Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.
Nel giorno in cui l'America festeggia il suo presidente, l'Europa torna ostaggio della crisi del debito. E' sulle sponde dell'Egeo che risuona lo spauracchio di una nuova Lehman Brothers. Mentre Atene è paralizzata per il secondo giorno di fila dallo sciopero generale, fra qualche ora il Parlamento greco voterà il nuovo pacchetto di misure di austerità. Ammontano a 13,5 miliardi di euro quei sacrifici di lacrime e sangue che i greci dovranno ingoiare altrimenti sarà la fine.
Le rivolte greche oramai non sono più una novità, le persone sono totalmente logore e arrabbiate da come il loro governo pensa al proprio popolo e quindi... i greci invadono la piazza davanti al Parlamento per manifestare contro l’approvazione del pacchetto che porterebbe nuovi tagli. Ed i primi scontri con la polizia, che secondo le agenzie avrebbe usato i lacrimogeni.
LE PROTESTE – La Grecia si trova allo scadere delle 48 ore previste di stop contro la quasi certa approvazione delle nuove misure di austerità che l’Europa chiede all’isola. Il primo ministro Antonio Samaras spera di mettere d’accordo tutti e di avere supporto per muovere i prossimi tagli di bilancio e la riforma del lavoro. Ue, Bce e Fmi hanno parlato chiaro e il patto, per ottenere l’accesso al fondo di di aiuti di 31, 5 miliardi di euro è che il Paese si impegni a effettuare tagli per 13, 5 miliardi entro il biennio 2013-2014. “Dobbiamo salvare il paese dal disastro. Se non riusciamo in questo, è inutile restare nella comunità europa. Questi sono gli ultimi tagli che apporteremo ai salari e alle pensioni” ha dichiarato Samaras e questo ha scatenato le proteste di due giorni. La Grecia è diventata quasi un paese fantasma: stop a trasporti pubblici, scuole chiuse, fermi i ministeri, la sanità, le farmacie, i traghetti e i cittadini sono scesi nelle strade a dire: “Basta”.
I NO – I sindacati dicono che le misure affosseranno i poveri ancora di più e che i ricchi non potranno che trarre giovamento dall’ennesima richiesta di tagli: la produzione della Grecia è calata in modo inarrestabile e la disoccupazione troneggia. “Se i parlamentari daranno l’ok, commetteranno un grande crimine contro il paese e il popolo” ha dichiarato Nikos Kioutsoukis, segretario generale di Gsee, uno dei sindacati ellenici più importanti. I nuovi tagli fiscali, e quindi l’approvazione, segnano un banco di prova per la formazione di Samaras salito al potere da giugno. “I greci devono farlo, non hanno possibilità di scelta” ha commentato Jean Claude Junker, presidente dell’eurogruppo.
L’economia della Grecia è sofferente e per questo il Fondo Monetario Internazionale ha chiesto una riduzione del debito ma la Germania non ne vuole neppure sentire parlare: “Non possiamo prenderla in considerazione perché la cancellazione mina le norme di bilancio tedesche” ha riferito Steffen Seibert e non viene accettata neppure la proroga dal 2014 al 2016 per sistemare i conti. “Occorre trovare una soluzione rapidamente. La Grecia ha un problema da risolvere in due anni e non può farlo senza aiuti esterni” ha aggiunto Ewald Novotny, governatore della banca nazionale austriaca. E ancora: “È assurdo parlare adesso di ulteriori tagli al debito greco, perché non rispettano gli impegni” ha commentato Wolgang Schauble, ministro delle Finanze tedesco. Schaeuble ritiene che l’unico mezzo per salvare la Grecia sia il riacquisto, da parte di Atene, dei propri bond già emessi.
Le possibilità di fare marcia indietro sono poche e la Bce ha spiegato il perché:
“Non possiamo prolungare né la scadenza dei bond greci né possiamo ridurre i tassi. Non possiamo operare un taglio diretto perché sarebbe come finanziare lo Stato Greco e questo non è consentito, da trattato, alla Bce” ha dichiarato Joerg Asmussen alla Bild.
Un panettiere di 58 anni, intervistato da Reuters ha dichiarato: “Si vive in uno stato costante di paura e incertezza, non sai mai cosa ti aspetta dietro l’angolo” ha dichiarato Panos Goutsis e ancora: “Quante volte hanno detto che sarebbe stata l’ultima volta? Siamo stanchi di sentirlo”. Gli oppositori saranno presenti alla votazione ma non è chiaro se voteranno a favore, mentre 16.000 persone hanno invaso piazza Syntagma per urlare il loro dissenso. “Hanno preso tutto quello che abbiamo, i nostri soldi, il nostro lavoro, le nostre vite e non si fermeranno finché gli europei non saranno soddisfatti” ha detto Popi Alexaki, 40 anni, che ha perso il lavoro ad agosto.