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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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Marte: un deserto o una miniera di misteri?

Dal suo arrivo Curiosity sta scoprendo alcune cose non proprio normali: luci in lontananza, pezzi di plastica, minerali particolarmente lucenti, "fiori" strani, mini coni di roccia. Che cosa sono? Cosa c'è di scientifico in questi misteri? Dobbiamo preoccuparci?
Fin dal giorno in cui il Rover della Nasa Curiosity è atterrato su Marte, si sono susseguiti episodi e scoperte quanto meno "strane": luci in lontananza, pezzi di plastica, minerali particolarmente lucenti liberi nella sabbia del suolo, un “fiore” di origine ignota.

Ad alcuni di questi fenomeni è stata data una spiegazione ad altri non ancora. Ma poi ci sono tanti veri misteri scientifici a cui dare una risposata, come 
alcuni piccoli coni che si elevano per alcuni centimetri dalla roccia di cui si attende spiegazione, la presenza di carbonio 
di cui ancora non è chiara l’origine e altre cose del genere. Il filmato riassume il tutto.La recente notizia di un bagliore avvistato dal rover Curiosity su Marte ha destato interesse sui media e in particolare tra gli esperti e appassionati di ufologia che hanno subito parlato di un’emissione luminosa generata da un’intelligenza aliena. La Nasa naturalmente non ha perso tempo a negare l’ipotesi extraterrestre ricorrendo – come sempre – a spiegazioni a parer mio, superficiali e sbrigative.  Innanzitutto va precisato che gli avvistamenti sono stati due, in due giorni diversi e da angolature differenti, circa nella stessa ora del giorno marziano, cioè al tramonto in direzione ovest-nordovest dal waypoint Kimberley. Il primo bagliore è stato registrato dal sistema di ripresa Navcams di Curiosity in data marziana Sol 588, corrispondente al giorno terrestre 2 aprile 2014 – UTC 09:04:28. Va premesso che le Navcams, cioè le camere di navigazione di Curiosity che riprendono in b/n si trovano su un albero metallico che sovrasta il rover. Il sistema comprende quattro obiettivi sovrapposti: destro A, sinistro A – destro B, sinistro B. Gli obiettivi funzionano come gli occhi umani: sovrapponendo le foto riprese da ognuna delle coppie si può ottenere un’immagine stereoscopica. Ma che cosa è successo in questo caso? Uno degli occhi, quello destro (B) ha visto il bagliore, mentre l’altro occhio, il sinistro (B), non ha registrato alcunché. Fatto strano: vi è mai capitato di osservare una luce lontana e di percepirla da un occhio solo? Direi che sia in pratica impossibile, salvo che non abbiate qualche serio problema alla vista. Ad esclusione di un caso… Aspettiamo però a trarre conclusioni. Passiamo al giorno successivo: Sol 589 su Marte, sulla Terra il 3 aprile 2014 UTC 10:00:03, ecco apparire attraverso l’occhio destro (B) delle Navcams, ancora una volta lo stesso bagliore. Naturalmente, nel frattempo, in circa 25 ore terrestri, il rover si è mosso raggiungendo l’altro versante di una collinetta che s’intravede sulla sinistra nella foto del giorno prima. Guarda caso, anche in questa occasione, l’occhio sinistro delle Navcams non percepisce alcun bagliore. Come può essere accaduto tutto ciò? Vediamo come la Nasa spiega il mistero: “One possible explanation for the bright spot in this image is a glint from a rock surface reflecting the sun.  Another is a cosmic ray hitting the camera’s light detector, a CCD (charge-coupled device). Cosmic ray patterns in Mars rover images vary from a dot to a long line depending on the angle”. In poche parole, la Nasa ci spiega che il bagliore può essere stato causato da una roccia che ha riflettuto la luce del sole al tramonto, oppure da un raggio cosmico peregrino che in due giorni diversi ma circa alla stessa ora ha colpito lo stesso occhio delle Navcams. Ma come può essere accaduto tutto questo se nel frattempo il rover si è mosso? Se le cose fossero andate come spiega la Nasa, nel primo caso (pietra riflettente) l’emissione luminosa ripetutasi per due giorni consecutivi dovrebbe aver avuto un ampio angolo d’irradiazione per essere vista anche dalla nuova posizione; ancor più facilmente, però, sarebbe stata rilevata dall’occhio sinistro delle Navcams. Ma questo non è avvenuto.  