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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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LA SIRIA IN RIVOLTA CONTRO IL PRESIDENTE ASSAD

La comunità internazionale resta a guardare, si divide, pensa al da farsi. O forse, in fondo, non è per nulla intenzionata ad intervenire. In Siria l’immobilismo e forse anzhe un pizzico di indifferenza del mondo intero rischia di condirre la Siria che da dieci mesi protesta contro il regime del presidente Bashar al Assad verso la rivolta armata.

IL RISCHIO DELLA RIVOLTA ARMATA - Il ricorso alle armi farebbe degenerare le rivolte della primavera araba che caratterizzata da violenti scontri tra forze di sicurezza e manifestanti anti-governativi. Dal marzo 2010 ad oggi sono state già contate oltre 4mila vittime. E a nulla sembra essere valsa l’aministia per tutti quelli che si sono macchiati di crimini nel corso delle rivolte, promossa da Bashar al Assad. La mossa del presidente dittatore per sedare gli animi delle proteste non è servita per mettere fine alle manifestazioni che rischiano di diventare terreno di lotta sempre più insanguinata.

L’ESERCITO CACCIATO DA ZABADANI - I segnali ci sono tutti. Ieri l’esercito composto da soldati ribelli, prevalentemente disertori delle forze presidenziali, ha costretto i militari che rispondono al governo siriano ad accettare un cessate il fuoco nella cittadina di Zabadani, vicina al confine con il Libano. I soldati ribelli, che si definiscono membri dell’esercito siriano libero, hanno costretto le forze presidenziali ad arretrare cinque giorni dopo la loro offensiva per sedare il dissenso a Zabadani, una località di montagna situata a 20 miglia a nord di Damasco. I militari insorti sostengono che Zabadani sia una delle tre dozzine di città siriane nelle ultime settimane sfuggite al controllo del governo.

I RIBELLI PENSANO ALLE ARMI - Le forze di sicurezza del presidente al Assad, insomma, fanno dietrofront e si incamminano nuovamente verso Damasco, dove le offensive anti-manifestanti negli ultimi giorni si sono attenuate. L’allerta dei ribelli, intanto, non cambia. Tra i soldati liberi c’è chi nutre il sospetto che si tratti di una retromarcia mirata semplicemente al rafforzamento delle truppe in attesa di un nuovo attacco. Gli attivisti, intanto, dal canto loro, esultano. Salutano l’evento come un punto di svolta e cominciano seriamente a credere che la rivolta armata possa costringere il presidente al Assad a chiedere un compromesso. “Costringere il regime a negoziare con le persone e ritirare i propri soldati sotto pressione è una vittoria politica”, ragiona Kamal Labwani, un dissidente  che è stato liberato a novembre dopo aver scontato circa 10 anni di carcere. “Possiamo raggiungere la libertà da soli e non con aiuti dall’estero. Se prendiamo le armi, possiamo difenderci e cosquistare la libertà”, dice.

tratto da:http://www.giornalettismo.com/archives/190603/la-siria-va-alla-guerra-e-il-mondo-resta-a-guardare/

 

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