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In questi anni l' Italia si deve trovare a fare fronte ad un invasione asiatica di insetti che minano la stabilità delle nostre api, ritenute indispensabili per l' impollinazione per le piante. Non è solo su di un tipo di insetti a cui fare fronte, ma su diverse specie. La più pericolosa è una grossa vespa predatrice che, dal sud ovest della Francia, sta in questi anni espandendo i propri territori di conquista, con un fronte di avanzamento in ogni direzione di 100 km all' anno. Al di fuori della Francia è stata finora segnalata solo in Spagna, ma gli specialisti ritengono che sia solo una questione di tempo e che il rischio di una sua acclimatazione in tutto il Mediterraneo purtroppo sia alto.Dopo aver “invaso” la Francia nel 2004, la vespa carnivora ora minaccia gli apicoltori di Loano in Liguria. La vespa, detta anche calabrone asiatico, mangia le api nostrane insediandosi negli alveari. Il periodo più a rischio per le api è tra giugno e settembre.
Diventa una situazione catastrofica proprio perchè se non valutata attentamente, possiamo ritro
varci con molta flora in meno e le piante se non vengono impollinate, diventerebbe un grosso problema.Gli insetti che si nutrono di nettare e che quindi trasportano il polline sono chiamati "pronubi", che alla lettera significa che "favoriscono le nozze" (tra un granulo di polline ed un ovulo).
Le api, quindi, giocano un ruolo spesso fondamentale per favorire l'impollinazione
e sono sicuramente tra gli insetti pronubi più importanti.Nel processo di impollinazione, il polline che si trova sulle antere di un fiore deve entrare nel pistillo di un altro fiore.
L'erba e molti alberi affidano al vento il compito di trasportare il polline da un fiore all'altro.
Molti fiori invece vengono impollinati dagli insetti.
I fiori si sono evoluti sviluppando profumo, colore, forma e nettare proprio allo scopo di attirare gli insetti.
L'insetto impollinatore più conosciuto è l'ape.
L'ape si posa su un fiore per succhiare il nettare.
Strofina le ali contro le antere e si ricopre di polline.
Il nettare è così buono che l'ape non si ferma su un fiore, ma ne cerca subito un altro.
Nel fiore successivo il polline sul corpo dell'ape cade nel pistillo e scende fino a raggiungere l'ovulo.
In questo modo avviene la fecondazione e si forma il seme.
Alcuni fiori sono impollinati da altri insetti, da uccelli, da pipistrelli o anche dall'acqua.
Ogni fiore ha un insetto o un animale che contribuisce alla sua impollinazione mentre è a caccia del proprio nutrimento.
La vespa ( Vespa velutina ) è entrata in Francia, quando un importatore di bonsai di Tonneins (Lot-et-Garens) inconsapevolmente fece arrivare da Shangai, insieme con una partita di vasi, anche alcune di queste vespe che in essi stavano svernando. Questi imenotteri asiatici, della dimensione di un nostro calabrone, non sono particolarmente aggressivi nei riguardi dell' uomo, anche se in Francia hanno già fatto una vittima, ma hanno invece trovato nelle nostre api domestiche ( Apis mellifera ) delle prede particolarmente allettanti e facili da catturare. D' altro canto, ciò che stanno sperimentando queste vespe esotiche che stanno conquistando un ambiente per loro totalmente nuovo, è ciò che di norma avviene quando un organismo alieno penetra all' interno di una biodiversità che non lo contempla. La vespa carnivora attacca le api da miele europee, insetti che sono responsabili dell’impollinazione dell’84% delle specie di piante e dunque del 76% della produzione alimentare in Europa.“La vespa velutina nigrithoraxis è stata ufficialmente definita come residente in Francia nel 2005. Poi è arrivata in Spagna ed è pronta a varcare anche il confine con l’Italia”.
