Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.
Le notizie che non sono date tramite i media, continuano, come una marea, ad alzare il livello di attenzione e preoccupazione tra la gente: lo sciopero ha l' intenzione di mettere fine a soprusi ed angherie al popolo italiano. Le notizie a riguardo corrono tramite i siti, i blog, i social network. Lo fanno in maniera fluida e quanto si legge, è dimostrazione pratica che si è stanchi di pagare un prezzo troppo alto, per uno stato che finora ha colpito sempre e solo un ceto medio-basso, ovvero dove i soldi e la pazienza sono alle stelle. Fino a quando, come in questi casi, la pazienza finisce. Solo negli ultimi giorni i media hanno cominciato a parlare dello sciopero dei forconi del 9 dicembre 2013 ma l'organizzazione procede da tempo. Intanto arriva anche il primo divieto di "assembramenti in punti nevralgici della rete stradale, autostradale e in altre strutture sensibili dal prefetto di Catania". Eppure Ferro racconta di aver fatto presente al prefetto che "l'Italia stava per diventare una nuova Grecia" e che quest'ultimo gli abbia risposto "Lo so".
I presidi sono previsti in tutta Italia. Al momento se ne contano 95. Ecco la mappa.
Dietro a questo “sciopero dal basso” c’è una fitta rete organizzativa, che si palesa con il nome di Coordinamento nazionale per la rivoluzione 9 dicembre 2013.
Sempre nel comunicato ANPI si legge di una riunione di promotori in provincia di Torino. Il contenuto della medesima riportato dall’associazione lascia poco spazio al fraintendimento:
Nei giorni scorsi a San Mauro Torinese si è svolta un’affollata assemblea dei promotori dell’iniziativa nel corso della quale il presunto leader, tale Danilo Calvani, contadino di Latina, ha rivendicato «la costituzione di un governo temporaneo magari con una figura militare di riferimento».
Ci sono il Movimento Forconi Siciliano, appunto, e altre sigle simili, come i Forconi Puglia.
Ma c’è anche Forza Nuova, che sul suo sito scrive:
«Forza Nuova aderirà alla protesta dei lavoratori italiani che inizierà la notte dell’ 8 dicembre e si protrarrà attraverso una serie di manifestazioni e di blocchi in tutta Italia. Sulla scia, infatti, di ciò che avvenne due anni fa in Sicilia e in tutto il centro-sud, agricoltori, autotrasportatori, commercianti, imprenditori e disoccupati scenderanno di nuovo in piazza, a partire dall’ 8 dicembre, con le loro specifiche rivendicazioni, e con alcune richieste fondamentali che saranno il comune denominatore di questa lotta: la sovranità monetaria, l’ eliminazione delle accise sulla benzina e il blocco delle provvedimenti esecutivi di Equitalia».
A Licata, per esempio, come scrive Agrigento Notizie,
«all’ingresso della sede di un consorzio Fita Cna a Campobello di Licata, è stato trovato un cartello con su scritto:
“Vi consigliamo di non fare uscire i mezzi nel giorno della rivoluzione perché vi pesteremo a sangue fino a farvi morire”».
Come se non bastasse, il comitato provinciale dell’ANPI Torino scrive, fra l’altro, in un comunicato che:
«Su segnalazione dell’associazione commercianti pervenuta in questura risulta che stamane, venerdì 6 dicembre, in numerosi negozi della città si sono presentate alcune persone qualificatesi come agenti di polizia in borghese le quali hanno invitato gli esercenti a tenere lunedì prossimo le saracinesche abbassate onde evitare tafferugli.
L’Anpi denuncia alle autorità competenti questo stato di cose e invita tutti gli antifascisti e i democratici a respingere con fermezza le iniziative illegali messe in atto da questi provocatori invitando tutte le sezioni del Piemonte dell’Anpi a vigilare e soprattutto a svolgere un’azione di denuncia e di informazione della cittadinanza».
Tutto parte dalle associazioni di categoria dell’autotrasporto, che indicono, per il 9 dicembre 2013, un fermo nazionale.
Solo che poi succede, come capita spesso, che le medesime associazioni incontrano il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi e il sottosegretario Rocco Girlanda.
Dopo l’incontro, Unatras e Anita revocano il fermo. E spiegano con un comunicato:
«Gli organi decisionali del coordinamento unitario UNATRAS (Unione Nazionale delle Associazioni dell’Autotrasporto Merci), e Anita (Associazione Nazionale Imprese Trasporti), valutate positivamente le risposte ricevute dal Ministro Lupi, in particolare sul ripristino delle agevolazioni sulle accise e sulla riduzione del costo del lavoro (INAIL) ed acquisito il protocollo d’intesa che impegna il ministero su tutte le altre criticità rappresentate, revocano il fermo nazionale dei servizi di autotrasporto.
Nel risultato ottenuto c’è la consapevolezza di aver conseguito quanto principalmente richiesto dalla base associativa e che, in un Paese che vive in una situazione di drammatica emergenza ed instabilità, non si possono fare proclami che esulano dalle cose perseguibili se non si vuole scivolare nell’irresponsabilità o peggio, utilizzare l’autotrasporto per rivendicare interessi diversi».
In sostanza, si è ottenuto che lo stanziamento a favore del settore autotrasporti di 330 milioni di ero per l’anno 2014 è stato mantenuto; che verranno ripristinate le agevolzioni sulle accise per il gasolio e applicate misure per ridurre il costo del lavoro. Per quanto riguarda la situazione in Sicilia e Sardegna, scrive LiveSicilia:
«Le parti si sono altresì impegnate ad aprire un tavolo tematico sui problemi delle Isole. La Fita Regionale Cna esprime soddisfazione per il risultato, che arriva, comunque, nel contesto di una crisi forte e persistente, che penalizza, in particolare, il settore, anche a causa delle mancate risposte della politica ai problemi irrisolti legati alle carenza di infrastrutture, alla pressione fiscale, alla malaburocrazia, alla difficoltà di accesso credito e alla scarsa sicurezza».
Insomma, gli autotrasportatori delle principali sigle nazionali annullano la protesta. Tutto finito? No.
I forconi (ricorderete i “moti” siciliani dello scorso anno, gennaio 2012) non ci stanno. E decidono di proseguire.
Il tam tam si diffonde. Come? Quando chiedo all’esercente valsusina come abbia saputo dello “sciopero” mi dice che «se ne parla fra negozianti da qualche giorno», e che oggi al mercato «davano dei volantini».In molti hanno obiettato allo sciopero dei forconi del 9-13 dicembre (ma non c'è una vera e propria scadenza per le loro manifestazioni come per altre sigle) di aver come obiettivo di generare enormi disagi ovunque per protestare contro il Governo quando invece una manifestazione a Roma avrebbe avuto un carattere più incisivo. In realtà l'idea di giungere a protestare davanti ai palazzi del potere c'è: come affermano i promotori e come riporta La Stampa, dopo l'avvio della protesta i manifestanti potrebbero "convergere su Roma", dove "potrebbero essere presidiate le sedi sindacali, della Confindustria e i partiti".