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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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Le catastrofi climatiche sono state già previste in forte aumento

Tutti gli anni ci ritroviamo a discutere su come sia stato in passato la stagione con i più forti e devastanti cambiamenti climatici: gli anni passati hanno sicuramente avuto delle anomalie di forte intensità, riguardo a uragani, cicloni, terremoti e altro ancora. Una cosa interessante che in pochi notano è la costante crescita da circa 10 anni ad oggi, di questi fenomeni estremi. Tutte sciocchezze, in molti sono pronti a dire e a difendere come se fosse l' assurdità del secolo: fino a quando guardano le immagini mostrate in televisione dele disgrazie climatiche che in determinati paesi vivono, queste persone si zittiscono e cambiano discorso.Pascal Acot, esperto di fama mondiale di scienze climatiche e ambientali, approfondisce il tema del suo precedente libro, la "Storia del clima", in un'ottica rivolta alle conseguenze sociali e politiche delle evoluzioni climatiche cui si sta assistendo negli ultimi anni. In queste lucide pagine, dunque, si pone alcune drammatiche domande. Nell'arco dei prossimi decenni, infatti, potrebbero farsi sempre più frequenti gli episodi climatici estremi uragani, canicola, inondazioni, siccità. E così anche un famoso e ormai tragico documento che riporta ad una soglia grave di non-informazione alla popolazione mondiale, a riguardo dei cambiamenti climatici. Doveva restare un rapporto riservato, ma la stampa britannica nel 2004 era riuscita a entrarne in possesso. Secondo un indagine top secret inviata dal Pentagono all’Ex presidente Usa George W. Bush, il mutamento climatico globale in atto porterà il mondo verso la catastrofe già a partire dal 2020. Lo afferma il quotidiano britannico The Observer, che ha ottenuto copia del documento nel 2004.

 

 

Il rapporto afferma che molte città europee verranno sommerse dalle acque in seguito allo scioglimento dei ghiacci, la Gran Bretagna avrà un clima simile a quello della Siberia, e nel mondo si scateneranno disordini e rivolte innescati dalla scarsità di cibo.

Le previsioni tracciate dal rapporto che il giornale sostiene di avere in possesso sono spaventose. Secondo gli esperti consultati dal Pentagono, una delle conseguenze del mutamento climatico sarà la proliferazione nucleare, perché molte nazioni si doteranno di armi atomiche per difendere le proprie fonti di alimenti e d’acqua potabile. L’anarchia si diffonderà tra i Paesi più deboli. Nel complesso, afferma ancora il documento, la minaccia del mutamento climatico è assai superiore a quella costituita dal terrorismo.

Il rapporto ottenuto dal Guardian definisce “plausibile” la catastrofe climatica, che “metterebbe a rischio la sicurezza degli Stati Uniti in circostanze che dovrebbero essere affrontate immediatamente”.

 

La presa di posizione del Pentagono – scrive il Guardian – è un attacco diretto alla politica ambientalista portata avanti dalla Casa Bianca, che per non compromettere le esigenze dell’industria, nega che vi sia prova scientifica dei mutamenti climatici, e che questi siano provocati da attività umane.

“Se il Pentagono ha inviato un messaggio del genere, si tratta di un documento molto importante”, afferma sir John Hougton, ex direttore dell’Ufficio meteorologico britannico, interpellato dal giornale. E secondo Bob Watson, consulente scientifico della Banca mondiale e già presidente della conferenza intergovernativa sui mutamenti climatici, l’avvertimento del Pentagono non può essere ignorato.

Entro il 2020, afferma il documento, carestia e scarsità di acqua potabile assumeranno proporzioni “catastrofiche” e saranno impossibili da affrontare. Già in epoche passate della Terra vi furono fenomeni simili che portarono alla distruzione delle culture e a vaste emigrazioni di massa. Questo potrebbe ripetersi.

Uno degli aspetti più inquietanti è che, secondo gli esperti del Pentagono, potrebbe già essere troppo tardi per prendere provvedimenti efficaci. La fase finale della catastrofe potrebbe già essere cominciata, ma gli effetti si sono cominciati a sentire già a partire dal 2009.

