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La conseguenza dell'esplosione di un asteroide entrato nell'atmosfera terrestre nel 1908 La teoria di un accademico russo e l'ipotesi della caduta di un Ufo: una teoria che ancora oggi, a distanza di anni, crea ancora un suo fascino e una certa familiarità con quanto accade nel mondo per via di un clima sempre più estremo. Certamente gli eventi più significativi li abbiamo quest' anno 2013 in particolare, piuttosto lontanucci dall' evento in questione. Assistiamo a quello che potremmo definire un effetto domino, su scala mondiale, quindi non ci saremmo mai potuti aspettare un radicale cambiamento climatico, ma lento e inesorabile.
Il 30 giugno del 1908 alle ore 7,17 (ora locale) precipitò al suolo nel distretto di Evenkia, situato nella Siberia centrale (a nord ovest del lago Baikal e a 5.700 km da Mosca) un meteorite: il meteorite Tungus che provocò la distruzione di 60 milioni di alberi su circa 20mila ettari di taiga (la foresta siberiana). Prima della sua caduta al suolo fu udita dalle popolazioni locali una esplosione spaventosa, come di una bomba termonucleare. Nelle successive 5 ore che seguirono questo tremendo boato, l'osservatorio di Irkutsk, in Siberia, registrò forti variazioni del campo magnetico terrestre.
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Ebbene quell'evento, secondo uno scienziato russo: Vladimir Shaidurov, membro dell'Accademia russa delle scienze ed esperto di modellistica numerica, è all'origine del cambiamento climatico che successivamente si è generato e che comincia appunto nel 1908 e non dalla metà del 1800, e che prosegue fino ai giorni nostri. L'annuncio di questa nuova, ed inaspettata, teoria del riscaldamento climatico globale attuale è stato fatto dallo stesso prof. Shaidurov, in un seminario tenuto all'Università di Leicester in Gran Bretagna, teoria che intende ora pubblicare in un articolo da inviare alla rivista «Science».
In pratica il prof. Shaidurof afferma che non è vero quello che i climatologi hanno accertato sul riscaldamento climatico attuale. L'aumento dei gas di serra nell'atmosfera a causa delle aumentate emissioni provenienti dalle attività umane (ed in particolare dal crescente uso dei combustibili fossili) non sono affatto responsabili dei cambiamenti climatici attuali. Il responsabile è stato un evento del tutto naturale: la polvere e i minutissimi aghetti di ghiaccio provenienti dall'asteroide o dalla cometa che ha impattato con l'alta atmosfera e da cui si è poi separato un pezzo e precipitato al suolo, e cioè il meteorite Tungus.
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Questo asteroide, ha avuto un impatto molto violento e con potenza dissipata pari a quella di 15 bombe atomiche da un megaton. A seguito dell'impatto con l'alta atmosfera sono state rilasciate enormi quantità di polveri che, proprio perché rilasciate a notevoli altezze, hanno via via invaso e contaminato tutta l'atmosfera terrestre ad alta quota, dove la radiazione solare è stata riflessa e diffusa verso lo spazio. Ne è seguito, di conseguenza un raffreddamento della mesosfera e della stratosfera che a sua volta ha causato una controreazione in termini di aumento della temperatura della bassa atmosfera ed in particolare della troposfera.
L'aumento della temperatura della troposfera è stato, tra l'altro, amplificato dal concomitante aumento del vapor d'acqua che si è condensato, sotto forma di minutissimi aghetti di ghiaccio, attorno alle polveri di disintegrazione dell'asteroide e, come noto, il vapor d'acqua è un potente gas di serra. Basta, infatti un aumento dell'1% della concentrazione del vapor d'acqua per causare un aumento della temperatura terrestre di ben 4°C, secondo i calcoli del prof. Shaidurov.
L'originale teoria del prof. Shaidurov sarà ora da analizzare e da approfondire in dettaglio, non dimenticando di tener conto anche di altre ipotesi diverse da quelle del meteorite sganciato da un asteroide o da una cometa. Infatti, il 29 luglio del 2004, come riferisce il quotidiano la Pravda, era stata organizzata, sotto la guida dell'ufologo: Yuri Labvin, una spedizione scientifica, nella taiga siberiana dove è avvenuto l'impatto del «presunto» meteorite, per dimostrare che a causare le variazioni magnetiche registrate dall'osservatorio di Irkutsk non era, in realtà, un meteorite ma un Ufo. Anche se non si hanno ancora notizie dell'esito di quella spedizione, l'ipotesi Ufo, come causa dei cambiamenti climatici non si può a priori scartare. Tutte le testimonianze raccolte nei decenni successivi indicarono che la causa dell'esplosione era stata la caduta di un corpo celeste, con un diametro fra i 50 e i 100 metri e dotato di una velocità di alcune decine di chilometri al secondo rispetto al nostro pianeta. Ma c'erano delle evidenti stranezze. Come mai sul terreno non si trovava un grosso cratere, simile al Meteor Crater dell'Arizona, formato circa 50.000 anni fa da un proiettile celeste di dimensioni analoghe? E come mai non fu possibile rintracciare meteoriti, neppure in piccoli frammenti, nonostante le molte accurate ricerche? Fino a pochi anni fa, il corpo celeste all'origine dell'esplosione di Tunguska sembrava essere svanito nel nulla. Solo di recente sono stati analizzati in laboratorio campioni estratti dalla resina degli alberi sopravvissuti alla catastrofe, raccolti da una spedizione di fisici dell'Università di Bologna, su suggerimento del professor M. Galli. Questo esame ha mostrato che molte particelle microscopiche incorporate nella resina risalente all'anno 1908 hanno una probabile origine extraterrestre.A partire dagli anni Settanta il dibattito si è incentrato piuttosto sull'alternativa cometa-asteroide: soprattutto fra i ricercatori russi, veniva preferita l'ipotesi di una mini-cometa, che si riteneva potesse essere friabile e ricca di composti volatili, a differenza degli asteroidi rocciosi e metallici, come quello che aveva formato il Meteor Crater e quelli da cui provengono le meteoriti.
