Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.
Il ciclismo, segnato da una morte legata alla droga: la vittima quaesta volta è un ragazzo che aveva dedicato la sua vita, alla bici e ad un sogno. Il 14 febbraio di nove anni fa Marco Pantani lasciava questo mondo per entrare nella leggenda, con un epilogo tra i più tristi che si sarebbero potuti prevedere (e purtroppo per i grandi miti dello sport, della musica, dell'arte, spesso il finale è tragico) per un campione della sua stoffa.
Il corpo del Pirata di Cesenatico venne trovato privo di vita la sera del 14 febbraio del 2004 in un anonimo residence di Rimini, stroncato a causa di un edema polmonare e cerebrale dovuto ad un'overdose di cocaina. Una morte assurda, triste epilogo di un campione che venne lasciato solo ed isolato proprio da quel mondo, il ciclismo, che lui stesso aveva avvicinato alla gente con le sue imprese, le sue scalate, le sue battaglie.
Pantani torna a far parlare della sua gloria e dei suoi fantasmi grazie a uno spettacolo teatrale che nelle prossime settimane farà tappa in diverse città italiane. "Pantani", questo il titolo della rappresentazione, è scritto e diretto dal regista Marco Martinelli, titolare del Teatro delle Albe di Ravenna e di moltissimi lavori che hanno raccolto gli applausi del pubblico in tutta la penisola. «Martinelli mette in scena una veglia funebre e onirica, affollata di personaggi che, come un rito antico, ripercorre le imprese luminose dell'eroe», recita la cartella stampa dello spettacolo, che prosegue spiegando le logiche di una rappresentazione che prende le mosse dal libro "La morte di Pantani" del giornalista dell'Equipe, Philippe Brunel. Ma tutta la storia della sua morte che affibia tutto la colpa alla droga non convince:
"L'ematocrito è la percentuale del volume del sangue occupata dalla componente cellulare: la restante è occupata dalla parte liquida o plasma. Il suo valore normale si situa dal 35 al 47% per le donne, mentre normalmente per il sesso maschile è più alto (42-52%).
è un indice molto importante nella valutazione di un eventuale stato anemico, poiché in tal caso il valore dell'ematocrito risulta diminuito.
Al contrario, tale valore aumenta in tutte quelle situazioni nelle quali si ha esuberante produzione di globuli rossi e di emoconcentrazione, con conseguente riduzione della frazione plasmatica del sangue (policitemia).
Esistono condizioni fisiologiche, come la gravidanza, in cui si instaura una cosiddetta "anemia fisiologica". Con questo termine si intende specificare che l'ematocrito, a causa dell'aumento della componente plasmatica del sangue, risulta "diluito", e si situa quindi a valori leggermente più bassi di quelli normalmente presenti nel sangue della donna al di fuori della gravidanza.
In alcuni sport, come il ciclismo, il regolamento impone un limite massimo al valore dell'ematocrito degli atleti per tutelare la loro salute e non per prevenire la pratica del doping. L'atleta il cui valore supera il limite viene escluso dalla competizione a scopo cautelativo, non squalificato in quanto un valore di ematocrito eccessivo non è considerato doping." (Fonte: Wikipedia)
Da questa definizione di ematocrito bisogna necessariamente partire per capire quello che è stato il motivo scatenante di tutta la "vicenda Pantani". Quel 5 Giugno 1999 il suo valore di ematocrito era inspiegabilmente pari al 52%, nonostante il suo valore medio si attestasse intorno al 45%. Un risultato del genere lascia sbigottiti, tenendo conto che era già stato controllato con la Maglia Rosa sulle spalle nei giorni precedenti.
Ma il centro della questione è che avere un valore di ematocrito alto non ha nulla a che vedere con l'assunzione di sostanze dopanti. Nella stessa misura in cui era improbabile uno sbalzo così improvviso del valore di ematocrito, era altrettanto improbabile che Pantani avesse tentato una "furbata" a quel punto del Giro d'Italia. Insomma qualcosa non è mai quadrato e nulla è mai stato chiarito in merito, anche sul fatto che gli esami eseguiti autonomamente (ma non ammissibili come prova da parte dell'UCI) immediatamente dopo la squalifica risultarono in regola.
E' quindi evidente che nei fatti non è mai stato dimostrato che Marco Pantani fosse un dopato o che avesse assunto qualsiasi tipo di sostanza illecita nel corso della sua carriera; tantomeno a Madonna di Campiglio. Questo è il grande paradosso della vicenda Pantani.
Questo paradosso può essere allargato a tante altre vicende nel ciclismo degli ultimi dieci anni. Il ciclismo è l'unico sport in cui i corridori devono dare praticamente una reperibilità costante anche nei periodi senza gare al fine di essere sottoposti in ogni momento a controlli antidoping a sorpresa da parte delle società e dell'Unione Ciclistica Internazionale. Eppure è l'unico sport su cui viene gettato fango quotidianamente e che viene etichettato come lo sport "dei dopati", come se fosse l'unico in cui qualcuno, perché sempre di una minoranza si parla, bara.
Forse però è l'unico sport in cui la lotta al doping da parte della Federazione internazionale (la già citata UCI) fa poco o nulla per dare regole certe e soprattutto uguali per tutti.Così dopo la recentissima Operacion Puerto che ha sconvolto il mondo del ciclismo si sono create situazioni a dir poco imbarazzanti per cui corridori come Ivan Basso, Alberto Contador (vincitore dell'ultimo Tour de France) e altri sono stati denigrati e in alcuni casi squalificati o licenziati dalle loro squadre, senza prove praticamente solo sulla parola di qualcuno; qualcun'altro come Oscar Sevilla, Angel Vicioso e Alejandro Valverde sulle stesse basi sono stati lasciati liberi di continuare a correre e a vincere.
Tutto ciò per dire che il mondo del ciclismo andrebbe profondamente rivoluzionato ai cosiddetti "piani alti" e che anche il sacrificio sportivo (e purtroppo successivamente anche umano) di Marco Pantani è stato con tutta probabilità solamente un danno collaterale di qualche gioco di potere di cui, con altrettanta probabilità, non verremo mai a conoscenza.
Potrebbe