienti riguardo le ultime ore di vita di Gesù, è il canto del gallo, considerato da molti studiosi come la prova certa dell'inattendibilità dei Vangeli, in quanto i galli non sarebbero neppure potuti vivere entro le mura di Gerusalemme perché considerati impuri. Alberto Vanhoys però non è d'accordo in quanto in realtà 'nella Bibbia il gallo non è considerato un animale impuro, e inoltre era comune avere animali domestici per il cibo nelle case, e d'altra parte il gallo poteva anche essere un po' lontano e non essere in città?.

A questo proposito è stato dimostrato che i galli non vivevano all'interno delle mura della città ma all'esterno e nonostante ciò il loro canto si poteva ascoltare benissimo anche nei pressi del tempio.

La flagellazione e la crocefissione
Secondo Pierluigi Baima Bollone, professore ordinario di Medicina legale, 'I cittadini erano puniti con dei fasci, mentre le persone libere con dei nervi di bue, infine gli schiavi con dei flagelli i quali erano costituiti da un manico con delle corregge alle estremità dei quali c'erano dei piccoli pesi di metallo, oppure ossicini di animali. Era un pratica molto violenta, Cicerone ci ricorda che Verre aveva ucciso molte persone con questo sistema; Filone ci ricorda che il procuratore Floro uccise un certo numero di Ebrei ad Alessandria proprio con dei flagelli; infine Flavio Giuseppe ricorda di aver fatto punire un proprio avversario politico con questo mezzo, e la violenza dei colpi fu tale che vennero esposti i visceri; ancora qualche anno più tardi, siamo nel 62 d.C., venne punito un rabbino ribelle e i colpi furono così violenti che vennero esposte le ossa'.

Nathan Ben Hurin, diplomatico: 'Barabba secondo molte fonti, era un leader rivoluzionario e non un ladro, e quello che i Vangeli riportano come reazione della massa alla domanda di Pilato riguardo la scelta di liberare uno dei due, è che la scelta ricade su di lui proprio perché per la gente presente era un patriota, un leader dell'insurrezione'. Probabilmente Barabba è esistito davvero e come dicono i Vangeli, venne liberato, e al suo posto venne crocefisso Gesù perché questo era ciò che voleva il Sommo sacerdote.

«Insieme con lui furono crocifissi i due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo steso modo». (Matteo 27, 38)
«Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sua sinistra e anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano». (Marco 15, 27) «Vennero condotti con lui anche due malfattori per essere giustiziati. Quando giunsero al luogo detto Cranio, crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra». (Luca 23, 32)
«Lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra e Gesù nel mezzo». (Giovanni 18,18)

Gli uomini crocifissi quindi, secondo la tradizione, si sarebbero parlati e questo dialogo sulla croce è stato considerato per moltissimo tempo una delle prove dell'inattendibilità storica della narrazione dei quattro Vangeli: come potevano parlare i crocifissi, infatti, se la posizione dei loro arti incideva direttamente sul diaframma delle corde vocali'
Molti studiosi però hanno cercato di dimostrare che era possibile che i ladroni e Gesù avessero parlato in quanto i ladroni non era inchiodati alla croce, ma legati ad essa, e Gesù che certamente era inchiodato ai piedi, forse aveva un appoggio sul quale riposarsi: in questo caso, dunque, poteva fare un breve discorso così come riportano Vangeli.

«Al di sopra del suo capo posero la motivazione scritta della sua condanna: 'Questi è Gesù, il re dei giudei' [INRI]» (Matteo 27, 37)

Nella Cappella delle reliquie, nella Basilica della Santa Croce in Gerusalemme, a Roma, sono conservati quello che si suppone essere parte del legno della croce, il titolo che riporta la parola 'nazarenus?, scritto in ebraico, latino e greco e leggibile sia da destra che da sinistra, trovato da sant'Elena nel suo viaggio a Gerusalemme, e diviso poi tra Gerusalemme e Roma, e infine le spine della croce e un chiodo della croce. Queste reliquie vengono considerate come prova dell'attendibilità dei Vangeli.
Inoltre, durante degli scavi a Pompei, è stata ritrovata un'iscrizione considerata molto interessante dagli storici: si tratta di un quadrato magico, composto da lettere che si possono leggere da destra a sinistra, da sinistra a destra e dall'alto in basso e dal basso in alto, e che in realtà è una copertura progettata dagli schiavi cristiani per proteggersi dai padroni romani. La giusta composizione delle lettere, infatti, riporta scritta una croce cristiana costituita dalla parola PATERNOSTER, e affiancata dalle lettere indicanti l'alfa e l'omega. Il fatto che una croce cristiana sia stata trovata a Pompei testimonia l'esistenza di un gruppo di professione cristiana prima del 68 d.C., si tratta quindi di un'altra testimonianza del fatto che quel giorno di Pasqua Gesù fu veramente crocefisso sul Golgota.

