Quando, un luogo può essere realmente posto come luogo di riflessione e inquietudine?Se si potesse mettere in una classifica dei luoghi con queste caratteristiche, questo luogo risulterebbe sicuramente trai i primi posti. La Collina delle Croci merita ogni attenzione e ancora non basta: si trova nel villaggio di Jurgaiciai - a 10 km da Siauliai quarta città della Lituania- Il luogo è chiamato anche "la Mecca della Lituania".Meta di numerosi pellegrinaggi è coperta da migliaia di croci ed immagini religiose costruite con materiali più svariati: legno, ferro, pietra ecc. molte delle quali sono autentici capolavori - di arte popolare- come le statue del Cristo Addolorato.Il sito è stato inizialmente costruito nel periodo sovietico e testimonia della religiosità di queste parti del mondo. Nell'estate 2000 i francescani hanno costruito nelle vicinanze un eremo gemellato a quello della Verna in Toscana.
Nella piatta Lituania, dove la vetta maggiore non arriva a trecento metri, emerge da un'ampia e verdissima radura ritagliata in quella immensa foresta che ricopre quasi tutto il Paese. Si discosta di poco dal fondamentale asse viario che collega l'enclave russa di Kaliningrad, l'antica Königsberg di Kant, con la metropoli del Baltico, la lettone Riga, eppure è isola silenziosa, raccolta. Soprattutto nelle frequenti giornate di nebbia e di pioggia, quando il plumbeo cielo del nord si abbassa fin quasi a toccare terra. Si respira l'odore della foresta, dell'erba che si distende intorno alla Collina, del legno delle innumerevoli croci.
Impossibile contarle, oggi si stima che siano almeno cinquantamila; ogni giorno se ne aggiungono di nuove, ogni giorno altre, le più antiche, finiscono di dissolversi nella terra della collina che le sostiene. Ce ne sono di ricche, elaborate, magari un po' pretenziose; ce ne sono di povere, poverissime, messe insieme con due pezzi di ferro scippati a chissà quale cantiere ma saldati con cura. Il grosso sono semplici assicelle di legno non più grandi di un palmo; accatastate l'una sull'altra, appena poggiate o fissate con forza a quelle già innalzate che paiono più forti e salde.
Ormai il monticello, con i suoi venti metri di lunghezza, non basta più a contenere tutte le croci, che stanno iniziando a colonizzare i fianchi dei vialetti d'accesso, le falde ancora erbose, il piazzale d'ingresso. Non sono più soltanto i lituani ad alimentarla; aperte le frontiere, entrato il Paese nell'Unione europea, da tutta Europa convergono turisti, animati da fede o solo da curiosità, a lasciare la loro traccia.
Questa collinetta a due gobbe è coperta da una foresta di migliaia di croci, grandi e piccole, preziose e non, di legno e di metallo. Alcune di esse sono un segno di devozione che accompagna le preghiere, altre sono commemorative. Si pensa che la tradizione di piantare croci su questa collina risalga al XIV secolo. Nell'era sovietica le croci vennero rase al suolo almeno tre volte, ma ricomparvero sempre nuovamente. È un luogo lugubre, soprattutto quando soffia il vento e il silenzio è rotto dal tintinnio di croci e rosari.
Durante l'epocasovieticale croci della collina furono completamente abbattute con le ruspe, per poi essere bruciate e seppellite. Ma dopo ogni demolizione, di cui quattro tra il 1964 ed il 1984, divenivano sempre più numerose. Oggi se ne contano più di56.000 di ogni dimensione, foggia e materiale, da piccole croci in plastica fabbricate in serie a croci artistiche monumentali. Ma anche rosari, dipinti, tabernacoli e statue. Qui fece visita ancheGiovanni Paolo II, il 7 settembre 1993: in dono portò un crocefisso che fu posto ai piedi della collina. Il cardinale Vincentas Sladkevičius l'ha definita il «cuore della Lituania aperto all'Altissimo».
Giovanni Paolo II - 7 settembre 1993 - la collina delle Croci - Lituania. " …Veniamo qui - sul Monte delle Croci - per ricordare tutti i figli e le figlie della vostra terra, anch'essi sottoposti a condanne, anch'essi mandati in prigione, nei campi di concentramento, deportati in Siberia oppure a Koluma e condannati a morte. ....Si condannavano degli innocenti. Nella vostra Patria allora infuriava un terribile sistema improntato a violenza totalitaria. Un sistema che calpestava ed umiliava l'uomo… ...I figli e le figlie della vostra terra portavano su questo Monte croci che erano simili a quella del Golgota su cui morì il Redentore. Proclamavano in tal modo la certezza della loro fede che cioè quanti tra i loro fratelli e sorelle erano morti - o piuttosto: erano stati uccisi in modi diversi - 'avevano la vita eterna'…