Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.
Non sappiamo se fu proprio lui a trafiggere il corpo di Gesu' ormai in croce, con la sua lancia, fatto sta' che tra mito e leggenda questa storia e' arrivata ai tempi d'oggi con molti dubbi e perplessita'.
E' davvero esistita la figura di questo centurione romano nella bibbia?
La lancia di Longino acquisto' realmente i poteri misteriosi di cui tanto narra la leggenda?
Quella ritrovata e' davvero la lancia che trafisse il fianco di Gesu?
Faremo una piccola ricerca alla scoperta di questa misteriosa figura appartenente alla bibbia che incuriosisce molti credenti e studiosi.
Dal Vangelo
"[...] Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato - era infatti un giorno solenne quel sabato - chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocefisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue ed acqua [...]" (GV 19, 31-34).
La lancia di Longino secondo la leggenda veniva chiamata anche in altri modi come Lancia del Destino, Lancia Santa, Lancia di Maurizio o Lancia di Cristo.
Nel VII secolo, nel mondo cristiano, grazie anche ai numerosi ritrovamenti effettuati dai cavalieri crociati in Terra Santa, si assiste progressivamente alla nascita di un fenomeno socio-religioso, la venerazione delle reliquie, che interessa, senza distinzione di ceto, tutti gli strati della società dell’epoca. La maggior parte delle “reliquie” recuperate, consistenti in vari oggetti ritenuti sacri dalla tradizione cristiana ed in pezzi anatomici sottratti alle spoglie mortali dei santi, era, tuttavia, costituita da semplici manufatti spacciati, talvolta anche involontariamente, per cimeli sacri ed esposti a pagamento alla venerazione dei fedeli per finanziare la costruzione delle cattedrali. Le reliquie più ricercate erano indubbiamente quelle relative alla Passione ed alla Crocifissione di Gesù Cristo, intorno alle quali fiorirono numerose leggende, tra cui quella, molto diffusa, secondo la quale S. Elena (257 - forse
Costantinopoli 330 o 336 c.), madre dell’imperatore Costantino il Grande (Naisso, Dacia, 280 – presso Nicomedia 337), recatasi a Gerusalemme nel 323 d.C., rinvenne, nascoste in un anfratto roccioso nei pressi della città, la croce di Gesù e quelle di Disma e Gesta, i due ladroni che vennero crocifissi assieme al Figlio di Dio sul Golgota. La santa portò a Roma il patibulum[1] della croce sulla quale venne crocifisso Disma, il brigante che, poco prima di spirare, riconobbe i propri peccati e chiese a Gesù di accogliere la sua anima nel Regno dei Cieli. La reliquia venne successivamente collocata in Santa Croce di Gerusalemme, ove è attualmente custodita ed è possibile ammirarla. Nel corso dei secoli, tuttavia, il numero delle reliquie della crocifissione aumentò progressivamente e quantunque Gesù si fosse immolato su una sola croce ed i chiodi con cui gli trafissero i polsi ed i piedi fossero stati tre o al massimo quattro, già nel XII secolo, in Europa, esposte nelle varie chiese e cattedrali, era possibile ammirare una decina di croci e non meno di ventisette chiodi!!
Il primo a sostenere l’esistenza di un’altra reliquia legata alla Passione, la Lancia di Longino, fu S. Gregorio di Tours (Clermont 538 c. – Tours 594), nel VI secolo. Secondo i Vangeli Canonici, subito dopo la morte di Gesù, il suo costato venne trapassato da un violento colpo di lancia inferto da un soldato romano. I Vangeli Apocrifi ed una tradizione popolare millenaria riferiscono che, ad oltraggiare il corpo senza vita del Figlio di Dio, fu un centurione romano, Gaio Cassio Longino[2], soprannominato Longino l’Isaurico in quanto originario della provincia di Isauria, situata nell’attuale Turchia. Il Vangelo di Giovanni (Gv 19, 20) riporta che dalla profonda ed ampia ferita inflitta a Gesù fuoriuscirono sangue ed acqua e secondo la tradizione, la lancia del centurione romano, nel momento in cui l’estremità acuminata entrò in contatto con il sangue del Salvatore, acquistò istantaneamente straordinari poteri miracolosi.