La morte di Cristo
«Venuto mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre di pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: 'Eloi, Eloi, lema sabactani'?, che significa 'Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato'? Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: 'Ecco chiama, Elia!' Uno corre a inzuppare di aceto una spugna e postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: 'Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce'. Ma Gesù, dando un forte grido, spirò». (Marco 15, 33-37)

Si è pensato che una posizione come quella del crocefisso a poco a poco rendesse impossibile la respirazione, ma attraverso degli esperimenti si è visto che la trazione agli arti superiori blocca a poco a poco il torace rendendolo inestensibile, mentre il peso dei visceri spinge verso il basso il diaframma, causando così una morte asfittica che prende il nome di asfissia traumatica. Un'altra ragione potrebbe essere che il sangue a poco a poco in quella posizione si accumula nella parte inferiore del corpo: si tratta di un collasso ortostatico, che assommato al danno dell'asfissia provocherebbe una morte in un certo numero di ore.

Nel 1947 vennero ritrovati dei rotoli antichissimi attribuiti alla biblioteca del monastero degli Esseni di Qumran, materiale accumulato e nascosto nelle grotte prima dell'assedio di Gerusalemme e quindi intorno al 68 d.C.

Il ritrovamento fu opera di un giovane pastore  Muhammad ed Di'ib (= il Lupo), che gettò per caso un sasso nell'apertura di una roccia, e ne udì risuonare il rumore di cocci infranti; ritornato sul posto il giorno dopo, spinto dalla curiosità, si introdusse nella grotta e trovò all'interno diverse giare, una delle quali conteneva dei rotoli di cuoio manoscritto. I rotoli,non furono consegnati alle autorità, ma vennero venduti  ad un antiquario di Betlemme, Khalil Iskandar Shahin. L'antiquario ne vendette una parte al metropolita Athanasius Yeshua Samuel del monastero siro di S. Marco di Gerusalemme, e una parte al prof. Eleazar Sukenik dell'Università Ebraica di Gerusalemme.

Nel 1955 fu setacciata la grotta 7 dove non vennero trovati grandi rotoli di pergamena in aramaico o ebraico ma solo 18 miseri frammenti di papiro, il più grande di questi fu indicato con la sigla 7Q5, un frammento di color castano chiaro scritto solo su un verso con inchiostro nero, dell'altezza massima di 3, 9 cm, larga 2,7 e scritto su 5 righe in greco; sono rimaste: sulla prima una sola lettera, quattro sulla seconda, sei sulla terza e quattro sulla quarta e sulla quinta.
Ê
UTÔ Ê
Ê KAITI
NNÊS
THÊSA

Un totale di 20 lettere di cui 9 incerte e sono proprio queste lettere a catturare l'attenzione di Padre O'Callaghan, che dopo anni di ricerche sulla rivista 'Biblica', nel '72 rende nota la sua straordinaria scoperta. Ha prima stabilito quale fosse l'ampiezza delle righe e poi ha diviso tutto in quadretti in modo che ogni lettera occupasse solo un quadretto.

Per il Padre il gruppo di lettre più interessante è quello della quarta riga NNÊS, poiché secondo lui questo gruppo fa parte della parola GENEZARET, uno dei nomi del lago di Tiberiade. O'Callaghan è così andato a cercare nel Nuovo Testamento per vedere dove compare la parola e ha stabilito che il contesto migliore, che può adattarsi in questa griglia paleografica, è il cap. 6 di Marco, versetti 52 e 53: 'si stupivano riguardo ai pani essendo il loro cuore indurito compiuta la traversata approdarono a Genezaret e accorrendo'?

Questa scoperta ha del rivoluzionario: in pratica il tempo intercoso tra la morte di Gesù e la stesura di almeno un primo Vangelo nel testo definitivo che noi ora conosciamo è stato molto più breve di quanto si pensasse in precedenza, e ciò dimostrerebbe almeno due cose:
1) La redazione definitiva dei Vangeli non è stata preceduta da un lungo periodo di tradizione orale e dunque
2) il racconto della passione di Cristo già circolava nella Palestina prima della distruzione del Tempio quando molti testimoni dei fatti erano ancora in vita e quindi avrebbero potuto smentire l'intera narrazione e denunciarla come frutto di fantasia.

Dopo le rivelazioni di Padre O'Callaghan il mondo dei biblisti è esploso in un fiume di polemiche fino al 1986 quando Carsten Peter Thiede ha pubblicato in tedesco un'opera frutto di molti anni di studio Il più antico manoscritto dei Vangeli, nella quale giunge alla conclusione, basandosi sulle regole del lavoro paleografico e della critica testuale, che certamente il frammento 7Q5 corrisponde a Marco 6, 52, 53: il suo Vangelo dunque sarebbe stato scritto intorno al 50 d.C..

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntate/il-caso-cristo/14/default.aspx

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