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Parlo della chiesa cattolica,che sin dalla sua fondazione,ha visto di malocchio tutto ciò che deviava dai canoni ufficiali,tacciando di eresia quello che si scostava da essi.
Nacque così,già durante il concilio di Nicea, un primo indice di opere che un buon cristiano non doveva leggere.
Il che suona quantomeno bizzarro,visto che la gente in grado di leggere un libro,peraltro merce rarissima,la si contava sulla punta delle dita di una mano sola.
I primi scritti ad essere messi all’indice furono quelli di Ario,che contestava la divinità di Gesù,e che per tale motivo venne dichiarato eretico.
I suoi scritti circolavano solo in ambienti ristrettissimi,e continuarono a farlo fino al medioevo,quando,ad essi,si aggiunsero opere importanti,come il De Monarchia di Dante,o anche,incredibilmente,gli scritti commentari di Paolo II,il papa che aveva commentato il concilio di Basilea.
La nascita della stampa a caratteri mobili,con l’invenzione di Guthenberg,dette un formidabile slancio alla diffusione della cultura.
Una delle opere più diffuse,che tra l’altro fu anche la prima ad essere edita,era la Bibbia.

Ed il primo a capirne la fondamentale importanza fu Martin Lutero,autore della prima traduzione in volgare,che di fatto divenne il libro più importante ad essere messo all’indice.
Con la nascita del santo Uffizio,e il contemporaneo affermarsi dell’Inquisizione,venne creato il Cathalogus librorum Haereticorum,che confluì,in seguito,nell’indice Paolino.
Nato in funzione anti protestante,per arginare la diffusione delle opere luterane,divenne ben presto il compendio di tutto ciò che di pericoloso c’era per la dottrina cattolica.
All’interno dell’indice iniziarono ad apparire opere importanti,tra le quali il Decamerone di Boccaccio o quelle di Erasmo da Rotterdam,unitamente a tutte le opere di Machiavelli,insieme a trattati di magia,di stregoneria e di astrologia.
Alla fine del concilio di Trento,subito dopo il 1560,nacque un secondo indice di opere proibite,il codice tridentino,che di fatto riabilitava molti dei libri precedentemente condannati,dando anche la possibilità di leggere la Bibbia in volgare,e mantenendo come eretici i libri più pericolosi,fra i quali il temuto Clavicola Salomonis,
la chiave di Salomone,che si riteneva fosse in grado di evocare demoni.
Con il codice Clementino si ritornò all’antico,e vennero proibite opere fondamentali,come quelle di Copernico,giudicate pericolosamente eretiche.
La Bibbia di Gutenberg
La confusione iniziò a regnare sovrana,soprattutto fra gli editori,che spesso non sapevano quali fossero i testi pubblicabili e quali no;in Spagna,per esempio,la fortissima influenza dell’Inquisizione giunse a censurare molte opere che,viceversa,erano lette in altre parti d’Europa.
Molti processi per eresia vennero istituiti proprio per il possesso di libri proibiti; se c’era un minimo di tolleranza per le opere di alcuni scrittori,il possesso di libri di stregoneria o di negromanzia spesso era un viatico per il rogo.
Nel corso dei secoli successivi,l’indice dei libri divenne sempre più corposo.
Autori importanti videro le loro opere condannate come offensive per la morale cristiana,o anche semplicemente immorali:Leopardi,Cartesio,Zola,Voltaire,i filosofi illuministi,Wilde e molti altri finirono nella lista nera.
Fu papa Giovanni XXIII,nel corso del Concilio Vaticano II prima,e Paolo VI poi,nel 1966,ad abolire definitivamente l’indice.
Che divenne solamente un lontano ricordo dei secoli dell’oscurantismo.
Va detto,per la cronaca,che l’Opus Dei nonostante la pratica di catalogazione dei libri proibiti sia tata ufficialmente abolita dalla gerarchia ecclesiale,continua a tenere un suo indice ragionato di testi considerati anti morale.