una una nuova pandemia torna a minacciare l'intera popolazione mondiale. Infatti, il noto virologo britannico John Oxford del Queen Mary Hospital di Londra ha reso noto, tramite un comunicato stampa, che entro cinque anni una pandemia di origine animale potrebbe infettare l'umanità con effetti potenzialmente catastrofici.
Il team del professore ha recentemente scoperto un nuovo virus sconosciuto, i cui sintomi e modi di trasmissione sembrano in tutto e per tutto simili alla Sars, ma decisamente più pericoloso.
L'allarme è scattato in seguito alla morte di due uomini, un 32enne anni di Glasgow e un 49enne originario di Londra da poco tornato dal Qatar, provocata da una malattia virale trasmessa, come successivamente si è scoperto, da alcune zecche che si trovano sugli animali domestici e selvatici di Africa e Asia. Entrambi gli uomini, messi subito in quarantena, presentavano gli stessi sintomi con febbre alta, tosse grave e serie difficoltà nella respirazione, facendo inizialmente pensare che si trattasse della Sars.
Tutto nasce da un articolo del Daily Mail, di certo non conosciuto per l'attendibilità delle sue notizie o l'esattezza con cui le riporta. Ma diamo per scontato che la notizia abbia un fondamento di realtà e svisceriamo la questione.
Il titolo dell'articolo è "Il virus dell'Armageddon: perchè gli esperti temono una malattia che salta dagli animali all' essere umano possa devastare l'uomo nei prossimi cinque anni".
Non esiste nessun virus definito Armageddon, ma si tratta di un errore di traduzione compiuto dai primi siti italiani che hanno pubblicato la notizia. Lo dimostra il fatto che nell'articolo, in realtà, non si parla di un solo virus, ma di diverse infezioni.
La prima è la Febbre Emorragica Virale del Congo (CCHF), una zoonosi diffusa dalle zecche che vivono su animali domestici o selvatici africani. Negli esseri umani, questa malattia ha una mortalità prossima al 30%, e non sono rare le epidemie su scala locale dopo il contatto con animali o persone infette.
Si tratta del virus "Armageddon"? No, ma di un virus a RNA della famiglia dei Bunyaviridae, e che ha toccato molto da vicino la Gran Bretagna per via di un uomo infetto recentemente ricoverato in ospedale a Glasgow per i sintomi della CCHF, e morto dopo poco tempo.
Si passa poi ad un altro virus, simile alla Sars, contratto da un uomo di 29 anni ricoverato all'ospedale St Thomas di Londra. Alcuni sintomi corrispondevano alla Sars, ma l'insufficienza renale riscontrata nel paziente non era coerente con la malattia.
Si tratta di un virus nuovo, della stessa famiglia della Sars, ma generalmente diffuso tra gli animali, e probabilmente trasmesso all'uomo tramite i pipistrelli o i roditori.
Sono tutte malattie che fanno spavento, e che dovrebbero costringerci a mantenere costantemente alta la nostra attenzione. Ma le zoonosi, malattie trasmesse da animali ad essere umano, sono così apocalittiche come molti vogliono far pensare?
L'inesistente (per ora) virus "Armageddon", per essere più precisi un agente virale ancora sconosciuto e del tutto ipotetico menzionato nell'articolo del Daily Mail, potrebbe certamente essere una zoonosi per il semplice fatto che le zoonosi sono la quotidianità.
Volete qualche esempio famoso? Roditori, gatti, cani, animali domestici e selvatici possono trasmettere una vasta gamma di malattie, alcune estremamente mortali: peste, tubercolosi, toxoplasmosi, febbre Q, leptospirosi, malattia di Lyme, Virus del Nilo occidentale. Alcune malattie molto diffuse nell'essere umano, come il morbillo, l'influenza e il raffreddore, sembrano inoltre avere un'origine animale, e rimangono da scoprire molte altre malattie che hanno effettuato il salto di specie.
Giustamente John Oxford, esperto di malattie infettive del Queen Mary Hospital, mette in guardia da una potenziale pandemia di origine animale nei prossimi cinque anni, ma la previsione di Oxford si basa su un trend storico delle zoonosi (basta leggere per bene l'articolo originale), e non sulla reale esistenza di un agente biologico effettivamente in grado di spazzare via parte del genere umano.
Si scoprono nuovi ceppi virali ogni settimana, come dimostra la recente scoperta del virus Bas-Congo dovuta al decesso di tre persone nella Repubblica Democratica del Congo. Ma Oxford mette in guardia da una nuova pandemia di influenza che potrebbe potenzialmente emergere tra il 2017 e il 2018, ma non ha la minima certezza sulla portata di questa epidemia o sulla natura del virus che la innescherà.
Quello di Oxford è più un appello alla cautela e alla ricerca scientifica che una vera e propria profezia apocalittica. Le zoonosi ci hanno colpito e ci colpiscono ad intervalli più o meno regolari, ma prevedere l'entità dei danni sembra non essere ancora una scienza esatta, come dimostrano alcuni casi celebri degli ultimi 10-20 anni.
"Tutti morti entro 5 anni", come citano alcuni? Non è un po' esagerato sostenere che saremo tutti morti considerando che non sappiamo nemmeno se o quando si verificherà la pandemia, e quale sarà il virus coinvolto nell'evento? Si tratta di una possibilità reale; per ora, tuttavia, rimane soltanto questo: una possibilità.Quindi, adesso esiste il rischio che la popolazione mondiale potrebbe fare nuovamente i conti con una nuova pandemia letale, come l'influenza spagnola, la più grande mai registrata finora, che tra il 1918 e 1919 provocò la morte di oltre 50 milioni di persone.