Gli abitanti del luogo conoscono da sempre queste creazioni di pietra, ma solo adesso le hanno mostrate agli studiosi. Queste mura è come se accerchiassero la gola della montagna, presentandosi in forma di massiccio di 20 metri di altezza e oltre 50 di lunghezza. Grandi blocchi perfettamente uniti l’uno all’altro in una gigantesca realizzazione. Si tratta di una costruzione resa possibile dal peso e dalla forma perfetta delle pietre, senza la necessità di alcun tipo di materiale collante. Si ha l’impressione che il gigante con un occhio solo, che diede il nome a tale tipologia di costruzione, giocando abbia posato le enormi pietre una sull’altra. Al momento non è possibile affermare se si tratti di un’opera della natura o di una creazione umana, chiarisce il famoso etnografo russo Viktor Kotljarov. Un archeologo russo sostiene di aver trovato i resti ben conservati di una “Stonehenge caucasica” costruita da una sconosciuta civiltà dell’età del bronzo nella Russia meridionale.
Andrey Belinskiy ha detto che insolite formazioni circolari di pietra sono state trovate in uno dei circa 200 insediamenti che risalgono al 1600 a.C. e si trovano sulle montagne del Caucaso del Nord. Gli insediamenti sono stati scoperti negli ultimi cinque anni da una spedizione russo-tedesca diretta dallo stesso Belinskiy.
Egli ha fatto riferimento alla struttura come una “Stonehenge caucasica”, facendo un paragone con il celebre monumento nel sud-ovest dell’Inghilterra.
“Ogni struttura di forma insolita potrebbe essere collegata a un calendario”, ha detto Belinskiy all’Associated Press, aggiungendo che le strutture non somigliavano ai fienili e alle case che la sua spedizione aveva trovato in altri insediamenti.
Egli ha detto che gli ornamenti di ceramica rinvenuti nella zona avevano suggerito che i loro creatori avessero familiarità con l’astronomia e calendari. Quella civiltà non ha lasciato documenti scritti e le sue origini etniche non sono note, ha detto.
Valentina Kozenkova, professoressa di storia del Caucaso presso l’Accademia Russa delle Scienze, ha detto che il ritrovamento è “unico e senza pari”.
Gli storici russi hanno trovato diverse strutture dell’Età del Bronzo in Russia e in Asia centrale, che erano utilizzate come calendari ed erano circondate da un paesaggio rituale.
Il Caucaso del Nord è una delle regioni etnicamente più differenziate del mondo, situato tra il Mar Caspio e il Mar Nero. La regione ha avuto contatti millenari con le civiltà della Mesopotamia, dell’Asia centrale e dell’Iran.
Belinskiy ha detto che gli abitanti degli insediamenti che sono stati scoperti allevavano bestiame erbivoro ed occupavano aree di montagna ideali per il loro bestiame. “Era la loro nicchia climatica”, ha detto.
Essi avevano accuratamente progettato case e recinti ovali per il bestiame, su un altopiano tra il fiume Kuban e l’odierna città di Kislovodsk, ha detto.
“Sono stati costruiti secondo uno standard e un sistema di misura precisi, tenendo bene in considerazione il paesaggio e il clima”, ha detto.
Belinskiy ha detto che i montanari più tardi si fusero con la cosiddetta cultura del Kuban, nota per i suoi squisiti manufatti in bronzo e per l’agricoltura estensiva.
“Erano supercoltivatori, che non hanno lasciato neppure un fazzoletto di terra incolto”, ha detto Belinskiy, “ma che hanno portato a un disastro ambientale, e l’area fu recuperata solo secoli dopo”. Secondo le parole dell’etnografo, molti viaggiatori hanno scritto di simili formazioni caucasiche. Sono state erette dalle montagne a protezione delle strette valli, per creare una sorta di fortezza di protezione a difesa del nemico. Il sacerdote italiano padre Arcangelo Lamberti, tre secoli fa, descrisse nei suoi appunti un muro di 60 leghe che difendeva la Mingrelia dagli attacchi delle tribù che vivevano a nord del Caucaso. Un secolo dopo, raccontò di simili fortezze nella regione della Svanezia l’orientalista tedesco Heinrich Julius Klaproth. Anche le mura della gola di Čerekskij sembrano opera di mani e non solo d’uomini, ma anche di creature di un’altra civiltà, o di giganti, dice Viktor Kotljarov. Secondo le parole dello studioso, questa ipotesi ha delle fondamenta.Il luogo dove si è formato questo fenomeno è difficilmente raggiungibile. Si trova lontano dai sentieri percorribili, per questo né geologi, né etnografi hanno mai condotto ricerche. Gli studiosi sono certi che sia giunto il momento di dedicare studi meticolosi a questi ritrovamenti che, a loro parere, porterà a scoperte meravigliose.
Fonti:
http://tiny.cc/ycjq9
http://www.google.com/hostednews/ap/article/ALeqM5hcq9jf46Nb-Gz_f3scn9YFGCC6DwD9IQ8SAG0?docId=D9IQ8SAG0
http://www.liutprand.it/articoliMondo.asp?id=342