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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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Predire il futuro oppure 'sentirlo'?

Una delle più importanti riviste americane di psicologia pubblicherà il lavoro di un professore che sostiene di aver dimostrato che gli eventi non ancora accaduti possono influenzare quelli presenti. Una curiosità, anzi due: la prima è che Hyman prima di diventare psicologo faceva il cartomante, mentre Bem si è occupato a lungo di sessuologia (è autore di un libro: “Quando l’esotico diventa erotico: correlate biologiche dell’orientamento sessuale”) e nei test adoperati ha notato che i soggetti prevedevano meglio l’uscita di figure erotiche in luogo di altre più anonime. 

NON c'entrano i tarocchi, né la palla di cristallo e nemmeno i fondi di caffè. Il futuro si può "sentire". A dirlo non è un manipolo di chiaroveggenti e fattucchiere ma un gruppo di scienziati della Cornell University 1 di Ithaca, nello Stato di New York. Il loro articolo, intitolato appunto "Feeling The Future", è il primo studio su fenomeni tipicamente considerati paranormali a essere stato ammesso su una rivista di psicologia "seria", in questo caso il Journal of Personality and Social Psychology 2. I folli sarebbero Charles Judd, direttore dell’autorevole Journal of Personality and Social Psychology e il prestigioso docente della Cornell, professor Daryl J. Bem. Un altro celebre professore emerito dell’Università dell’Oregon, Ray Hyman, avrebbe commentato l’uscita della rivista con le seguenti parole: “E’ follia, pura follia. Non posso credere che un giornale così importante pubblichi un lavoro come questo”.

Finora, frasi del tipo "me lo sentivo" o "sapevo che sarebbe successo" sono sempre state bollate dalla scienza come pure suggestioni. Daryl Bem e colleghi, tuttavia, sono convinti che non sia così. Per dimostrarlo hanno aspettato otto anni, nel corso dei quali hanno raccolto una "massa critica di dati" sufficiente a contrastare le obiezioni dei revisori che avrebbero passato al setaccio il loro lavoro. E ci sono riusciti: l'articolo uscirà entro fine anno ma ha già suscitato un dibattito destinato a fare parecchio rumore.

Indagando il fattore "psi".
Il termine chiave con cui psicologi e altri studiosi si riferiscono a fenomeni inspiegabili è il fattore "psi": con questa lettera greca, spiega Bem nel suo articolo, "vengono indicati tutti quei processi anomali di trasferimento di energie e informazioni che non hanno una spiegazione fisica o biologica". Tra questi, la telepatia, la chiaroveggenza, la psicocinesi (ovvero l'influenza apparente di pensieri e intenzioni su processi reali indipendenti), la precognizione e la premonizione di eventi futuri. La grande maggioranza del mondo accademico, soprattutto in psicologia, non crede in questi fenomeni, eppure il rigore scientifico degli esperimenti presentati da questo professore della Cornell University 3 - che per inciso è sì un appassionato di fenomeni paranormali, ma anche uno psicologo stimato a livello internazionale per i suoi lavori sulla percezione del sé - ha lasciato attoniti anche i più ferventi oppositori dell'esistenza di psi.

Prevedere il futuro.
Per riuscire a dimostrare l'esistenza di una "specie di relazione" tra eventi che devono ancora accadere e le decisioni che prendiamo nella vita quotidiana, lo psicologo ha esaminato oltre mille studenti volontari, sottoponendoli a nove esperimenti. La novità dell'approccio sta nell'aver preso in considerazione fenomeni ben noti, invertendone però l'ordine logico-temporale. In sintesi, ciò che di solito viene interpretato come la causa di un comportamento, negli esperimenti è stato mostrato o raccontato solo dopo il verificarsi dell'evento stesso. I risultati - considerati statisticamente rilevanti in otto casi su nove - hanno mostrato che i processi analizzati funzionano anche se la causa arriva dopo la scelta, come se le nostre azioni fossero il frutto di qualcosa che deve ancora avvenire.

Sperimentare la premonizione.
In uno di questi esperimenti, ad esempio, Bem ha testato un fenomeno psicologico studiato a lungo: il priming affettivo. Nello scenario classico una persona, dopo aver osservato un parola su uno schermo, deve giudicare nel più breve tempo possibile se un'immagine è piacevole o meno. Da tempo è stato notato che se la parola che precede l'immagine ha un significato inverso rispetto alla figura (ad esempio, l'aggettivo "brutto" e un disegno piacevole) le persone impiegano più tempo a rispondere. Il ricercatore americano ha dunque rigirato l'esperimento: i partecipanti vedevano l'immagine e dovevano esprimere un giudizio prima di leggere. Stranamente, anche in questo caso quando la parola (scelta casualmente dal computer solo dopo la risposta) aveva un significato opposto, i soggetti impiegavano più tempo a esprimere un giudizio. Allo stesso modo, Bem ha testato altri effetti psicologici come l'attrazione verso cose piacevoli, l'istinto ad allontanarsi dai pericoli, la facilità con cui si richiamano parole e oggetti già visti: in tutti i casi, ha invertito l'ordine temporale, ottenendo sempre come risultato la conferma della retroattività della causa.