 

Il MET annuncia (e dona anche un esauriente grafico) che la temperatura media non si alzerà almeno fino al 2017, restando probabilmente intorno a 0.43° (sì, proprio meno di mezzo grado!) superiore al valore medio dell’intervallo 1971-2000. In altre parole, guardando il grafico, si può dire che tornerà a un livello costante come quello manifestato tra il 1950 e il 1975. O, ancora in altre parole, che il vero aumento più recente si è manifestato solo tra il 1975 e il 1998, quando la temperatura si è innalzata, appunto, di meno di mezzo grado.

le nuove previsioni del MET

Le nuove previsioni del MET fino al 2017

Dopo di che essa è rimasta e rimarrà costante per circa 20 anni. Domanda: “Perché i 25 anni di salita devono essere significativi e non, invece, i 20 di costanza successivi e precdenti?”. In realtà, la risposta è molto semplice. Le variazioni di temperatura degli ultimi due ultimi secoli fanno parte delle fluttuazioni “normali” e non hanno alcuna relazione con la CO2 che invece è continuata a crescere dal 1950 fino ad oggi.

 

 Il MET ha ammesso che le sue previsioni sono drasticamente cambiate rispetto a quelle pessimistiche precedenti proprio perché ha inserito nuove variabili prima escluse dai propri modelli. Una chiara (e onesta) ammissione della scarsa conoscenza che ancora si ha riguardo al clima terrestre e ai suoi andamenti oscillanti e poco prevedibili (almeno su scale umane). Riporto anche questo grafico, pubblicato poco più di un anno fa.

le vecchie previsioni del MET

le “vecchie” previsioni del MET (fine 2011)

Questa situazione, che ancora non vuole essere accettata dagli scienziati (ma in fondo non sono poi così tanti e così famosi) che seguono a testa bassa una visione catastrofista ormai superata dalle evidenze osservative, dovrebbe innanzitutto far nascere una nuova e profonda discussione tra VERI specialisti (e non tra macchiette televisive o poco più) in modo da ottenere a mente libera e sgombra da preconcetti un modello decisamente più veritiero che prima o poi potrà sicuramente venire utile, sia in un verso (caldo) che in quello opposto (freddo).

 

Il rapporto "Turn Down the Heat  - Why a 4°C Warmer World Must be Avoided" reso noto dal Gruppo della Banca Mondiale presenta un quadro drammatico delle conseguenze climatiche, dirette ed indirette, dell'evoluzione dell'attuale trend delle emissioni di gas serra. Rachel Kyte,vice-presidente della World Bank responsabile per lo sviluppo sostenibile, spiega che « La Banca Mondiale ha chiesto al Potsdam Institute for Climate Impact Research  ed a Climate Analytics di realizzare un'analisi sommaria dei dati  più recenti delle scienze del clima, al fine di permetterci di comprendere meglio i possibili effetti di un aumento della temperatura globale di 4° C sui Paesi in via di sviluppo».

 

Le ondate di calore estremo che, in un mondo senza riscaldamento climatico, non dovrebbero avvenire che una volta ogni centinaio di anni, avverranno quasi ogni estate in molte regioni. La loro incidenza non sarà ripartita uniformemente. Gli aumenti di temperature più importanti dovrebbero esserci nelle aree terrestri e variare da 4 a 10 gradi centigradi. Dovremmo aspettarci degli aumenti di 6° C o più delle temperature mensili estive medie nella regione mediterranea, in Africa del Nord, nel Medio Oriente ed in alcune parti degli Stati Uniti d'America.

Innalzamento del Livello del mare. Entro il 2100 si assisterà verosimilmente ad un aumento da 0,5 ad 1 metro del livello medio dei mari e sono anche possibili livelli più elevati. Alcune delle città più vulnerabili a questo fenomeno sono situate in Mozambico, Madagascar, Messico, Venezuela, India, Bangladesh, Indonesia, Filippine e Vietnam. Le regioni più vulnerabili si trovano nelle zone tropicali, subtropicali e polari, dove molteplici impatti rischiano di addizionarsi. L'agricoltura, le risorse idriche, la salute umana, la biodiversità ed i servizi ecosistemici saranno verosimilmente gravemente colpiti. Queste ripercussioni potrebbero produrre vasti spostamenti di popolazioni, ridurre la sicurezza e perturbare i sistemi economici ed il commercio.

Il rapporto dice che i livelli del mare sono aumentati più velocemente negli ultimi due decenni rispetto al passato, e che questo aumento è stato visto in molte regioni tropicali del mondo. Un fenomeno è in parte dovuto allo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia e dell'Antartico, la rapida crescita delle aree di scioglimento osservata dagli anni '70  nei ghiacci  della Groenlandia è un chiaro esempio della sua crescente vulnerabilità. Nel settembre 2012 il ghiaccio marino artico ha raggiunto un minimo record e «Ci sono indicazioni che i più estesi scioglimenti degli ultimi 225 anni si siano verificati  negli ultimi dieci anni».