Oggi gli astronomi ne sanno molto di più rispetto a qualche decennio fa sul ruolo degli impatti extraterrestri nella storia del nostro pianeta. L'esplorazione della Luna e di molti altri pianeti e satelliti naturali ha mostrato che l'urto con corpi interplanetari vaganti, e la conseguente formazione di grandi crateri, è un evento relativamente comune nel sistema solare. Diciotto anni fa una nuova scoperta ha indicato che sulla Terra i maggiori tra questi impatti hanno probabilmente causato vere e proprie catastrofi climatiche ed ecologiche, come quella che 65 milioni di anni fa provocò l'estinzione in massa dei dinosauri e di circa i due terzi delle altre specie viventi. L'indizio decisivo era poco evidente ma convincente per gli scienziati: nel sottile strato di argilla che su tutta la Terra segna il confine temporale fra l'epoca dei dinosauri (il Cretaceo) e quella successiva (il Terziario) si trovava una quantità anomala di iridio, elemento chimico raro nella crosta terrestre ma relativamente abbondante nelle meteoriti. All'inizio degli anni 90 la scoperta dell'enorme cratere di Chicxulub (circa 200 chilometri di diametro), sepolto sotto un chilometro di sedimenti fra lo Yucatan e il Golfo del Messico e di età pari proprio a 65 milioni di anni, ha fornito un argomento decisivo a favore del rapporto di causa ed effetto tra i grandi impatti e le catastrofi climatiche ed ecologiche nella storia della Terra.
Se l'iridio era stato la chiave per decifrare l'estinzione dei dinosauri, molti ricercatori pensarono che forse esso poteva risolvere anche l'enigma di Tunguska. Negli ultimi dieci anni, quindi, in molti laboratori sono state realizzate analisi chimiche, sia di particelle raccolte sul luogo dell'esplosione, sia degli strati di ghiaccio polare formatisi intorno all'anno 1908. Risultati? Ancora una volta, stranezze e contraddizioni. Alcuni ricercatori hanno rilevato un eccesso di iridio (e di altri elementi rari) in particelle di torba raccolte nelle paludi della Tunguska; altri non hanno rilevato alcuna anomalia significativa. I dati sui ghiacci antartici hanno mostrato discrepanze di un fattore 20 fra le diverse misure. Ed è recente la pubblicazione di un lavoro di un gruppo di scienziati danesi che ha analizzato i ghiacci della Groenlandia: qui non è stata trovata alcuna traccia di un'abbondanza anomala di iridio corrispondente all'anno 1908.
Come si spiegano queste contraddizioni? Nell'estate del 1996 il problema è stato a lungo dibattuto in un workshop tra un centinaio di studiosi sia russi che occidentali, organizzato dall'Università di Bologna, ma le opinioni sono ancora discordi. Una possibilità è che il materiale extraterrestre ricco di iridio non si sia diffuso su tutta la Terra, ma sia ricaduto solo nella zona dell'esplosione. Questa spiegazione però è in contrasto con l'alta quota dedotta per l'esplosione stessa, e con gli effetti atmosferici (per esempio i tramonti dai colori inusuali) che furono registrati nel 1908 anche in zone molto lontane. Più plausibile è forse l'idea che il proiettile di Tunguska fosse un corpo celeste particolare: un frammento di cometa formato quasi integralmente da ghiacci, oppure un grosso meteorite proveniente dalla crosta di un asteroide dotato di un nucleo metallico, in cui si sarebbe concentrato quasi tutto l'iridio. Dopo tutto, sul nostro pianeta vi sono parecchi grandi crateri da impatto in corrispondenza dei quali non è stata trovata alcuna abbondanza anomala di iridio.
Quanto sono frequenti gli eventi come quelli di Tunguska? Le stime sia osservative sia teoriche presentate a Bologna da Eugene Shoemaker (purtroppo scomparso l'anno scorso) e da uno degli scriventi (P. F.) concordano entro un fattore tre. In media un impatto di questo tipo si verifica ogni 100-300 anni. Va sottolineato però che si tratta solo di una media: niente impedisce che gli impatti avvengano anche a intervalli più brevi (o più lunghi). Gli effetti dipendono naturalmente da dove si verifica la collisione: se essa avvenisse sul cinque per cento della superficie terrestre dove la densità di popolazione è relativamente elevata, o anche in una zona marina ma vicina alle coste (su cui arriverebbe un violento maremoto, o tsunami) le vittime potrebbero essere numerose. E almeno per ora, data la debole luminosità dei corpi interplanetari di questo tipo quando non sono molto vicini alla Terra, sarebbe molto improbabile che il "proiettile" fosse scoperto in anticipo, in modo da poter prevedere l'impatto ed evacuare la zona in pericolo. Non è forse una continua coincidenza che si vedano proprio in quest' anno, scie di bolidi, meteore che creano un boom sonico e nel caso russo, una pioggia di piccoli corpi spaziali?