E cioè trova tutto facile. Ciò perché, se prendiamo come esempio il caso della vespa predatrice asiatica, le nostre api, non avendola mai incontrata prima, non hanno evoluto una strategia anti-predatoria nei suoi confronti. Sono cioè totalmente impreparate a confrontarsi con lei. Se infatti una vespa orientale intercetta una di loro in volo, la blocca e la trascina sul ramo d' un albero e qui la uccide, la fa a pezzi e poi si dedica a divorarne il torace (la parte più appetita) oppure lo porta al suo nido dove l' attende affamata la sua progenie. La carneficina di api messa in atto dalle vespe asiatiche sta già facendo seri danni in certe zone della Francia, perché la soppressione di molte operaie mette in crisi le regine, sia per mancanza di nutrimento che di acqua. Ecco invece cosa succede quando le vespe asiatiche si trovano a vivere nell' ambiente a cui sono evolutivamente adattate, e cioè in Cina, India, Indocina e Giava. Le api domestiche sono qui rappresentate da Apis cerana , una forma analoga alla nostra, ma che però fa parte della biodiversità cui appartiene Vespa velutina . Ape che perciò ha potuto «coevolvere» col suo predatore naturale. Il che significa aver potuto mettere a punto una strategia anti-predatoria. E si tratta di una strategia di tipo collaborativo, come è lecito attendersi trattandosi appunto di insetti dalla socialità elevatissima.
Ecco allora che succede quando un drappello di Apis cerana intercetta una Vespa velutina . Tutte insieme si buttano sulla vespa, le formano intorno una sorta di gomitolo, cosicché la predatrice è praticamente seppellita dalle api, e questa sorta di gomitolo ronzante produce, grazie al calore congiunto dei metabolismi di tutte le api, un tale calore da fare morire la predatrice. La strategia viene significativamente definita «palla di fuoco». Ora, è evidente che le povere api nostrane non avranno mai il tempo per evolvere una controstrategia di tal livello per questa vespa esotica che non fa parte della nostra locale biodiversità. Proprio perciò, iniziando l' articolo, ho parlato di un pericolo grave.
D' altronde il grande valore che si tende ad attribuire alla biodiversità, e gli sforzi che si fanno per proteggerla, trovano proprio in questo caso dell' invasione delle vespe asiatiche un' eccellente esemplificazione. “Questa vespa può diventare una minaccia per l’apicoltura. La sua presenza va attentamente monitorata, anche a livello aziendale, e prontamente combattuta per evitare pesanti ricadute. Invitiamo gli allevatori che osservino uno spopolamento negli alveari a valutare la possibilità che sia causato dagli attacchi di questa vespa, perché è possibile che il nido sia presente entro un raggio di 300-500 metri, spesso nascosto nel fogliame. Per qualsiasi segnalazione o richiesta di chiarimento chiamateci allo 011.6708584″.
La vespa cinese (Dryocosmus kuriphilus), è anche responsabile di errere una piaga per i coltivatori: dove si insedia impedisce la fioritura del castagno provocando cali nella produzione fino al 60-70 per cento,mettendo a dura prova i coltivatori italiani. I castagni, invasi dal parassita, rimangono senza foglie o con foglie sfigurate da visibili calle e con i giovani getti disseccati e col tempo la pianta deperisce e muore. Ogni galla contiene 4 o 5 larve di vespa che a maturità depositano tra le 100 e le 150 uova. Questa vespa, arrivata per errore in Piemonte per opera di un vivaista, si è propagata velocemente in mezza Italia che è il terzo produttore mondiale di castagne (circa 70.000 tonnellate) e il primo in europa a causa della mancanza di un suo antagonista asiatico: Torymus sinesis, che si nutre delle sue larve. Soltanto in Emilia-Romagna gli ettari coltivati a castagno, dove primeggia il pregiato marrone biondo, sono 4.400 senza contare quelli spontanei. Nel territorio bolognese, dove io vivo ed opero in apicoltura, il castagno ricopre circa 3700 ettari di boschi.
La lotta, per ora è soltanto quella biologica. Per questo gli operatori fitosanitari delle Regioni, con grande abilità e pazienza, coltivano e trasportano in grosse provette gli insetti di Torymus depositandoli sulle piante infettate. La lotta chimica, oltre a risultare difficile, potrebbe danneggiare anche la pianta. Come si può vedere dalla foto i loro alveari sono enormi e somigliano agli sciami di api. Per far fronte al problema le Regioni Emilia-Romagna, Toscana e Marche stanno studiando il sistema di lotta biologica attraverso l’antagonista naturale Torymus sinesis, lo stesso che si nutre di larve della vespa del castagno.
