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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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L'Fbi chiude Megaupload:quattro gli arrestati compreso il fondatore.

http://www.corriereinformazione.it/images/stories/Anonymous-Guy-Fawkes.pngMegaupload, il sito di condivisione dei file più grande del mondo, uno dei più popolari di tutta la rete e da cui migliaia di utenti scaricavano fino ad oggi film e software piratati, è stato spento dall'Fbi. Quattro gli arrestati mentre sette persone sono state incriminate per violazione delle leggi sul copyright e associazione a delinquere. Secondo l'Fbi, Megaupload.com ha generato 175 milioni di dollari di profitti illeciti. Il fondatore del sito, Kim Dotcom, 37 anni residente ad Hong-Kong, è tra i quattro arrestati. Megaupload, ha causato "oltre mezzo miliardo di danni" ai titolari dei diritti.

 

Megaupload, che ha circa 150 milioni di utenti registrati, non è un sito di file sharing peer-to-peer (tipo il vecchio Napster, oppure Kazaa ed eMule), ma un software che consente agli utilizzatori di scaricare file troppo grandi per essere inviati via e-mail, come film, giochi, serial tv, mentre i profitti di Megaupload derivano dall’eventuale scelta , da parte dei clienti, di utilizzare connessioni superveloci per il download rapido. Tutte cose in sè e per sè perfettamente legali. Ma la Motion Picture Association of America, l’associazione dei produttori cinematografici Usa, ritiene che il principale uso di Megaupload sia l’invio di contenuti protetti da copyright (soprattutto film), una tesi alla quale la giustizia americana, con la sua azione di giovedì, sembra dare credito.

 

 Come scrive il Corriere.it, Megaupload ha altre due particolarità. Prima di tutto gode di un certo appoggio da parte di alcune celebrità della musica e del cinema (che teoricamente dovrebbero figurare tra i soggetti danneggiati dalla sua esistenza) come Kim Kardashian e Alicia Keys. E poi il suo fondatore è una specie di primula rossa del web, un hacker tedesco che ha almeno tre o quattro nomi e, secondo Wikipedia, ha già avuto in passato guai con la giustizia, anche per reati ben poco romantici tipo truffa con le carte di credito e insider trading. Subito prima della sua chiusura da parte delle autorità federali, Megaupload ha pubblicato sul sito una nota sostenendo che le accuse di pirateria a suo carico sono «grottescamente esagerate». «Il fatto è – continua la nota – che la grande maggioranza del nostro traffico è legittimo e noi non ci faremo togliere di mezzo. Se l’industria di contenuti vuole trarre vantaggio dalla nostra popolarità, saremo felici di intavolare un dialogo. Abbiamo alcune buone idee in proposito. Per favore prendete contatto con noi». L’invito, per ora, non sembra essere stato accolto.

 

 Megaupload e soprattutto lo streaming su Megavideo, spenti ieri dall’Fbi, erano diventati un fenomeno di costume molto più ampio della cerchia degli smanettoni assidui (secondo la Fimi coinvolgeva circa 1,7 milioni di italiani). Una sorta di Facebook del download, facilissimo e immediato. Un supermercato dell’illegale da cui transitava di tutto. Anche roba perfettamente lecita: lo strumento era utile e anche qui al giornale ci è capitato di ricevere materiale (servizi video e fotografici) caricato su Megaupload da qualche collaboratore.

Ma al di là di questo è ovvio che la prevalenza del materiale piratato sui Mega-server era enorme. E il business che vi ruotava intorno era altrettanto immenso. Non solo quello diretto, ma persino quello indiretto: su Internet c’era chi vendeva Codici Premium illegali (l’illegalità della pirateria, una sorta di pirateria al cubo) e su iPhone/iPad c’erano App che (a pagamento) promettevano la visione di film su Megavideo, di per sé non consultabile dai dispositivi senza Flash Player come quelli di Apple. Per tacer di chi lucrava con i banner di siti che indicizzavano gli upload su Megavideo (in Italia siamo ben forniti, nel settore).

