Un esperimento ben congegnato ha dimostrato che tutti gli uomini possiedono una capacità precognitiva inconscia, ossia che possono letteralmente presentire cose non ancora accadute. Per rispondere a questa domanda qualche decina di anni fa fu realizzata l'indagine statistica dall'americano W.E. Cox, effettuata nel 1956 su passeggeri di treni.
Cox, studiando un numero particolarmente alto di dati, rilevò e concluse che "il numero dei viaggiatori su una data linea tende a diminuire con l'approssimarsi di un disastro ferroviario su quella linea stessa, come se parte di coloro che avrebbero dovuto prendere un dato treno destinato alla disgrazia ne fossero stati dissuasi da un oscuro presentimento."
Molti altri studi sono stati compiuti in seguito, di questo tenore, ma mai con la completezza e la puntualità di Cox.
In realtà nei casi descritti da Cox dovrebbe parlarsi, tecnicamente, di 'pre-cognizione inconscia'. Vi sono infatti casi catalogati e studiati di persone che preconizzano 'coscientemente', cioè dichiarano di prevedere fatti o situazioni che dovranno verificarsi nel futuro.
Qui invece si tratterebbe di 'precognizioni inconsce' che spingono o spingerebbero le persone a 'sentire' l'approssimarsi di una situazione negativa o luttuosa.
Ma d'altronde, quanti di noi potrebbero raccontare episodi personali, di tale tenore ?
Si avanzano dubbi, quando si affrontano questi temi, di suggestioni, casualità, coincidenze. Eppure, studi molto seri condotti anche negli anni '90 negli USA da istituzioni pubbliche hanno concluso che facoltà psichiche extra-sensoriali esistono, e che anzi 'è inutile spendere nuovi fondi o finanziamenti per la dimostrazione di un dato ormai ritenuto evidente'.
Forse ad essere più precisi dovremmo parlare di pre-sentimento (sentire le emozioni prima del tempo) che di pre-cognizione (comnoscere gli eventi in anticipo), come sarà chiarito fra poco, anche se la differenza può essere sottile.
Ma veniamo alla descrizione dell’esperimento ideato a metà degli anni '90 del 20° secolo da Dean Radin e da suoi colleghi della University of Nevada di Las Vegas.
Un computer mostra ad una persona delle immagini ad intervalli regolari mentree dei sensori elettro-dermici (che misurano la resistenza della pelle) collegati alle dita ed interfacciati ad un computer compiono un monitoraggio continuo e permettono di tracciare un grafico della risposta emozionale. Col variare dello stato emotivo infatti varia l'attività delle ghiandole sudorifere e cambia la resistenza della pelle misurata dal sensore. Le immagini che vede il soggetto dell'esperimento sono selezionate in maniera casuale (tramite una funzione random)da un computer, restano sullo schermo per 3 secondi, poi c’è una pausa di 5 secondi in cui lo schermo appare vuoto e poi si ricomincia con l’immagine successiva.
Le immagini sono scelte a caso fra un numeroso archivio che contiene in egual numero
a) immagini tranquille di sfondi e paesaggi
b) immagini crude di guerra, sangue, violenza
c) immagini di natura sessuale/erotica
Orbene, si è visto innanzitutto che le immagini di tipo a (tranquille) non causano nessun cambiamento nella resistenza misurata dai sensori (la curva nel grafico resistenza-tempo è quasi piatta) mentre le immagini di tipo b (violente) e soprattuto quelle di tipo c (sessuali) causano un'impennata della resistenza.
La cosa incredibile è che il segnale di risposta (l'impennata della curva nel grafico resistenza-tempo) alle fotografie di tipo b e c è stato registrato quasi sempre in anticipo di 3 secondi sulla visione della foto stessa.
Dirk Bierman, docente di psicologia di Amsterdam ha replicato indipendentemente questo tipo di esperimento ed ha verificato che l'effetto è più appariscente con le immagini erotiche. Il biologo Rupert Sheldrake è stato uno dei soggetti che si è sottoposto all'esperimento con esito positivo: "L'incremento repentino della mia attività elettro-dermica inziava 5 secondi prima che le immagini erotiche comparissero sullo schermo".
Di questi esperimenti potete avere ulteriori dettagli leggendo il libro di Dean Radin The conscious universe, Harper Edge, San Francisco 1977.
Questi sono solo alcuni (spero di avere il tempo di discutere anche degli altri, che sono persino statisticamente più signficativi) esperimenti che provano senza ombra di dubbio che la capacità di precognizione/presentimento è patrimonio comune della razza umana (altri esperimenti hanno provato che tale capacità è condivisa con molti altri animali, ma anche di questo conto di parlare in seguito).
Insomma, per quanto possa sembrare incredibile, abbiamo esperimenti scientifici che ci permettono di ipotizzare che la preveggenza (e quindi la profezia) siano possibili, che la nostra mente può guardare in avanti nel tempo. In tal modo siamo portati a riconsiderare la nostra idea del tempo (almeno quella che ci è stata mutuata da una scienza oltremodo dogmatica).
Certo, questo ed altri esperimenti pongono numerosi quesiti di ordine psicologico, scientifico e filosofico. La mente il cui intento fosse diretto con precisione potrebbe conoscere il passato come il futuro? Il futuro è già scritto? Esiste il destino? Il futuro è delineato con precisione o ne sono delineate solo le lineee guida? Se possiamo precognizzare il futuro leggiamo il libro del destino così come sarà o leggiamo su un libro quello che dovrebbe essere il destino più probabile? La cognizione (almeno per somme linee) del futuro può servire ad influenzarlo oppure il destino si avvera ugualmente nonostante i nostri tentativi di cambiarlo?
Lo so, potrebbe girare la testa nel cercare di rispondere a queste domande, ed è fin troppo facile cercare di riacquistare una sicurezza emotiva dicendo "no, non è vero, sono tutte menzogne". Ma il bello è che non solo gli esperimenti sono stati replicati, ma che tutti noi abbiamo possibilità di renderci conto di quanto possiamo a volte predire il futuro senza bisogno di alcuna pparecchio computerizzato. Basterebbe infatti analizzare i nostri sogni scrivendo ogni mattina appena svegli la loro descrizione su un diario per poi verificare quante volte tali sogni nascondano delle premonizioni. Le premonizioni non sono una caratteristica di alcune persone, bensì di TUTTI coloro che si sensibilizzano a queste "avvisaglie" che la mente umana puo' produrre, in quanto l'inconscio e' in costante colloquio con la memoria Universale.