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Quanto dista la Luna dalla Terra? Quanto costa un litro di latte? O ancora, cosa c'è scritto nel cd senza custodia che vi trovate tra le mani? C'è un solo modo per rispondere a tutte le domande: avere a disposizione un laser. È infatti sparando un raggio laser verso un riflettore posizionato dagli astronauti sulla Luna che conosciamo la distanza che ci separa dal nostro satellite (384mila chilometri). Così, è passando davanti al lettore della cassa il codice a barre stampato sulla confezione di latte, o di qualsiasi altro prodotto del supermercato, che sappiamo quanto pagare. E anche per ascoltare un cd abbiamo bisogno di un lettore ottico. Tutte applicazioni della stessa geniale intuizione, ovvero dell'amplificazione luminosa per mezzo di emissione stimolata di radiazioni. In una parola del laser, ideato da Gordon Gould (1920-2005) nella notte del 9 novembre 1957.
Gould, fisico newyorkese con un dottorato in spettroscopia alla Columbia University, si era alzato infatti poco dopo la mezzanotte, in preda alla smania di scrivere subito quanto gli era balenato in testa. Mise così nero su bianco i suoi appunti ("Some rough calculations on the feasibility of a Laser: Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation"), sulla fattibilità del laser. Era la prima volta che quell'acronimo veniva usato. Stava a indicare il modo con cui la luce era amplificata per produrre un raggio stretto e ad alta potenza, e Gordon era ben cosciente della portata della sua intuizione. Tanto che quando ebbe finito di scrivere portò i suoi appunti da un notaio perché fossero autenticati. Quasi immaginasse quanto gli sarebbero tornai utili col tempo.
In quelle righe c'erano scritti tutti i principi della moderna tecnologia laser. Ripescando le teorie di inizio secolo di Albert Einstein sull'emissione stimolata, Gould modificò quanto già fatto dai colleghi alla Columbia University con il maser, un sistema per amplificare le radiazioni nel campo delle microonde (la "m" che lo differenzia dal laser sta infatti per microwave), impiegato soprattutto nella ricerca spaziale.
L'idea di Gould era quella di poter potenziare il sistema di Charles H. Townes e Arthur L. Schawlow, gli ideatori del maser, sostituendo le microonde con la luce visibile. In questo modo, l'amplificazione di una radiazione di lunghezza d'onda minore (e quindi con maggiore energia trasportata) avrebbe permesso di ottenere un sistema molto più potente. La luce così amplificata e focalizzata in un raggio avrebbe permesso infatti di trasportare una quantità di energia (e calore) tale da essere utilizzato addirittura per tagliare e saldare.
Dopo aver autenticato le sue prime bozze, Gould lasciò l'università per dedicarsi completamente al suo progetto. Aveva infatti capito (male) che se voleva ottenere un brevetto per la sua invenzione avrebbe prima dovuto realizzarne un prototipo. E fu così che si ritrovò a rincorrere la paternità del suo laser per vent'anni. Nel 1960 — mentre i suoi progetti procedevano a rilento - si vide sorpassare dagli stessi Charles H. Townes e Arthur L. Schawlow, e da Theodore Maiman, che realizzò il primo laser a rubino.
Eppure il fisico non avrebbe mai abbandonato il tentativo di dimostrare che lui era il vero inventore del laser, e quando anni dopo, nel 1977, arrivarono i primi brevetti per le sue applicazioni commerciali del laser (che sarebbero stati usati dalla chirurgia al taglio nelle industrie), quegli appunti autenticati dal notaio gli sarebbero tornati utili. Gli ci sarebbe voluto ancora un po', ma dopo anni di battaglie riuscì infatti a dimostrare che il laser era frutto del suo intuito in una notte d'autunno.