La Lancia di Longino è strettamente legata ai miti arturiani ed alle leggende sul Santo Graal, difatti è uno degli oggetti sacri che si susseguono nella “Processione del Graal”, descritta da Chretien de Troys in uno dei primi poemi arturiani dal titolo “Perceval le Gallois ou le Conte du Galle”, scritto intorno al 1190. Esiste anche un poema epico medievale irlandese, il “Da Shea Arturaiokta”, in cui Melora, l’indomita figlia guerriera di Re Artù, grazie alla Lancia Sacra donatale dal Re di Babilonia in segno di gratitudine per aver sconfitto il suo acerrimo nemico, il Re d’Africa, scioglie un potente incantesimo di cui era vittima l’innamorato Orlando.
Secondo la tradizione degli antichi Celti, creature provenienti dalle profondità dello spazio siderale e successivamente divinizzate dal popolo, gli onniscienti Tuatha de’ Danaan, avrebbero regnato, in un remotissimo passato, sull’Irlanda e prima di ritirarsi per l’eternità nel Tir na n’og, il paese dell’”Età dell’oro”, avrebbero omaggiato i propri sudditi con quattro potenti oggetti magici in grado di trasmettere la conoscenza a chiunque ne fosse entrato in possesso; tali oggetti erano la Pietra di Fal, la Spada di Nuada, il Calderone di Dagda e la Lancia di Lugh. Quest’ultima, portentosa arma dai terribili poteri distruttivi e dalla cui estremità scaturiscono scintille e stilla sangue, è talmente potente che, quando il dio Lugh non la brandisce, deve essere immersa nel Calderone di Dagda ricolmo di sangue e veleno, in modo tale che non bruci e distrugga tutto ciò che la circonda.
E’ interessante notare come i quattro oggetti succitati, con delle lievi modifiche dovute alle influenze culturali del cristianesimo, ricorrano, custoditi nel Castello del Graal, anche nelle leggende sul Santo Calice e nei miti di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, come riportato da varie opere della tradizione cavalleresca codificate nella “Materia di Bretagna”. La Lancia di Lugh, difatti, nel corso dei secoli, ha assunto progressivamente connotati cristiani, si è cioè “cristianizzata”, subendo una metamorfosi storico-narrativa e diventando la Lancia di Longino, l’arma magica con cui il re-sacerdote Anfortas, custode del Graal, viene ferito gravemente diventando sterile e divenendo celebre con il nome di “Re Ferito”. Il “Colpo Doloroso” inferto con la Lancia di Longino al “Re Ferito”, conosciuto anche come “Re Pescatore”, rende sterile anche la terra e fa sprofondare l’Inghilterra in un abisso di profonda desolazione, periodo noto come Waste Land, la Terra Desolata. La Spada di Nuada, nel Castello del Graal dei miti arturiani, è un’arma dotata di poteri magici e da essa hanno avuto origine molte altre spade, tutte invariabilmente pervase da una misteriosa e potente forza sovrannaturale quasi senziente: la Spada di Davide o Spada dagli Strani Pendagli, impiegata dal re Varlan per uccidere il re Lambor; la Spada Drnwyn, appartenuta al re Rhydderch il Generoso; la celebre spada nella roccia, che il giovane Artù, sotto la tutela di Myrddyn, meglio conosciuto come Mago Merlino, riuscì ad estrarre senza il minimo sforzo a Londra e che successivamente si spezzò in battaglia; l’Excalibur (o Caliburnus o Caledfwlch o Caladbolg, letteralmente “Fulmine Solido”), forgiata da Wieland, il fabbro degli dei e donata a Re Artù da Viviana, la Signora del Lago; la spada di Carlo Magno, nella cui elsa, secondo la tradizione, venne introdotto uno dei chiodi utilizzati per crocifiggere Gesù e per questo dotata di poteri miracolosi; la Durlindana, la spada che rende invincibile il paladino Orlando nella “Chanson de Roland”. Il Calderone di Dagda è diventato invece la coppa in cui Gesù bevve il vino durante l’Ultima Cena ed in cui, secondo la tradizione, Giuseppe d’Arimatea, ricco commerciante, illustre membro del Sinedrio e discepolo segreto di Gesù, ne raccolse il sangue durante la crocifissione: il Santo Graal. La Pietra di Fal, infine, si è trasformata nel Santo Piatto su cui venne posta la testa di S. Giovanni il Battista. Questi quattro oggetti influenzarono profondamente la cultura dei secoli successivi, a tal punto, secondo alcuni studiosi, da ispirare il disegno dei semi delle carte da gioco italiane; dalla Pietra di Fal/Santo Piatto, difatti, sarebbero derivati i Denari, dalla Spada di Nuada le Spade, dal Calderone di Dagda/Santo Graal le Coppe e dalla Lancia di Lugh/Lancia di Longino i Bastoni.