Nel secondo caso, invece (raggio cosmico), dovrebbe essere accaduto lo stesso fenomeno sulla medesima videocamera a 25 ore terrestri di distanza. Non vi sembrano entrambe spiegazioni forzate? Poco più sopra ho lasciato in sospeso una possibile soluzione dell’enigma. Adesso, capovolgendo il punto di osservazione, provo ad avanzare un’ipotesi. Qualche scettico storcerà il naso, perché per far ciò, avrò bisogno di un intervento “esterno”, più esattamente “alieno” del tipo omini verdi o grigi, a vostro piacimento. Supponiamo che una pattuglia di questi omini dotati di un’apparecchiatura laser abbia individuato il rover e abbia eseguito un rilevamento di telemetria dirigendo il raggio in un punto preciso, cioè l’occhio destro B delle Navcams. E’ evidente che, per la natura dei raggi laser di poter concentrare la luce in una minuscola superficie, l’occhio sinistro B non ha visto nulla. La stessa cosa è avvenuta il giorno successivo. Se poi non si è trattato di telemetria ma di lanciare un messaggio ottico, l’operazione è pienamente riuscita. Oserei dire che in questo secondo caso gli omini hanno fatto tesoro dell’insegnamento di Marshall McLuhan: il medium è il messaggio. Quale messaggio più chiaro di quello appena ricevuto?Una provocazione e immagini tutte da vedere e da valutare. Ovviamente, per esprimere un parere in libertà. E’ questo il senso del post, firmato dal collega Tetricus, che pubblico e porto alla vostra attenzione.
Da Rocknest, il rover Nasa Curiosity ha eseguito una serie di foto panoramiche di Marte che opportunamente assemblate hanno permesso di ottenere una successiva panoramica a 360° con una definizione di un miliardo di pixel. L’immagine navigabile si trova a questo indirizzo. Vi propongo alcune immagini che ho ritagliato dal mosaico sulle quali ritengo sia obbligatoria una riflessione. La più appariscente è quella di un essere umano – avete capito bene, un essere umano, homo sapiens sapiens – che giace prono. La posa del corpo è caratteristica di una persona che nell’imminenza della morte cerca istintivamente di proteggere il capo con le braccia. Ho accostato alla foto quelle di due calchi in gesso provenienti da Pompei che ci restituiscono la vivida corporeità di due vittime dell’eruzione del Vesuvio nello spasimo della morte. Come potete constatare voi stessi, non si notano differenze sostanziali. Che dire? Certamente quando le immagini custodiscono un messaggio così completo, è difficile aggiungere alcunché. Rimane soltanto da stabilire se l’essere ritratto nella foto sia un fossile o un corpo mummificato. Azzardo a dire che è entrambe le cose. Supponiamo che un evento tanto catastrofico quanto improvviso abbia colpito Marte in un tempo indeterminato della sua lunga storia strappando via l’atmosfera e l’acqua in pochi secondi, tanto che ogni essere vivente, privato dell’habitat, sia rimasto fotografato nel momento della morte, come a Pompei. Non conoscendo con esattezza quale possa essere stato l’evento, non so individuare il processo che ha permesso di conservare i corpi. Parlo al plurale, perché l’area sottostante Rocknest è prodiga di enigmi alcuni dei quali mi permetto di sottoporvi. Li ho raccolti in quattro collage: 1) sculture, 2) oggetti, 3) animali, 4) costruzioni. Alcuni già li conoscete come la testa di cavallo e la statua dal volto felino; ne ho selezionati altri per sottoporli alla vostra riflessione, perché esaminando le immagini trasmesse dal rover nei mesi successivi, non è più apparso nulla di paragonabile. Difficile sostenere che si tratti, nella totalità, di pareidolie, perché, sul piano statistico, è difficile che si manifestino così numerose nello stesso luogo, mentre in altri luoghi siano completamente assenti. La riflessione che vi richiedo è anche una provocazione nei confronti della Nasa che ben conosce quel luogo, ancor prima che vi scendesse la sonda Curiosity, tanto da averlo selezionato con il pretesto di studiare la stratigrafia del Monte Sharp. Guarda caso però, prima di raggiungere l’obiettivo,  il rover si attarda su Rocknest e di lì trasmette per vari giorni decine di foto ad altissima definizione. Da che cosa è attratto? O meglio: di che cosa cerca la conferma? Un’ultima notazione: a lato del mosaico della Nasa sono presenti numerose miniature che linkano luoghi e oggetti caratteristici. Oltre a un oggetto brillante riconosciuto come un frammento del paracadute della sonda, vengono anche segnalate una pietra a “forma di disco” e una formazione rocciosa a “forma di uccello”, cose tra l’altro del tutto secondarie, se non svianti. Viene perciò il sospetto che con questo suggerimento la Nasa voglia tracciare una linea guida cui l’osservatore è invitato ad attenersi. Come se ci dicesse: badate bene che qualsiasi altra anomalia potesse apparire ai vostri occhi è soltanto la “forma di” qualcosa ma non la cosa in sé, o al più un oggetto proveniente dalla sonda. Conclusione: quanto la Nasa è disposta a pagare in termini di credibilità davanti  all’opinione pubblica, continuando a negare ciò che non è più un sospetto ma un’evidenza? Quousque tandem?
Tetricus

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