Molti piccolo Stati insulari rischiano di ritrovarsi nell'incapacità di assicurare la sopravvivenza della popolazione ed Erick Fernandes, co-responsabile del Global expert team on climate change adaptation, sottolinea: E' ancora presto ma è chiaro che alcuni dei piccoli Stati insulari e le comunità costiere devono cominciare a guardare duramente a queste opzioni. La necessità di adattarsi ai cambiamenti climatici aumenteranno quando la popolazione mondiale raggiungerà i 9 miliardi nel 2050».

L'acidificazione degli oceani. Le barriere coralline sono molto sensibile alle variazioni di temperatura dell'acqua e livelli di acidità. Il rapporto avverte che «Attualmente, si pensa che i livelli di riscaldamento raggiungeranno gli 1,4° C nel 2030, le barriere coralline potrebbero smettere di crescere. Questo sarebbe il risultato di oceani che diventano più acidi come risultato delle elevate concentrazioni di CO2. E con 2.4° C, le barriere coralline in diverse aree possono effettivamente iniziare a dissolversi. Questo può avere profonde conseguenze per le persone che dipendono da loro per cibo, reddito, turismo e protezione della fascia costiera.

Global warming. Secondo il rapporto della Banca Mondiale, «Il verdetto scientifico è senza appello: le attività umane sono responsabili del riscaldamento del pianeta e questo riscaldamento si sta già traducendo in cambiamenti osservabili. La temperatura  media globale non cessa di aumentare, supera attualmente di circa 0,8° C i livelli preindustriali». Benché un riscaldamento del pianeta di 0,8° C possa apparire insignificante, il rapporto sottolinea che «Un aumento da 0,8 a 2,0° C o più porrà dei rischi molto più importanti. Un aumento della temperatura media del pianeta di 4° C si avvicina a delle variazioni storiche conosciute. Sappiamo che un calo della temperatura media globale tra i 4,5 ed i 7° C è stato all'origine dell'ultima era glaciale, periodo durante il quale la maggior parte dell'Europa centrale e del nord degli Usa è stata ricoperta da una coltre di ghiaccio di diversi chilometri di spessore. Ora, cambiamenti climatici  attuali indotti dalle attività umane si misurano non su millenni ma su un secolo».

Ondate di calore. In un mondo più caldo di 4 gradi si moltiplicheranno le onde di calore estreme, nel 2080-2100 nel Mediterraneo le temperature a luglio dovrebbero arrivare a 35° C, circa 9° C in più della media del luglio più caldo previsto attualmente. Il luglio nel più caldo nel Sahara e nel Medio Oriente raggiungerà temperature fino a 45° C, 6-7° C superiori alle attuali.

 

I rischi per i servizi eco-sistemi agli esseri umani. Il  rapporto individua rischi gravi per le incidenze negative sulla disponibilità di acqua, in particolare nel nord e nell'est dell'Africa, in Medio Oriente e nell'Asia meridionale. «Bacini idrografici, come il Gange e il Nilo sono particolarmente vulnerabili. In Amazzonia, gli incendi boschivi potrebbe raddoppiare entro il 2050. Il mondo potrebbe perdere diversi habitat e specie con un 4° C di riscaldamento».

Impatti non lineari Mentre il global warming si avvia a superare  i 2° C, è sempre più forte il rischio che si inneschino elementi lineari di non ritorno. Gli esempi fatti dal rapporto includono la disintegrazione della calotta antartica occidentale che porterebbe ad un più rapido innalzamento del livello del mare, oppure un degrado su vasta scala dell'Amazzonia che colpirebbe drasticamente ecosistemi, fiumi, agricoltura, produzione di energia e mezzi di sussistenza. Questi fenomeni "locali" si andrebbero ad aggiungere nel XXI secolo al global warming che ha un impatto su interi continenti.

E' evidente che alla Cop 18 dell'Unfccc di Doha non ci si possono permettere altri fallimenti o rinvii e che l'attuale impegno non basta, nemmeno quello che la Banca Mondiale espone nel suo rapporto e che la vede coinvolta in iniziative in 130 Paesi per lottare contro il cambiamento climatico.