Esemplari “originali” di Lance Sacre furono esposti nelle chiese di mezza Europa: a Parigi, dove ne fu portato uno al tempo delle crociate, a Norimberga, a Bordeaux, a Mosca, a Vienna, a Cracovia, dove ne fu collocato uno all’interno di una chiesa ed in Vaticano, dove i fedeli poterono venerare ben due lance sacre. La tradizione narra che uno degli esemplari custoditi dalla Santa Sede venne realizzato da Fineas, nipote di Aronne e gelosamente custodito da Giovanni Crisostomo (Antiochia 344 c. – Cumana, Cappadocia 407), uno dei “Padri della Chiesa”. In seguito la lancia venne trasferita da Gerusalemme ad Antiochia, dove fu ritrovata nel 1098 e grazie ad essa, secondo la leggenda, gli abitanti tolsero la città dall’assedio dei Saraceni. Nel XIII secolo re Baldovino II (Costantinopoli 1217 – forse Trani 1274), imperatore di Costantinopoli, consegnò l’arma a Luigi IX (San Luigi; forse Poissy 1215 – presso Tunisi 1270), il quale la collocò nella Sainte-Chapelle a Parigi, dopodiché, nel 1492, venne acquistata da Papa Innocenzo VIII (Genova 1432 – Roma 1492).
La lancia conosciuta come Heilige Lance (Lancia Sacra) ed esposta nella Weltliche Schatzkammer (la Stanza del Tesoro) del palazzo dell’Hofburg a Vienna, sarebbe giunta nelle mani di Maurizio[3] (III secolo), comandante di un distaccamento dell’esercito romano noto come la Legione Tebana. Nel 285 d.C, i 6666 soldati di Maurizio si rifiutarono di prendere parte ad una cerimonia pagana e senza opporre la minima resistenza, si lasciarono trucidare dal generale Massimiano (240-50 – 310), il quale, poco dopo, venne proclamato co-imperatore da Diocleziano (forse Salona o Spalato 243 c. – ivi 313).
La Lancia di Longino passò a Costanzo Cloro (m. 306) e quindi a Costantino il Grande, suo figlio, il quale, abbandonato il paganesimo per abbracciare la fede cristiana, la brandì in occasione della celebre battaglia di Ponte Milvio, durante la quale, nel 312 d.C., sbaragliò le truppe di Massenzio (278 c. – 312) riportando una schiacciante vittoria. Con il trascorrere dei secoli la Lancia Sacra passò di mano in mano, da imperatore ad imperatore e fu grazie ad essa che, secondo la leggenda, nel 385 d.C Teodosio (Cauca, Spagna 347 c. – Milano 395) sconfisse i Goti, nel 425 d.C. il generale Flavio Ezio (390 c. – 453) respinse Attila e Carlo Martello (689 c. – 741), nel 733 d.C., sconfisse gli arabi a Poitiers. La Heilige Lance, in seguito, passò da Carlo Magno (742 – Aquisgrana 814) agli imperatori Sassoni, tra cui Ottone I il Grande (912 – Memleben 973), agli Hohenstaufen, nella persona di Federico Barbarossa (1115 c. – 1190) ed infine agli Asburgo, che la collocarono nella Stanza del Tesoro del palazzo dell’Hofburg a Vienna. Una volta posta all’Hofburg, venne aperta una fenditura nella lama della lancia, all’interno della quale venne introdotto un chiodo ritenuto essere uno di quelli impiegati per crocifiggere Gesù.