Fisica o evoluzione?
Riguardo le origini di questa capacità, lo psicologo non ha dubbi: una volta apparsa, psi è stata selezionata positivamente per gli indiscussi vantaggi che porta con sé. La possibilità di predire la presenza di pericoli così come di prevedere dove c'è qualcosa di attraente avrebbe conferito e continuerebbe a conferire benefici notevoli a chi la possiede. Ma come giustificare tali fenomeni? Su questo Bem mette le mani avanti, scrivendo che spesso nella scienza i dati empirici arrivano quando le spiegazioni non sono state ancora neanche immaginate e che varie altre teorie ritenute impossibili si sono poi rivelate vere. A metafora delle sue scoperte, prende l'esempio della meccanica quantistica: all'inizio - ricorda lo psicologo - anch'essa fu oggetto di numerosissime critiche, eppure oggi è la teoria su cui poggia gran parte della fisica moderna

Le reazioni.
Com'era prevedibile, lo studio ha suscitato un certo clamore nel mondo accademico. A passarlo al vaglio è stato un team di quattro revisori, che pur avendo suggerito delle modifiche non hanno riscontrato alcuna incongruenza di fondo. "Personalmente, credo che tutto ciò sia ridicolo e non possa essere vero - scrive su Psychology Today 4 Joachim Krueger, psicologo della Brown University (Providence) che ha fatto di tutto per trovare un tallone d'Achille al lavoro di Bem - tuttavia dal punto di vista della metodologia e di come è sono stati disegnati gli esperimenti, lo studio è inattaccabile". Charles Judd, responsabile editoriale della pubblicazione sul Journal, ha fatto sapere che l'articolo sarà accompagnato da un editoriale che solleverà dei dubbi. "La speranza - ha precisato - è che altri studiosi colgano la sfida e provino a replicare questi risultati". Finora si è cimentato solo un gruppo dell'Università di Pittsburgh, ma senza successo (forse per aver utilizzato un questionario via internet). Daryl Bem, intanto, ha affermato di essere già stato contattato da decine di ricercatori con la richiesta di maggiori dettagli.

Credere l'impossibile.
Prevedendo lo scetticismo che avrebbe incontrato (anche se per questo non ci voleva una gran psi), Bem conclude il suo articolo con una citazione da Alice nel paese delle meraviglie, il capolavoro con cui Lewis Carroll ha fatto sognare intere generazioni di bambini. Al termine del suo incontro con la Regina di Cuori, Alice esclama: "Non si può credere a una cosa impossibile!". "Oserei dire che non ti sei allenata molto", risponde la Regina. "Quando ero giovane, mi esercitavo sempre mezz'ora al giorno. A volte riuscivo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione". Siete più convinti ora?

Ma cosa avrebbe detto il prof. Bem in quest’articolo? Nientemeno che, dopo nove anni di ricerca e il coinvolgimento di oltre mille soggetti che si sono prestati all’esperimento, c’è una seria possibilità che esista la chiaroveggenza e si può, in certi casi, conoscere in anticipo il futuro.

In Italia ancora nessuno ha protestato, ma la Rivista “Psicologia contemporanea” (che esce edita da Giunti ed è diretta da Anna Oliverio Ferraris dellUniversità di Bari) nel fascicolo 223 di gennaio-febbraio 2011, a sua volta ha pubblicato una notizia a cura di Nicoletta Beschin, dal titolo “Leggere il pensiero?”

L’abilità di predire il comportamento altrui, ricorda l’A. nonché intenzioni, desideri e stati mentali, è un’abilità esclusivamente umana. Ma come fa il cervello a predire? Intanto, per le proprietà appena citate, non si tratta solo di telepatia pura perchè, in effetti, noi siamo in grado anche di capire cosa sta provando l’altro o addirittura di metterci nei panni dell’altro. Queste capacità, tuttavia, nulla hanno a che vedere con la telepatia nel senso di extra sensorial perception, ma si tratta pur sempre di un’attività parallela alla coscienza, perché il grado di immedesimazione nell’altro implica comunque una sensibilità intuitiva sulla quale poco o nulla conosciamo.

Scrive Nicoletta Beschin che il Prof. Kobbe e i suoi colleghi dell’Istituto di Neuroscienze e medicina del Centro di Ricerca Juelich e della Clinica Neurologica Universitaria di Colonia (Germania) “hanno condotto uno studio volto a comprendere la capacità di inferire pensieri e emozioni” (Rivista Cortex, 46,769-780, 2010).

I ricercatori hanno applicato una stimolazione elettrica transcranica a quella parte del cervello che si pensa sia coinvolta nella capacità di inferire i pensieri: la corteccia prefrontale dorso laterale destra. La stimolazione transcranica provoca una temporanea interferenza che avrebbe delle ripercussioni solo sull’abilità di inferire le emozioni. Come è stato provato in questo studio, ci sarebbero perciò luoghi del cervello diversi deputati alle specifiche inferenze. Uno dei ricercatori, il professor Brand, sottolinea come per compiere questa complessa abilità cognitiva sembri indispensabile possedere flessibilità cognitiva e capacità di passare da un compito all’altro”.

In definitiva queste capacità, legate soprattutto alle funzioni esecutive del lobo frontale, appaiono principalmente in chi possiede un modalità di pensare molto flessibile, cioè più pulsione verso la comprensione dell’altro. Uno stato d’animo, direi, di tipo buddistico, ma anche intellettualmente più etico e sano.

 

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