E'gia' 2 giorni che in Romania,la rivolta di un popolo stremato ,esausto,stanco di una dittatura nascosta,prende decisione di mostrare la propria insoddisfazione,scendendo nelle piazze in migliaia e manifestare apertamente il loro pensiero.
Un pensiero che,nell'unione europea sta diventando dilagatorio;in molti paesi con la stessa voglia di un cambiamento manifestare apertamente contro il proprio governo diventa un disperato bisogno di dire a voce alta che vivere in determinate condizioni,e' inaccettabile.
in Romania c’è una vera rivoluzione. Migliaia di giovani hanno invaso strade e piazze. Gli scontri con la polizia sono sempre più frequenti. É così da più di una settimana, ma solo ora giungono le prime attendibili notizie.
La rivolta é nata dopo i pesanti tagli imposti dalla BCE al governo di Emil Boc. L’ austerity riguarderà particolarmente il bilancio della sanità pubblica. Raed Arafat, che della sanità era vice-ministro, si é immediatamente dimesso. E la popolazione è scesa in piazza.
Domenica scorsa a Bucarest i dimostranti hanno lanciato pietre contro la polizia in assetto anti-sommossa, che ha risposto con lacrimogeni. Alla fine 50 persone hanno dovuto far ricorso a cure mediche e una settantina sono stati gli arrestati. Altre manifestazioni si sono tenute a Cluj, Timisoara e Iasi.Lontano dalla piazza si anima la lotta per sfruttare la protesta o per condannarla. L’Uniunea Social Liberală, la coalizione socialista-liberale di opposizione, ha radunato settemila persone sotto l’Arcul de Triumf nella giornata di giovedì in un evento chiamato Miting Pentru Libertate, in cui i leader della coalizione Victor Ponta e Crin Antonescu hanno promesso al pubblico che il 2012 avrebbe segnato la fine della “dittatura” di Băsescu e Boc. I manifestanti vogliono a gran voce le dimissioni del presidente Basescu e del primo ministro Boc, gli schiavi della BCE, del FMI e della finanza globale. Chiedono il ritorno della monarchia parlamentare, vogliono un governo che sappia fronteggiare gli istituti bancari e finanziari, che hanno in mano l’intera Europa e che, stanno commissariando uno ad uno tutti i paesi dell’Unione.La diversità nei numeri e la scarsa o quasi nulla presenza in piazza di simboli del partito di opposizione suggeriscono però che il Miting Pentru Libertate fosse solo un tentativo di impadronirsi della manifestazione e di legittimarsi come l’alternativa di cui i romeni hanno bisogno.
Le agenzie di stampa nazionali (mediafanews.ro e livenews.ro) parlano di un vero e proprio golpe. parlano di una popolazione esasperata così nelle grandi città, come nei piccoli villaggi, che assaltano letteralmente negozi e supermercati. Boc intanto fa sapere che non si dimetterà e che non permetterà nuove elezioni o un referendum popolare che possa portare la Romania verso una monarchia popolare protezionista ed antieuropea. I rumeni non demordono e continuano a riempire le piazze.
Tutta la stampa europea ovviamente tace. La paura che questo sentimento di ribellione e malessere sociale contagi altri Paesi d’Europa é alta. La strategia é sempre la solita: avvolgere la ribellione nel silenzio per isolarla ed impedire il contagio. Romanian Press Club, associazione che rappresenta i giornalisti nel Paese, ha espresso preoccupazione per “alcune azioni eccessive” della polizia nei confronti di reporter che stavano cercando di documentare la rivolta.
É in questo clima surreale, da regime dittatoriale cinese, che le parole del presidente del Parlamento europeo Martin Schulz riecheggiano vuote e prive di qualsiasi consistenza:
I governi di tutti i Paesi colpiti dalla crisi, ma soprattutto della Romania, dovrebbero ascoltare i manifestanti per conoscere i loro problemi. Servono misure economiche urgenti per migliorare le condizioni di vita della popolazione. Se la Romania vuole la monarchia parlamentare bisogna indire subito un referendum popolare.Lunedì il parlamento si è riunito in seduta straordinaria per discutere di ciò che sta accadendo, mentre ieri Traian Băsescu si è rivolto alla nazione in un discorso di quarantacinque minuti dalla residenza presidenziale di Cotroceni. Băsescu ha spiegato di comprendere chiaramente quale sia la situazione e che sono milioni gli scontenti che non sono usciti in strada, ma ha difeso il proprio operato sottolineando in più passaggi di dover far fronte a una situazione di crisi e all’impegno per modernizzare la nazione. “I presidenti non possono dimettersi in tempo di crisi” – ha concluso, ricordando il suo passato da comandante di nave e sostenendo di non aver mai mancato una destinazione e di non voler perdere con la Romania: “Non prenderò in considerazione le dimissioni a meno che non diventi evidente che siano la soluzione”. Una frase, in particolare, è filtrata fino alla piazza: “Suntem acolo unde trebuie”, ovvero “siamo lì dove bisogna”. La risposta, piccata, è stata: “Sarebbe a dire in Piața Universității?”.