Che dire invece di un' altra importazione asiatica:
In Gran Bretagna e’ arrivata dalla Francia (forse come “sanspapier” usando l’Eurostar) e dal Canada insieme a spedizioni di vegetali nel 2004 e per via dell’ecosistema insulare pone gia’ un serio rischio alle 46 specie locali. Il primo esemplare fu trovato il 19 settembre 2004 in un pub dell’Essex, il White Lion a Sible Hedingham, dove evidentemente aveva deciso di fermarsi a farsi una birra dopo il lungo viaggio dalla Francia. Dopo soli cinque anni e’ gia’ arrivata in Scozia.
Per quanto riguarda le capacita’ predatorie della coccinella europea e’ stato calcolato che in un giorno una femmina adulta puo’ divorare fino a 277 afidi della soya, e una larva al terzo stadio 204, non male davvero; oltre agli afidi tra le sue prede ci sono cocciniglie, aleurodidi (mosche bianche) e cicaline. La preda viene uccisa prima di essere divorata, come fanno i gatti, cosi’ non si dibatte.
La coccinella a sette punti e’ un predatore cosi’ eccellente e gli afidi una calamita’ cosi’ grave che a partire dagli anni ’70 del secolo scorso sono stati fatti diversi tentativi di introduzione di questo insetto negli Stati Uniti, andati a buon porto per la gioia dei coltivatori di soya, piselli, noci pecan e simili e a detrimento delle 450 specie di coccinelle americane, meno voraci e che mal tollerano un competitore cosi’ formidabile.
Non contenti della coccinella a sette punti pero’ gli americani nel 1988 hanno introdotto nel loro territorio anche un’altra coccinella, Harmonia axyridis, che proviene dalle steppe centrali dell’Asia occupando un territorio che va dal Kazakhstan al Giappone. Il risultato e’ che ora le coccinelle americane prendono sberle sia dalle coccinelle europee che dalle coccinelle asiatiche, il che pone un serio rischio per la sopravvivenza delle specie autoctone molto meno competitive.
Questo sarebbe gia’ un male in se, ma non e’ finita qui. Anche gli europei, per non essere da meno, pur avendo la loro efficentissima coccinella a sette punti, hanno comunque venduto la coccinella asiatica come sistema di lotta biologica. In Francia, Belgio e Olanda era liberamente in commercio sino al 1995 ed e’ stata intenzionalmente rilasciata in almeno altri nove paesi europei. E’ stato un disastro: oggi e’ considerata la specie di coccinella che si diffonde piu’ rapidamente al mondo. Al momento il suo areale va dalla Danimarca alla Francia meridionale e dalla Gran Bretagna alla Repubblica Ceca (fonte). Per motivi misteriosi, pur essendo stata rilasciata in Grecia, Spagna, Isole Azzorre e Portogallo, non sembra apprezzare l’Europa meridionale, come pure il sud della nostra penisola.
Questa coccinella si nutre di tutto quello che trova davanti. Oltre agli afidi, in numero appena inferiore a quello della coccinella a sette punti, mangia acari, cocciniglie, larve di Neurotteri Crisopidi (altri insetti benefici che si nutrono di parassiti delle piante), uova di farfalla, falene, polline, bruchi e, se vi si imbatte, anche le piu’ piccole coccinelle a sette punti e le altre specie di coccinelle autoctone. Non disdegna neanche di mordere gli esseri uman, a quanto pare, ma e’ pericolosa solo in caso di soggetti allergici.
Non e’ difficile distinguere la coccinella asiatica da quella nostrana: e’ un po’ piu’ grande (sino a 8 mm), il numero dei puntini e’ generalmente maggiore, le elitre (le ali di sopra, quelle colorate) spesso non sono rosse ma gialle o arancio (o anche nere con due o quattro puntini rossi). La colorazione e’ cosi’ variabile che gli americani la chiamano “coccinella arlecchino“. Sul pronotum (la parte del torace che sta davanti alle elitre colorate e che nella nostra coccinella e’ per lo piu’ nera) ha due grosse macchie bianche e il nero disegna una “M” o una “W” (a seconda del lato da cui si guarda la coccinella). La larva, che e’ un bruco orribile tutto spinoso in tutte le specie di coccinelle, e’ nero con delle striscie arancio sui lati nella coccinella asiatica, mentre e’ grigio con pochi puntini arancio nella coccinella a sette punti.
