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Nonostante la Siria abbia grossi problemi in casa propria con i propri cittadini, nonostante si bombardino le case civili e si crei un massacro senza nessun precedente da parte di un presidente che non si preoccupi mimamente delle vittime che crea ogni giorno per una sua egoistica presa di potere,in questi giorni il presidente siriano Bashar al-Assad si è recato ad Aleppo per rendersi conto personalmente degli sviluppi dei combattimenti tra le forze del governo e i ribelli. Lo rende noto il giornale libanese Al-Diyar, aggiungendo che Assad ha chiesto che altri 30mila soldati fossero schierati in battaglia. Il giornale, noto per le sue posizioni vicine al regime di Damasco, ha scritto che il presidente siriano ha sorvolato la città all'alba partendo dal palazzo presidenziale nella capitale, senza precisare quando sia iniziata la visita.
La Turchia ha colpito degli obiettivi in Siria, dopo che colpi di mortaio siriani hanno ucciso cinque persone e ferite altre tredici il distretto turco di Akcakale nella provincia di Saliurfa. Lo riferisce la Bbc, precisando che la Nato darà luogo a un vertice d'emergenza sulla vicenda. Già venerdì scorso colpi di mortaio dalla Siria hanno colpito Akcakale, danneggiando case e uffici. In quell'occasione il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu aveva minacciato azioni di ritorsione in caso di episodi analoghi. "Vorrei che tutti sapessero che se la violazione dei nostri confini continuerà - ha detto Davutoglu - eserciteremo i nostri diritti". Nel pomeriggio la telefonata del ministro degli Esteri al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, per informarlo sulla situazione nel Paese dopo l'attacco con colpi di mortaio. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon aveva chiesto alla Turchia di mantenere aperti tutti i canali di comunicazione con la Siria per evitare un aumento delle tensioni tra i Paesi confinanti.
Non si ferma intanto la conta delle vittime ad Aleppo. In mattinata l'esplosione di quattro autobombe ha fatto 40 morti e novanta feriti nella città del nord della Siria, dove da mesi le forze governative stanno cercando di piegare i ribelli che combattono contro il regime del presidente Bashar al-Assad. Lo riferisce l'Osservatorio siriano per i diritti umani, ong con sede a Londra, secondo cui la maggior parte delle vittime sono elementi delle truppe del regime.
Tre autobomba sono esplose nella centrale piazza Saadallah al-Jabri, nei pressi del Circolo degli ufficiali dell'Esercito, mentre la quarta è esplosa vicino alla Camera di Commercio a Bab Janin. Inoltre, la sede della sicurezza politica e la zona di Souq al-Hal, dove è concentrato un gran numero di elementi dell'esercito governativo, sono state raggiunte da colpi di mortaio. Media vicini al regime di Damasco hanno fatto sapere che la leadership siriana è decisa a schiacciare la ribellione ad Aleppo e a questo scopo ha lanciato una "battaglia per liberarla" con la supervisione diretta del presidente Assad e il trasferimento di interi battaglioni dalle province limitrofe per un totale di circa 30mila uomini. La notizia non è stata confermata ufficialmente.
Dal canto loro, le brigate rivoluzionarie armate sostengono che una simile missione sia difficile da realizzare, mentre alcuni oppositori siriani affermano che ad Aleppo vi sono almeno 30mila miliziani senza particolari problemi a rifornirsi di armi e munizioni.
Intanto nella provincia di Homs i ribelli siriani hanno ucciso in un agguato il comandante di Hezbollah, Ali Hussein Nassif, e due delle sue guardie. Lo ha rivelato il capo dell'Esercito libero siriano, colonnello Riad al-Asaad, nel corso di un'intervista pubblicata dal quotidiano saudita 'Okaz'. Il comandante dei ribelli ha rivelato che i suoi uomini stavano pianificando l'operazione da "due settimane", monitorando continuamente "i movimenti di Nassif finché sono riusciti ad ucciderlo". Al-Asaad ha infine concluso annunciando che l'Esercito libero "eseguirà altri attacchi contro i militanti iraniani e di Hezbollah che prendono parte agli scontri in Siria".Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon invita il governo siriano a «rispettare pienamente l'integrità territoriale dei Paesi vicini», e a «porre fine alla violenza contro la popolazione». Ban in una nota ribadisce inoltre come la militarizzazione del conflitto in Siria stia portando a «risultati tragici» per i civili nel Paese, ma anche producendo pericoli: finora gli appelli mandati dall' Onu per fare finire queste barbarie, sono rimaste inascoltate.
Si fa sempre più drammatica la situazione dei rifugiati aumentati, secondo quanto reso noto dl portavoce di Unhcr, Adrain Edwards, di tre volte rispetto a giugno. "Gli ultimi dati - ha infatti riferito - mostrano che i rifugiati siriani registrati in quattro Paesi (Giordania, Libano, Turchia e Iraq, ndr) sono più di 311.500. Erano circa 100mila a giugno".