Era il 1909 quando un giovane Adolf Hitler si aggirava compiaciuto presso le sale del museo Hofburg di Vienna. Tra i numerosi oggetti esposti, uno solo catturò subito il suo interesse: la Heilige Lanze (La Lancia di Longino).
Così nel 1938, quando Hitler con un atto alquanto discutibile detto "Anschluss", annesse l'Austria alla Germania fu libero di poter realizzare uno dei sogni più segreti: possedere la Lancia di Longino.
A questo punto si potrebbe romanzare la scena: Hitler che solennemente si avvicina alla teca che custodisce la lancia, la apre con timoroso rispetto e mal celata audacia. Osserva la lancia e, lentamente, l'afferra e la alza su di se. Ecco, in quel preciso istante si dovette sentire padrone del mondo.
Dopo che il dittatore nazista prese la lancia, questa fu trasportata a Norimberga, dove fu collocata come reliquia nella Chiesa di Santa Caterina. La storia, adesso, ci ha dimostrato che in realtà la Lancia di Longino non sortì per il dittatore nazista quegli esiti miracolosi e favorevoli che lo stesso si aspettava.
Dopo la sconfitta di Stalingrado, Hitler ordinò che la lancia fosse trasportata in un rifugio a prova di bomba: un'antica galleria sotto la fortezza di Norimberga. Dopo l'attacco definitivo degli alleati alla Germania Nazista del 13 ottobre del 1944, si iniziarono a diffondere leggende circa l'esistenza di un luogo segreto che racchiudeva immensi tesori.
Nell'aprile del 1945 Norimberga venne occupata ed il Borgomastro della città, unico a conoscenza del nascondiglio della lancia, si suicidò. Secondo alcuni, in realtà, il Borgomastro "venne suicidato", infatti dopo la sua morte il suo appartamento venne accuratamente ripulito, come se qualcuno cercasse di nascondere qualcosa.
Gli alleati continuarono nella ricerca, lo stesso Churchill aveva la ricerca della Lancia come priorità e, finalmente, alle 14.10 del 30 aprile 1945, lo stesso giorno e forse lo stesso momento in cui Hitler a Berlino si suicidava, la Lancia di Longino venne recuperata dagli Americani. Il generale Patton, si racconta, fu sul punto di cedere alla tentazione di possederla per sé. Ma poi la sua eccezionale intelligenza fece prevalere il suo buon senso, e la Lancia fu restituita all'Austria, nazione in cui ancora oggi è possibile ammirarla nel Wel-tliche Schatzkammer dell'Hofburg di Vienna.
La leggenda nella leggenda.
In un libro pubblicato nello stato dell'Illinois, a cura del colonnello Howard A. Buechner e del Capitano Wilhelm Bernardt si può leggere che, con ogni probabilità Himmler fece realizzare da un artigiano probabilmente nipponico una copia esatta della lancia e fu proprio questa copia ad essere protagonista delle vicissitudini appena illustrate.

Quella sera (la sera dell'annessione dell'Austria alla Germania), sempre secondo tale pubblicazione, la Lancia fu imbarcata su un sottomarino U-Boat 530 e nascosta successivamente sui ghiacci dell'Antartide. Da qui, in seguito, sarebbe stata recuperata da un fantomatico Ordine dei Cavalieri della Lancia Sacra, che la custodirebbero con l'obiettivo di mantenere la giustizia e la pace nel mondo.
Secondo una tradizione risalente ai Celti, alcune creature provenienti dallo spazio siderale, divinizzate dal popolo con cui entrarono in contatto, avrebbero regnato in tempi molto antichi nell'Irlanda. All'atto di andare via, questi visitatori avrebbero omaggiato i propri sudditi con quattro oggetti magici tra cui la così detta Lancia di Lugh, arma portentosa dalla cui estremità scaturiscono scintille e stilla sangue. La tradizione dice che è così forte la potenza di tale arma che quando non la si usa deve essere immersa in un calderone ricolmo di sangue e veleno per impedire che distrugga tutto ciò che sta intorno.
Fonte www.cerchinelgrano.info
Fonte www.ecn.org