http://static2.blog.corriereobjects.it/malditech/wp-content/blogs.dir/15/files/2012/01/glamour.jpg?v=1327057928Insomma un business immenso. Al vertice della piramide c’è (ci sarebbe, visto che lui ufficialmente ha sempre smentito) il 37enne tedesco Kim Schmitz aka Kim Dotcom aka Kimble. Fisico oversize, mente brillante, parecchi peli sullo stomaco. Esordi da hacker e proseguimento di carriera da conman, da imbroglione. Ma dell’era digitale. Un paio di condanne passate in giudicato. Una per essere penetrato nella rete di un network privato e aver commerciato con schede telefoniche rubate. L’altra per insider trading, 20 mesi. Si era messo in tasca 1.5 milioni di dollari con il rialzo pilotato delle azioni di Letsbuyit.com.
Poi la nascita nel 2005 della galassia di siti Megaworld. E l’accumulo di una fortuna da strabuzzare gli occhi: le autorità americane hanno bloccato a Schmitz, alle sue aziende e a suoi associati beni e capitali per circa 175 milioni di dollari in tutto il mondo. Una sorta di caverna dei Quaranta Ladroni in cui i G-Men hanno trovato una collezione di auto da fare invidia a un museo delle quattro e due ruote: una Rolls-Royce Phantom, una Maserati GranCabrio, una Lamborghini, due Cadillac d’epoca (’57 e ’59), 2 Mini e ben 16 Mercedes, oltre ad Harley Davidson, altre moto e moto d’acqua (anche se verità, da geek la cosa che gli invidio di più sono i 3 Lcd Samsung da 82 pollici e i due 108 pollici Sharp). La passione di Kim per i motori d’altronde era più che nota: il suo nome figura infatti tra i partecipanti e pure tra i vincitori (edizione 2001) della celebre Gumball 3000, il “rally” su strade aperte al traffico a cui partecipano diverse celebrities.

 

http://www.cbc.ca/photos/galleries/1732/1732_27979_web_4column.jpgGli Anonymous è un gruppo di attivisti mondiali che discutono delle problematiche attuali e cercano attraverso internet di oscurare siti istituzionali per diversi motivi, ma anche siti di aziende per la protezione dei siti web perché la maggior parte di queste aziende vengono pagate molto per poi avere una protezione scarsissima,ne è prova i diversi attacchi da parte di Anonymous portati a buon fine. Ricordo che gli Anonymous al contrario di quanto affermano i media non sono pirati informatici o hacker di chissà quale dote (anche se alcuni hanno conoscenze informatiche molto elevate), ma sono semplici persone che si siedono davanti il loro pc e discutono di problematiche di attualità attraverso canali di chat irc pubblici accessibili da chiunque. Ricordo inoltre che la maggior parte degli attacchi non sono dannosi per i server infatti l'admin del sito dopo l'attacco può ripristinarlo normalmente.

 

La risposta alla chiusura di Megaupload è stata una spettacolare campagna di attacchi da parte degli Anonymous. Sì, un’azione di polizia “planetaria” come quella messa in campo dall’Fbi fa impressione e un po’ paura. E la legislazione sul diritto d’autore nell’era del digitale continua a essere inadeguata ai tempi e spesso miope (così come i giri di vite alla Sopa/Pipa)

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T
<br /> Chiudere youtube?Speriamo di no!Tanto sono sicuro che adesso dalle macerie di megavideo nasceranno altri siti che andranno a rimpiazzare questi due offuscati.<br /> <br /> <br /> Finira' come linkstreaming,vi ricordate?Nata100?<br />
Rispondi
I
<br /> <br /> se leggi anche l'articolo SOPA,ti renderai conto che l'inizio deve ancora esserci....le 2 grandi dello streaming,hanno chiuso per illeciti,non per le normative nuove...<br /> <br /> <br /> <br />
E
<br /> Io personalmente non sono d'accordo con la chiusura di questi siti. Perchè arriveranno anche a chiudere youtube! Va bene eliminare i film messi su megavideo, ma ci sono anche un sacco di telefilm<br /> che in Italia o non vengono proprio trasmessi, o sono solo su Sky o su canali a pagamento. A sto punto, vogliono togliere tutto lo svago possibile sul web. Spero che lo sciopero del 23 gennaio<br /> serva a qualcosa!<br />
Rispondi
I
<br /> <br /> lo sciopero del 23,si unira' solo a quello che adesso sta diventando un NO di tante persone,che inizia dalla cosa seria per sopravvivere,alla cosa meno importante per vivere,come internet e ogni<br /> soddisfazione che si puo' avere,per farci diventare manichini che pagano e non sanno niente<br /> <br /> <br />  <br /> <br /> <br /> <br />