Nel 2011 la Banca Mondiale ha raddoppiato i fondi destinati alle misure di adattamento ed i Climate Investment che gestisce in 48 Paesi hanno raggiunto i 7,2 miliardi di dollari, permettendo di mobilitare 43 miliardi di dollari supplementari in investimenti nelle tecnologie pulite e per l'adattamento al cambiamento climatico, inoltre la World Bank partecipa sempre più frequentemente ai finanziamenti di progetti che aiutano i più vulnerabili ad uscire dalla povertà, a migliorare le capacità di resilienza al cambiamento climatico ed a ridurre le emissioni. Ma, di fronte al dramma ambientale, sociale, sanitario ed economico che il global warming rappresenta e che il rapporto "Turn Down the Heat  - Why a 4°C Warmer World Must be Avoided" presenta con spietata chiarezza, tutto questo rischia di diventare una goccia d'acqua nell'oceano che risale e che se non cambieremo politiche economiche, utilizzo delle risorse e stili di vita, rischia di diventare una tragedia planetaria senza ritorno per i nostri figli e per gli esseri che condivideranno con loro un pianeta più caldo. Come conclude il rapporto: «La previsione di 4° C di riscaldamento semplicemente non deve essere permesso che si verifichi, questo caldo deve essere respinto. Solo azioni internazionali cooperative possono farsì che questo accada».

Le ondate di calore estremo che, in un mondo senza riscaldamento climatico, non dovrebbero avvenire che una volta ogni centinaio di anni, avverranno quasi ogni estate in molte regioni. La loro incidenza non sarà ripartita uniformemente. Gli aumenti di temperature più importanti dovrebbero esserci nelle aree terrestri e variare da 4 a 10 gradi centigradi. Dovremmo aspettarci degli aumenti di 6° C o più delle temperature mensili estive medie nella regione mediterranea, in Africa del Nord, nel Medio Oriente ed in alcune parti degli Stati Uniti d'America.

Innalzamento del Livello del mare. Entro il 2100 si assisterà verosimilmente ad un aumento da 0,5 ad 1 metro del livello medio dei mari e sono anche possibili livelli più elevati. Alcune delle città più vulnerabili a questo fenomeno sono situate in Mozambico, Madagascar, Messico, Venezuela, India, Bangladesh, Indonesia, Filippine e Vietnam. Le regioni più vulnerabili si trovano nelle zone tropicali, subtropicali e polari, dove molteplici impatti rischiano di addizionarsi. L'agricoltura, le risorse idriche, la salute umana, la biodiversità ed i servizi ecosistemici saranno verosimilmente gravemente colpiti. Queste ripercussioni potrebbero produrre vasti spostamenti di popolazioni, ridurre la sicurezza e perturbare i sistemi economici ed il commercio.

Il rapporto dice che i livelli del mare sono aumentati più velocemente negli ultimi due decenni rispetto al passato, e che questo aumento è stato visto in molte regioni tropicali del mondo. Un fenomeno è in parte dovuto allo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia e dell'Antartico, la rapida crescita delle aree di scioglimento osservata dagli anni '70  nei ghiacci  della Groenlandia è un chiaro esempio della sua crescente vulnerabilità. Nel settembre 2012 il ghiaccio marino artico ha raggiunto un minimo record e «Ci sono indicazioni che i più estesi scioglimenti degli ultimi 225 anni si siano verificati  negli ultimi dieci anni».

Molti piccolo Stati insulari rischiano di ritrovarsi nell'incapacità di assicurare la sopravvivenza della popolazione ed Erick Fernandes, co-responsabile del Global expert team on climate change adaptation, sottolinea: E' ancora presto ma è chiaro che alcuni dei piccoli Stati insulari e le comunità costiere devono cominciare a guardare duramente a queste opzioni. La necessità di adattarsi ai cambiamenti climatici aumenteranno quando la popolazione mondiale raggiungerà i 9 miliardi nel 2050».

L'acidificazione degli oceani. Le barriere coralline sono molto sensibile alle variazioni di temperatura dell'acqua e livelli di acidità. Il rapporto avverte che «Attualmente, si pensa che i livelli di riscaldamento raggiungeranno gli 1,4° C nel 2030, le barriere coralline potrebbero smettere di crescere. Questo sarebbe il risultato di oceani che diventano più acidi come risultato delle elevate concentrazioni di CO2. E con 2.4° C, le barriere coralline in diverse aree possono effettivamente iniziare a dissolversi. Questo può avere profonde conseguenze per le persone che dipendono da loro per cibo, reddito, turismo e protezione della fascia costiera.

Global warming. Secondo il rapporto della Banca Mondiale, «Il verdetto scientifico è senza appello: le attività umane sono responsabili del riscaldamento del pianeta e questo riscaldamento si sta già traducendo in cambiamenti osservabili. La temperatura  media globale non cessa di aumentare, supera attualmente di circa 0,8° C i livelli preindustriali». Benché un riscaldamento del pianeta di 0,8° C possa apparire insignificante, il rapporto sottolinea che «Un aumento da 0,8 a 2,0° C o più porrà dei rischi molto più importanti. Un aumento della temperatura media del pianeta di 4° C si avvicina a delle variazioni storiche conosciute. Sappiamo che un calo della temperatura media globale tra i 4,5 ed i 7° C è stato all'origine dell'ultima era glaciale, periodo durante il quale la maggior parte dell'Europa centrale e del nord degli Usa è stata ricoperta da una coltre di ghiaccio di diversi chilometri di spessore. Ora, cambiamenti climatici  attuali indotti dalle attività umane si misurano non su millenni ma su un secolo».