Coccinelle a confronto: A: Larva al terzo stadio di Harmonia axyridis; B: pupa di Harmonia axyridis (Foto (C) Lisa Signorile); C: larva di coccinella septempunctata; Foto: dpughphoto.com D: pupa di Coccinella septempunctata Foto: wildaboutbritain.co.uk
Se questo autunno vi dovesse capitare di vedere un ammasso di coccinelle asiatiche pronte a svernare, la cosa piu’ saggia da fare sarebbe distruggerle per facilitare la vita alle nostre coccinelle a sette punti.
Dalle ginocchia (tecnicamente, dalla giuntura tra il femore e la tibia) di ciascuna delle sei zampe emettono un liquido che e’ un essudato dell’emolinfa, ovvero del sangue. Manca la parte corpuscolata, quindi se fosse sangue umano lo chiameremmo siero. Questo liquido, di colore giallo, contiene una sostanza tossica e maleodorante il cui odore vi resta sulle mani anche per ore e vi macchiera’ i vestiti ed e’ sufficientemente schifoso da mettere in fuga qualunque uccello inesperto cercasse di mangiare una coccinella. Questa reazione, che gli inglesi chiamano “reflex bleed“, sanguinamento riflesso, e’ comune a molte specie di coccinella incluse quelle europee, come imparai da bambina nell’episodio che ho raccontato in apertura di questo post. Scopro ora che in Puglia questo liquido viene chiamato “sugo di tabacco”, che ne descrive ottimamente il colore. Non so se ha altri nomi dialettali nel resto d’Italia, ma se decidete di disturbare le coccinelle pronte a svernare ricordate che ci sara’ un’inondazione di “sugo di tabacco”
Il composto tossico contenuto nell’emolinfa delle coccinelle a sette punti e prodotto dagli insetti stessi e’ stato identificato nell’alcaloide 2-isopropyl-3-methoxypyrazine, detto anche coccinellina, mentre la piu’ gentile (e piu’ commestibile per gli uccelli) Adalia bipunctata, piccola, nera e con due puntoni rossi produce un altro alcaloide detto adalina, molto meno tossico. L’alcaloide ricopre in genere tutto il corpo dell’animale ma e’ contenuto per lo piu’ nel sangue. Le coccinelle asiatiche producono 2-isopropyl-3-methoxypyrazine (IPMP) in grande quantita’, 3-sec-butyl-2-methoxypyrazine (SBMP), 2,5-dimethyl-3-methoxypyrazine (DMMP) e 3-isobutyl-2-methoxypyrazina (IBMP), il che le rende particolarmente sgradevoli.
In Italia Harmonia axyridis e’ stata rilasciata al nord per la lotta biologica agli afidi tra il 1995 e il 1999, poi per un po’ non se ne e’ saputo piu’ nulla. Nel 2006, a Ottobre, furono individuati 30 esemplari in una localita’ urbana a Torino e nel 2007 l’insetto e’ stato segnalato in Piemonte, in Lombardia e nel Ticino. Nel 2008 e’ arrivata in Emilia Romagna, Veneto, Friuli-VeneziaGiulia, Liguria (Fonte). Nel 2009 e’ segnalata in alto Adige
L’Harmonia axyridis in Italia e’ un problema per le piccole coccinelle come Adalia bipunctata e Propylea quatuordecimpunctata, dato che la coccinella asiatica vive piu’ a lungo, ha meno perdite durante l’inverno ed e’ piu’ feconda, oltre a non subire l’ attacco di funghi e vespe parassitoidi che attaccano invece le specie nostrane. In alcune zone oramai costituisce il 90% di tutte le specie di coccinella segnalate. Oltre al danno ecologico, la beffa: chianti, schiava e barbera al succo di coccinella potrebbero causare gravi danni economici alle industrie vinicole italiane, e per ora i sistemi di lotta contro questa specie alloctona brancolano nel buio. Tra i vari sistemi provati hanno scoperto che la coccinella cinese non tollera l’odore del catnip, l’estratto della pianta Nepeta cataria.