Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.
Cos’è la Psicofonia? É la ricezione, registrazione di voci provenienti da una dimensione sconosciuta, sia essa l’altra sponda” (come sostenuto dallo stesso Raudive e dallo Jürgenson, lo “scopritore” delle “voci”).
Dal 12 giugno del 1959 si iniziarono ad organizzare in maniera metodica esperimenti e studi su questo nuovo campo di indagine. Il personaggio che aprì la vera e propria storia del fenomeno delle voci elettroniche fu infatti il regista cinematografico svedese Friedrich Jürgenson. Tutto iniziò casualmente proprio in quella data mentre era intento a cercare di registrare la voce di alcuni uccelli sulla finestra della sua casa di campagna per mezzo di un magnetofono. Nel riascoltare il nastro si accorse che si udivano voci lontane e mormorii, che lui stesso non aveva percepito direttamente.
Fece in seguito numerosissimi esperimenti, coinvolgendo un grande numero di persone e producendo migliaia di nastri, e ipotizzò che tali voci appartenessero a persone defunte.
La realtà è che, da qualsiasi “Altrove” provengano, le “voci” esistono, si possono ricevere e registrare senza mezzi tecnici imponenti e senza eccessiva difficoltà. La scoperta della loro esistenza fu casuale: l’iniziatore di questa nuova tecnica di ricerca nel campo del paranormale, fu un pittore e cineasta svedese, Friedrich Jürgenson.
Egli stava infatti realizzando la colonna sonora di un suo documentario sulla vita degli uccelli, in una foresta vicino a Mölnbo, nei pressi di Stoccolma, nel riascoltare le voci degli animali si accorse, con notevole stupore, di aver inciso anche delle voci sicuramente umane. Poiché nella foresta in cui aveva effettuato la registrazione non c’era nessuno per un raggio di vari chilometri, Jürgenson suppose che il nastro impiegato fosse stato già usato e che, registrando le voci degli animali, non si fosse automaticamente cancellata la precedente incisione, come usualmente avviene.
Dopo essersi assicurato che in realtà a Mölnbo aveva impiegato un nastro nuovo, fece per circa tre mesi degli esperimenti e portò le registrazioni ottenute alla “Società di Parapsicologia” di Stoccolma. Come era prevedibile non fu preso in seria considerazione.
Tuttavia Jürgenson non si dette per vinto anzi, nel 1964, dette alle stampe il suo primo libro sulle “voci”: Rosterna frän Rymden (Voci dall’Universo) in cui asseriva che era possibile incidere su un comune magnetofono delle voci che non avevano alcun rapporto con il mondo fisico ma provenivano invece da una dimensione spirituale, dall’aldilà. Qualche tempo dopo pubblicò inoltre il suo secondo libro Sprechfunk mit Verstorbenen, (Comunicazioni radio con i morti), nel quale sosteneva esplicitamente di poter effettuare comunicazioni bilaterali non solo con parenti e amici defunti, ma anche con personaggi storici quali Hitler, Göring ed altri.
Non fu, tuttavia preso molto sul serio dagli “esperti” di Parapsicologia: l’unico che si interessò a questa strana metodologia d’indagine nel paranormale fu, infatti, lo psicologo e filosofo lettone Konstantin Raudive. Autore di varie opere sulla problematica della vita dopo la morte, quali per esempio L’uomo del caos ed il suo superamento(che vi consiglio vivamente di leggerli). Raudive si occupava da tempo di Parapsicologia ed aveva avuti contatti con studiosi di vari paesi; decise, perciò, senza altri indugi, di prendere diretto contatto con Jürgenson.
“Il fenomeno attira la mia attenzione risvegliando in me tutti gli istinti del ricercatore”, egli scrive nella sua ultima opera Voci dall’aldilà la cui lettura consigliamo a quanti fossero interessati a questa fenomenologia. Raudive cominciò così ad effettuare delle registrazioni insieme allo Jürgenson; la sera del 10 giugno 1965 realizzarono un’incisione particolarmente ben riuscita che impressionò oltremodo Raudive a causa di un triste evento che da poco lo aveva colpito: la morte della sua affezionata segretaria Margarete.
“Più tardi – prosegue Raudive nell’opera citata – ho fatto ascoltare questa incisione a molte persone che tutte quante hanno chiaramente sentito e capito le voci contenutevi. All’inizio si sente una voce chiamare “Friedrich, Friedrich!”. Poi una voce di donna dice piano “Heute pa nakti” (tedesco e lettone: “Stanotte”); una voce sempre femminile, domanda: “Kennt ihr Margaret, Konstantin?” (tedesco: “Conoscete Margaret, Konstantin?”). La stessa voce prosegue cantilenando “Vi talù! Runà!” (lettone: “Stiamo lontano! Parla!”). Il frammento chiude con una voce di donna: “Va a dormire Margarete!”. Raudive divide le “voci” captate dal magnetofono in tre grandi categorie, in funzione della loro udibilità:
Categoria A:
Voci facilmente udibili anche senza un particolare esercizio dell’orecchio. Ottima interpretabilità con l’esclusione, ovviamente, delle voci in lingue sconosciute.
Categoria B:
Voci pronuncianti parole e frasi in maniera estremamente rapida e con volume sonoro più basso. Sono tuttavia interamente comprensibili ad un orecchio allenato.
Categoria C:
Voci udibili con estrema difficoltà anche per l’orecchio più allenato. Sono, d’altronde, quelle più interessanti in quanto in grado di fornire informazioni e dati che trascendono le normali vie di percezione.
Sebbene il primato sia difficilmente accertabile con riscontri documentali, a Konstantin Raudive si attribuiscono i primi concreti esperimenti condotti con un particolare circuito elettronico. Lo studioso partì dal presupposto teorico che l'eventuale quid sopravvivente dopo la morte fisica potesse essere evidenziato con l'utilizzo di quel circuito. Ovviamente Raudive non inventò il rivelatore ma solo questo particolare uso.
Il suo diodo rivelatore è definito dalla radiotecnica come: circuito LC risonante in parallelo. Consta di una bobina di sottile filo di rame isolato (induttanza) avvolta su di un supporto isolante, di un condensatore (a pastiglia) e, appunto, di un diodo rivelatore (attualmente al silicio, ma ai tempi di Raudive al germanio) e di una cuffia ad elevata impedenza (nell'ordine di almeno 600 - 1000 ohm). Pur nella sua estrema semplicità, detto circuito sta alla base di tutta la radiotecnica. La più rimarchevole differenza del diodo di Raudive rispetto ai consueti circuiti, consisteva nell'avere adottato un condensatore fisso al posto di uno variabile. La differenza non è di poco conto dal momento che un variabile permette di selezionare meglio una determinata lunghezza d'onda, cioè come viene detto in gergo: la sua selettività ha fianchi più ripidi. Senza entrare nei dettagli si può affermare che il dispositivo di Raudive è un primordiale radio-ricevitore ad amplissima banda potendo spaziare dalle onde lunghe fino alle onde corte. Ne consegue che l'ascolto in cuffia (l'unico possibile essendo un ricevitore autoalimentato dalle onde hertziane) produrrà un caotico insieme di suoni, di rumori, di voci di ogni tipo. In genere si tratta di una moltitudine di emittenti commerciali nazionali e internazionali e anche di servizi di pubblica utilità, ma difficilmente discernibili e perciò identificabili. Questa particolare difficoltà nel discernere qualcosa di intelligibile comportò l'uso del dispositivo privo di una antenna allo scopo di togliere le indesiderate interferenze di natura radioelettrica.