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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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REGISTRO AKASCICO

L'Akascia, è una vibrazione energetica in grado di mantenere la registrazione dei ricordi nel tempo, e forma un "serbatoio" di ricordi ove tutto è registrato, Anche il pianeta Terra ha una sua memoria Akascica dove i chiaroveggenti esperti possono leggere tutto ciò che è avvenuto dal momento della sua creazione.

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Quando l'attenzione si sofferma su qualcosa che richiama uno di queste "forme pensiero" o modelli vibrazionali, il suo contenuto appare nella mente e attraverso il cervello eterico essere trasmessi al cervello fisico e quindi percepiti. Questo serbatoio di ricordi, contiene qualunque pensiero, emozione e percezione sui quali ci siamo soffermati durante la nostra esistenza.

I cultori della Tradizione parlano, a questo proposito, dell'Akasa (o Akasha), una realtà dimensionale diversa dalla nostra, ma in qualche modo parallela e, a determinate condizioni, comunicante con essa...
Si tratterebbe di una sorta di grande "deposito cosmico" ove sussistono, in una condizione intermedia tra la fisica e la psichica, tutti gli enti che sono stati, che sono e che saranno, tutti i mondi possibili che la mente può evocare, compresi i sogni a occhi aperti dei bambini.

Un famoso medium polacco, Klusky, da bambino, si ritraeva per ore e ore in un misterioso "Regno della Talpa" popolato di creature simili a quelle di "Alice nel paese delle meraviglie".
Quando i suoi familiari gli chiesero una qualche prova della realtà di quel magico mondo, poterono udire distintamente, nel silenzio della stanza, i movimenti felpati di un essere che ricordavano quelli della talpa: essere che, evidentemente, aveva varcato il debole confine esistente fra la nostra dimensione e quella del "deposito cosmico" ove vivono, di una loro vita misteriosa, le creature del sogno, del desiderio, dell'immaginazione - e anche quelle della paura.

Vi è una novella di Boccaccio che descrive la fioritura di un giardino, nel cuore del crudo inverno friulano, operata da un mago in una sola notte, senza far ricorso ad alcun mezzo materiale.
Si dirà che questa è letteratura. Eppure abbiamo testimonianze di fatti analoghi che sono realmente accaduti nel corso della storia e che sono stati osservati da numerose persone e tramandati da testi scritti.
Ricordiamo, fra tutti, due episodi che ebbero come protagonisti due eminenti figure della tradizione cristiana: sant'Alberto Magno (1183 ca.- 1280) e san Giovanni Bosco (1815-1888).

Cominciamo dal primo, così come è stato tramandato da cronisti del XIII secolo.

«Un giorno, Alberto convitò in Colonia Guglielmo II conte d'Olanda.
Benché si fosse nel colmo dell'inverno, fece apparecchiare le tavole nel giardino del convento. Gli ospiti lo trovarono ricoperto di neve, ma si erano appena seduti che la neve sparì ed il giardino olezzò di fiori fragranti, mentre gli uccelli volavano intorno come d'estate e gli alberi s'ammantavano di verde...»

Il secondo episodio, relativo a san Giovanni Bosco, è molto più vicino a noi nel tempo: risale, infatti, al 1862. Siamo in Piemonte, nel mese dicembre: è nevicato abbondantemente la campagna è ricoperta da uno spesso strato di neve.

Nel tardo dicembre del 1862, don Bosco venne invitato dai marchesi di Sommariva, suoi benefattori.
Durante quei giorni, la neve era caduta abbondantemente su tutto il Piemonte. La temperatura era rigida e il cielo, colore del piombo, minacciava dell'altra neve.
Il giardino del castello dei marchesi di Sommariva era quasi sepolto sotto uno strato di neve.
Don Bosco si fermò a guardare quello spettacolo insolito della natura. Guardò quella immensa distesa bianca; guardò il giardino e soprattutto i grandi rosai...
Il giorno dopo, i marchesi di Sommariva videro con meraviglia e con una certa apprensione che il brullo rosaio era quasi completamente fiorito.
Questo episodio venne in seguito testimoniato da diverse persone. Degne di fede. (...)
E non basta. Sembra che le rose fiorite nel giardino dei Sommariva siano durate parecchi giorni, senza risentire minimamente della temperatura particolarmente rigida.»

"Akasa" è un termine indù che significa "spazio", pertanto indicherebbe uno spazio, non in senso strettamente fisico, o - se si preferisce - una dimensione, in cui gli eventi vengono "registrati" e che persone dotati di particolari facoltà sarebbero in grado di "leggere", vedere o udire.

L'idea dell'"Akasa", pur restando una probabilità, presenta aspetti indubbiamente interessanti e atti a spiegare una serie di fenomeni, fisici e psichici, che altrimenti sarebbe pressoché impossibile interpretare alla luce delle nostre attuali conoscenze.

Ecco come Leo Talamonti, che si rifà, a sua volta, al filosofo ed esoterista Julius Evola, sintetizza questa dottrina:

«Né si può trascurare un concetto caro ai cultori della tradizione: quello di "Akasa".
Secondo Evola, sarebbe una sorta di "etere vitale" che tende a confondersi con l'idea stessa dello spazio, ma di uno spazio "vivo", e altresì "saturo di ogni specie di qualità e di intensità".
Si tratta di una "mistica sostanza-energia onnipervadente, più immateriale che materiale, più psichica che fisica, spesso concepita come 'luce', distribuita secondo saturazioni varie nelle varie regioni, sì che ciascuna di queste appare possedere virtù proprie e partecipare essenzialmente alle potenze mistiche che vi risiedono".
Affine a questa sarebbe un'astrazione concepita da molte popolazioni primitive: il Mana.»

Se tutto questo è vero, o almeno accettabile come ipotesi di lavoro, ne consegue che i confini fra la nostra dimensione e l'"altra" sono molto più sfumati ed elastici di quanto comunemente si creda.
I nostri pensieri sarebbero quindi oggetti che vivono una vita indipendente e che noi, evocandoli, possiamo far passare nella nostra dimensione. Ma non siamo stati noi a crearli: essi esistevano già e continueranno ad esistere, in uno stato intermedio tra il fisico e lo psichico, in qualche piega sconosciuta del "continuum" spazio-temporale.
Lo scrittore non inventerebbe i suoi personaggi, né il pittore i suoi paesaggi; e il bambino solitario non inventerebbe i suoi segreti compagni di gioco.
Quelle creature "esistevano già" , abitanti del misterioso mondo di Akasa...

Francesco Lamendola

FONTE (stralcio): Edicolaweb


 

 

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