Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.
Mosaico di Marte dalla Argyre Planitia fino alla Thaumasia Fossae, basato sulle immagini del Viking Orbiter 1. Credit: NASA/JPL/Daniel Machacek
Il 24 Luglio 1976, l'orbiter Viking 1, dopo aver spedito l'omonimo lander sulla superficie di Marte, stava fotografando in dettaglio il pianeta, visto dallo spazio. L'enorme quantità di dati riportata era però fin troppo complessa e sparsa da rimontare in mosaici molto elaborati, così, furono composti solo alcuni, e moltissimi dati rimasero sepolti. Fino ad ora! Grazie alla straordinaria potenza degli attuali computer e grazie ad una nuova generazione di programmi informatici, molti scienziati, ricercatori e programmatori professionisti e amatoriali, di tutto il mondo, hanno cominciato a ripescare dati delle vecchie sonde, per rielaborarli e rimontarli con la potenza dell'attuale informatica. Il risultato è a dir poco straordinario! Questo che vedete sopra è solo uno degli esempi. Si tratta di un panorama che copre diverse migliaia di km a sud-est della famosa regione Tharsis (quella dove dormono i grandi vulcani come Olympus Mons). Inizia con il gigantesco bacino Argyro Planitia, che con il suo diametro di oltre mille km è secondo solo al bacino Hellas Planitia, fino ad arrivare alla misteriosa regione, un tempo tettonicamente attiva, chiamata Fossae Thaumasia.
L'immagine sopra pesa ben 21MB ma vale ogni singolo bit! I dati sono vecchi ma il modo in cui rendono i dettagli della sua superficie lasciano davvero senza fiato! Questa grandissima opera è stata completata da Daniel Machacek, che ha usato 36 diverse immagini dell'orbiter Viking 1 (tra il frame 034A11 ed il frame 034A46), visti attraverso due filtri: viola e rosso. Un filtro verde è stato creato in maniera sintetica a partire da questi due filtri, e questo ha permesso di usarli tutti e tre per creare questa vista a colori.
Informazioni circa le altitudini ed i nomi delle varie strutture visibili nel panorama. Credit: NASA/JPL/Daniel Machacek
"Recentemente mi è stato chiesto se potevo montare una bella immagine del vulcano Pavonis Mons . Quando guardavo le vecchie foto dall'orbiter Viking mi sono imbattuto in alcune foto di questa montagna, ma non non ero soddisfatto. Infine, il mio occhio è caduto su immagini di zone completamente diverse, non tanto conosciuti, ma molto interessante." spiega Daniel Machacek sul suo blog.
Il mosaico copre un'area molto grande dove sono visibili anche i crateri Lohse, Helmholtz, Wirtz e Galle, prima ancora di arrivare all'Argyro Planitia. E si vedono anche le faglie tettoniche della Claritas Fossa, vicino alla Thaumasia Fossae.
Ma sicuramente la Argyro Planitia è la struttura più spettacolare visibili qui. Il suo nome viene dal nome di una mitologica isola greca fatta di Argento (argyros sta per argento in greco). Si tratta di un bacino largo oltre 1.700 km che si è formato circa 3.9 miliardi di anni fa, durante il periodo del intenso bombardamento tardivo, che ha visto colpiti da grandi asteroidi tutti i pianeti del sistema solare interno.
All'interno del bacino si possono però trovare anche vari segni delle epoche successive e così si trovano segni di laghi, di movimenti geologici e di successivi impatti molto più recenti. Ci sono anche segni di inondazioni dell'Amazoniano.
Il bacino originale è sepolto da materiale stratificato, friabile e non ci sono anelli interni visibili. Tuttavia i massicci isolati presenti al suo interno potrebbero essere i resti di un passato anello interno.
Daniel Machacek mostra anche come la topografia di questa zona sia estremamente variabile, e per esempio c'è un piccolo cratere chiamato Hooke, dove si scende fino a -5250 metri.
Il punto più alto invece è in cima alla montagna Hiesengerem, dove si arriva a ben 6130 metri. Quindi se prendiamo le pianure Argyro nel loro insieme, tra il punto più basso e quello più alto abbiamo una differenza di circa 11.380 metri!
Questo mosaico 3D visibile sopra si basa su altre 4 immagini (022A94-022A97) prese circa 12 giorni prima delle precedenti, da un punto di vista leggermente diverso. Questo ha permesso di creare immagini stereoscopiche. Le condizioni di luce tra le due foto erano un po' diverse, e quindi i colori non sono completamente identici e questo, spiega Machacek, può dare un po' fastidio a vedere l'immagine, ma resta comunque inconfondibile la caratteristica topografia della zona.
http://my-favourite-universe.blogspot.it/2012/05/stribrna-planina.html