Ondate di calore. In un mondo più caldo di 4 gradi si moltiplicheranno le onde di calore estreme, nel 2080-2100 nel Mediterraneo le temperature a luglio dovrebbero arrivare a 35° C, circa 9° C in più della media del luglio più caldo previsto attualmente. Il luglio nel più caldo nel Sahara e nel Medio Oriente raggiungerà temperature fino a 45° C, 6-7° C superiori alle attuali.

Calo delle rese agricole.  4 gradi centigradi in più significheranno un calo delle rese agricole in tutto il mondo, con gravi rischi per la sicurezza alimentare futura. «Esperimenti sul campo hanno dimostrato che le colture sono molto sensibili a temperature superiori a determinate soglie» si legge nel rapporto  che cita uno studio che ha rilevato che, in condizioni di siccità senza piogge, ogni grado in più al giorno che superi la temperatura di 30 gradi riduce i rendimenti agricoli dell'1%. Secondo la Banca Mondiale le zone colpite dalla siccità aumenterebbero dal 15,4% del terreno agricolo globale odierno a circa il 44% entro il 2100. Le regioni più colpite nei prossimi 30 - 90 anni saranno probabilmente l'Africa meridionale, gli Usa, l'Europa meridionale e il Sud-Est asiatico. In Africa, il rapporto prevede che, con un aumento delle temperature di 5° C, il 35% del terreno agricolo diventerà scarsamente idoneo all'agricoltura.

I rischi per i servizi eco-sistemi agli esseri umani. Il  rapporto individua rischi gravi per le incidenze negative sulla disponibilità di acqua, in particolare nel nord e nell'est dell'Africa, in Medio Oriente e nell'Asia meridionale. «Bacini idrografici, come il Gange e il Nilo sono particolarmente vulnerabili. In Amazzonia, gli incendi boschivi potrebbe raddoppiare entro il 2050. Il mondo potrebbe perdere diversi habitat e specie con un 4° C di riscaldamento».

Impatti non lineari Mentre il global warming si avvia a superare  i 2° C, è sempre più forte il rischio che si inneschino elementi lineari di non ritorno. Gli esempi fatti dal rapporto includono la disintegrazione della calotta antartica occidentale che porterebbe ad un più rapido innalzamento del livello del mare, oppure un degrado su vasta scala dell'Amazzonia che colpirebbe drasticamente ecosistemi, fiumi, agricoltura, produzione di energia e mezzi di sussistenza. Questi fenomeni "locali" si andrebbero ad aggiungere nel XXI secolo al global warming che ha un impatto su interi continenti.

E' evidente che alla Cop 18 dell'Unfccc di Doha non ci si possono permettere altri fallimenti o rinvii e che l'attuale impegno non basta, nemmeno quello che la Banca Mondiale espone nel suo rapporto e che la vede coinvolta in iniziative in 130 Paesi per lottare contro il cambiamento climatico.

Nel 2011 la Banca Mondiale ha raddoppiato i fondi destinati alle misure di adattamento ed i Climate Investment che gestisce in 48 Paesi hanno raggiunto i 7,2 miliardi di dollari, permettendo di mobilitare 43 miliardi di dollari supplementari in investimenti nelle tecnologie pulite e per l'adattamento al cambiamento climatico, inoltre la World Bank partecipa sempre più frequentemente ai finanziamenti di progetti che aiutano i più vulnerabili ad uscire dalla povertà, a migliorare le capacità di resilienza al cambiamento climatico ed a ridurre le emissioni. Ma, di fronte al dramma ambientale, sociale, sanitario ed economico che il global warming rappresenta e che il rapporto "Turn Down the Heat  - Why a 4°C Warmer World Must be Avoided" presenta con spietata chiarezza, tutto questo rischia di diventare una goccia d'acqua nell'oceano che risale e che se non cambieremo politiche economiche, utilizzo delle risorse e stili di vita, rischia di diventare una tragedia planetaria senza ritorno per i nostri figli e per gli esseri che condivideranno con loro un pianeta più caldo. Come conclude il rapporto: «La previsione di 4° C di riscaldamento semplicemente non deve essere permesso che si verifichi, questo caldo deve essere respinto. Solo azioni internazionali cooperative possono farsì che questo accada».

 

 

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