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Da mesi, la notizia della flotta navale russa che salpa e si dirige verso un luogo imprecisato, colpisce l' attenzione mediatica; chi dice che si dirige in Siria, chi dice che si ferma nel mar Mediterraneo....il punto della domanda quindi diventa: cosa fanno e cosa hanno in mente?Una guerra imminente? Nel dicembre 2012, la flotta russa, composta da Navi da sbarco, incrociatori, cacciatorpediniere, e anche l’unica portaerei russa hanno partecipato a missioni in quelle acque dove sono state rispolverate le tattiche navali tipiche della guerra fredda.
Ma oggi qual’è la situazione nel mediterraneo orientale. In quella zona sono oggi presenti due Task Force. La prima è la Task Force Nato presente in supporto di UNIFIL composta da un cacciatorpediniere tre fregate con il supporto di una portaelicotteri.
La seconda è una Task Force russa composta al momento da un incrociatore lanciamissili un caccia classe Udaloy da due navi da sbarco anfibio e da una nave di soccorso d’altura, nonché un rifornitore di squadra.
Circa dodici giorni fa, inoltre, una terza Task Force, sempre russa, è salpata da Kalinigrad con destinazione il mediterraneo. In questo caso
è composta una unità antisom classe Udaloy da due tra le più grandi navi da sbarco della marina russa e da un rifornitore di squadra. La Task Force è attesa a giorni nel mediterraneo e lo scalo di alcune unità nella base navale di Tartus è una ipotesi estremamente concreta.
Nel giorno di Natale il portavoce della Flotta del Mar Nero ha comunicato che altre due navi da sbarco passeranno il Bosforo dirette nel Mediterraneo per unirsi alle altre unità che già operano al largo della Siria.
Per la fine del 2012 nel mediterraneo avrà operato la più imponente forza navale russa della fine degli anni 80:
1) un incrociatore lanciamissili
2) due cacciatorpediniere classe Udaloy
3) sei unità da sbarco anfibio
4) due rifornitori di squadra
5) due unità di supporto
Altro discorso meriterebbe il carico delle navi da sbarco anfibio, in particolare quelle partite dal Baltico. E’ comunque certo per stessa ammissione del comando russo, che anche la componente di fanteria di marina presente a bordo della Task Force congiunta Russa eseguira esercitazioni al largo della Siria verificando le capacità di dispiegamento e forse simulando le prime fas idi uno sbarco anfibio senza mai però toccare la terraferma.
Questa è la situazione attuale della presenza navale russa nel Mediterraneo, uno schieramento formidabile a difesa di una regione strategica per Mosca, una regione, e cioè il mediterraneo, non la sola Siria che Mosca non intende abbandonare e che la Federazione Russa presidierà senza timore di un eventuale scontro.
Il portavoce della flotta russa ha citato un obiettivo fondamentale di questa Task Force navale: far vedere a tutti i protagonisti della politica internazionale la bandiera con l’aquila e la Croce di Sant’ Andrea sventolare nel Mediterraneo. L’agenzia di stampa russa Ria Novosti ha annunciato che una grande esercitazione navale russa si terrà entro 20 giorni nelle acque del Mediterraneo orientale. A questa esercitazione prenderanno parte unità di ogni flotta della marina russa. Saranno quindi presenti unità della flotta del Mar Nero, della flotta russa del Baltico, della flotta russa del Nord, della flotta russa del Pacifico.
E' chiaro non si tratta di una solita esercitazione. Non si dovrebbe trattare neppure della preparazione di una possibile evacuazione di 30 mila russi con le loro famiglie dalla Siria dal momento che i russi ribadiscono che per il momento non c’é alcuna intenzione nè bisogno di evacuare questa massa di civili.
Si tratta, piuttosto, certo di un avvertimento all’America, all’Europa e alla Turchia di non intervenire militarmente in Siria.
Ancora più chiara é l’intenzione di Mosca di dimostrare ai paesi della regione che la Russia é tornata ad essere una grande potenza in questo settore.
Non si deve dimenticare il ruolo storico dell’URSS nei paesi arabi: Egitto, Siria, Libia di Gheddafi, Cipro comunista. Questo ruolo é stato minimizzato dagli avvenimenti, dalle rivolte arabe, dalle ambizioni nucleari dell’Iran. Ricordare a tutti i paesi del Mediterraneo meridionale e orientale che la Russia esiste e che non si può fare nulla in questo teatro (incluso nel caso delle minacce turche contro Cipro per le ricerche petrolifere sottomarine in collaborazione con Israele) può essere uno degli scopi di questo spiegamento di forzaenavali.
In questo contesto é possibile interpretare l’azione russa come una posta che Mosca pone sul tavolo dei negoziati per l’eventuale spartizione di zone di reciproca influenza nella Siria del dopo Assad. Si parla infatti sempre di più a Ankara, a Gerusalemme, a Beirut e a Bagdad di una regione Alawita siriana su cui Russia e Iran manterrebbero una presenza riconosciuta dall’Europa e dall’America.
Tutto questo é ancora da considerarsi oggetto di speculazione mentre in Siria i massacri continuano. Ma non si può evitare di pensare –con tutte le differenze che il passaggio del tempo ha creato – di un ritorno nel Mediterraneo orientale di quel conflitto di interessi, di religioni, di ideologie che per quasi due secoli hanno agitato il Levante in quella che storici e diplomatici hanno chiamato (guerra di Crimea inclusa) la “Questione Orientale “. La si credeva spenta con la morte del “grande malato” d’Europa, l’Impero ottomano, ma “ i malati” siriano e egiziano potrebbero esserne gli involontari eredi. Infine, dopo tante domande e nessuna risposta concreta, la flotta ha continuato la sua corsa, entrando Mar Mediterraneo per dirigersi al porto di Limassol a Cipro. Secondo le dichiarazioni del ministro della Difesa russo Sergei Shoigu l’azione è tesa a difendere gli interessi russi nella regione.
“La task force è passata per il canale di Suez ed è entrata nel Mediterraneo. E’ la prima volta in decenni che le navi da guerra della flotta del Pacifico solcano le acque della regione” ha affermato il capitano Roman Martov.
Stando a quanto riporta l’Agenzia Tmnews, la task force è partita il 19 marzo dal porto di Vladivostok, e ha poi attraversato l’oceano Pacifico, entrando questa mattina nel Mediterraneo dal Canale di Suez per ricongiungersi ad altre navi già presenti nella zona.Uno scenario preoccupante al quale si aggiungono le dichiarazioni del capo della Marina Viktor Chirkov che ha parlato dell’ipotesi d’inviare anche sottomarini nucleari.Ma forse dei sottomarini nucleari, in casa nostra, nel mare, ci sono già.