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Grazie a nuovi studi,possiamo sapere come,il riscaldamento globale e il clima potranno essere piu' incisivi in molte zone del mondo.Gia' oggi,vediamo come il meteo possa giocare strane formazioni temporalesche e purtroppo,anche distruttive...cose che in passato soprattutto qui in Italia,non eravamo certamente abituati a sopportare.
Un nuovo studio, realizzato dal Climate Change Vulnerability Index del centro ricerche Maplecroft, individua i Paesi e le città a maggior rischio a causa del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici. Il rapporto cataloga 30 paesi ‘a rischio estremo’ e tra questi e’ Haiti ad avere il coefficiente piu’ alto. Seguono Bangladesh, Zimbawe, Sierra Leone, Madagascar, Cambogia, Mozambico, Repubblica Democratica del Congo, Malawi, Filippine, Ethiopia, Guinea-Bissau, Nepal, Swaziland, Uganda, Lesotho, Gambia, South Sudan, Guatemala and Myanmar. L’India e’ al 25° posto, la Thailandia al 37°, la Cina al 98° e gli Usa al 160°. L’Italia e’ catalogata a ‘basso rischio’, al posto 124°. All’altro estremo della classifica c’e’ l’Islanda, il paese piu’ sicuro.
Anche se globalmente il nostro paese e’ considerato a basso rischio, specie se paragonata alle nazioni di Asia e Africa, osservando la mappa disegnata dal rapporto non mancano anche da noi aree vulnerabili: i colori piu’ scuri si concentrano in Sicilia, Sardegna e nella pianura Padana occidentale.Aggiungiamo anche se non vibilmente,la Liguria e alata Toscana,che sono interessate in questo periodo ottobre 2011 da forti pioggie e inindazioni di fango che,non solo hanno messo KO dei paesi,ed attualmente,rischiano ancora di essere messe in situazione ancora piu' complicata con l'arrivo di nuove pioggie che di certo non portano aiuto alla sua popolazione.
Anomalia media della temperatura atmosferica a terra e della superficie dei mari, così come registrata negli ultimi 30 anni dai satellitiIn climatologia l'espressione Riscaldamento globale è usata per indicare, in riferimento alla storia climatica della Terra, le fasi di aumento della temperatura media dell'atmosfera terrestre e degli oceani dovute a cause naturali (cicli solari, moti della Terra, variazioni dei gas atmosferici,...).
L'espressione è oggi usata come sinonimo di surriscaldamento climatico (global warming nella letteratura scientifica in inglese) che indica il contributo antropico come decisivo alla fase di riscaldamento del clima terrestre degli ultimi 100 anni. Le due espressioni sono entrambe utilizzate e ricomprese all'interno della più vasta tematica sui mutamenti climatici che di per sé comprende anche le fasi di raffreddamento globale, quali ad esempio le glaciazioni, e i cambiamenti nei regimi di precipitazione.
Un rapporto del Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) conclude che la maggior parte degli incrementi di temperatura osservati dalla metà del XX secolo è con molta probabilità da imputare all'incremento di gas serra prodotto dall'uomo;[È molto improbabile (si stima sotto il 5%) che gli aumenti climatici possano essere spiegati ricorrendo a cause naturali. Il riscaldamento interessa sia l'oceano sia l'atmosfera e ha avuto inizio quando i fattori naturali avrebbero dovuto invece produrre un raffreddamento.[
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