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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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Il tunnel borbonico di Napoli

ImageTunnel Borbonico 
 E’ ritornato alla “luce” il Tunnel Borbonico, per lunghissimi anni abbandonato, grazie all’impegno del dr. Gianluca Minin e del dr. Enzo De Luzio: un altro gioiello sotterraneo che contribuisce a rendere ancor più preziosa la città. Fu realizzato per volere di Ferdinando II di Borbone con decreto 19 febbraio 1853, che incaricava l’architetto Errico Alvinodi progettare un viadotto sotto il suolo. Il percorso doveva congiungere il Palazzo Reale con piazza Vittoria, passando per Monte Echia al fine di creare una strada rapida per l’esercito borbonico in difesa della Reggia. Lo scavo partì dalla montagna in via Pace, oggi via Domenico Morelli, l’attuale accesso al tunnel, diramandosi in due gallerie parallele per circa 84 m, fino a giungere alle Cave Carafe. Da qui si continuò con un’unica galleria. Gli scavi interrotti nel 1855 prima di realizzare seconda uscita, per motivi politici, furono terminati solo nel 1939, quando la cava fu riutilizzata come ricovero bellico. Il Tunnel fu fatto costruire, nel 1853, da Ferdinando II di Borbone che, preoccupato dai focolai di rivolta, fece realizzare una via di fuga dal Palazzo Reale alla caserma di Via della Pace. L’opera non fu completata e, durante la seconda guerra mondiale, fu utilizzata dai residenti di Monte di Dio come ricovero bellico, per poi diventare il Deposito Giudiziale Comunale. 

La guerra ha lasciato il suo segno anche nel sottosuolo. Ci sono le scritte, le brande, i messaggi di speranza e di disperazione di chi quel periodo l’ha vissuto e ne mantiene ancora viva la memoria. Lungo il percorso le testimonianze, 530 metri in cui i visitatori possono scoprire storia di vita reale. Si procede per le vie, per nulla anguste, fino all’incrocio con la rete di cunicoli e cisterne dell’acquedotto seicentesco, vere e proprie cattedrali, dove lavoravano i “pozzari”, gli unici conoscitori del sottosuolo di Napoli.
La necessità di approviggionamento idrico insieme a quella di sopperire alla mancanza di materiale da costruzione, hanno determinato, fin dall’epoca greca, la realizzazione di una serie di grandi cisterne oggi visitabili in questa parte di Napoli sotterranea. La progressiva e rapida espansione della città portò in breve alla realizzazione di un vero e proprio acquedotto che permetteva di raccogliere e distribuire acqua potabile grazie ad una serie di cisterne collegate ad una fitta rete di cunicoli e che venne abbandonato solo nel 1885 dopo una tremenda epidemia di colera.
Con l'avvento degli Angioini, nel 1266, la città conobbe una grande espansione urbanistica con la conseguente estrazione del tufo dal sottosuolo per costruire nuovi edifici pratica che si intesificò tra la fine del 1500 e per tutto il 1600 in seguito ad alcuni editti che proibivano di introdurre materiali da costruzione in città.
Durante la Seconda Guerra Mondiale furono allestiti in tutta Napoli 369 ricoveri in grotta e 247 ricoveri anticrollo. Ma è soltanto dalla fine degli anni ’80 che questa parte sottuosuolo napoletano viene liberato dalle macerie della guerra e recuperato alla fruizione pubblica. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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