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RIBELLARSI è UN DOVERE
Lo sciopero che a breve toccherà l' Italia e tutte le persone che non si sentono coinvolte, promette di essere molto incisivo e duro. I sindacati, non sono coinvolti in questa manifestazione, dato che secondo essi, ci devono essere moltecipli spiegazioni, autorizzazioni, e soprattutto, ordine su ogni linea. Condivido pienamente la linea della partecipazione ordinata e civile; in nessun modo legato a disordini e violenze gratuite, vorrei vedere e assistere in primis persone che tutto vogliono fuorchè una logica e coerente manifestazione per dimostrare al governo, di qualunque partito, che il popolo italiano è rimasto molto deluso dalle aspettative e promesse date e non mantenute. I fatti parlano chiaro e troppa gente in Italia, non vuole più sottostare a leggi che non offrono nessun futuro a nessuna persona.
Parliamo dello sciopero che avrà inizio il 9 dicembre, per finire....a data da definire( si legge in ogni dove il 13 dicembre), e dico da definire perchè ho avuto modo di ascoltare degli autotrasportatori che parlavano di giorni a oltranza. Questo genere di protesta inizia dal Movimento dei Forconi, le rappresentanze locali dell'associazione di agricoltori, pastori e allevatori "stanchi del disinteresse quando non del maltrattamento da parte delle istituzioni", si stanno mobilitando via web e dalla Sicilia sono pronti a muoversi lungo tutto lo Stivale. Lo stesso malumore prende le mosse dalla situazione del settore agricolo e contagia anche altri aspetti della vita quotidiana, come un carico di tasse a carico del contribuente considerato insopportabile.
Il leader del Movimento dei Forconi è Mariano Ferro. Le sue sono parole al vetriolo: "Lo Stato non ci fa scegliere chi ci governa, ci sovrasta di tasse, le grandi imprese finiscono all'asta, risparmiano sull'assistenza ai disabili mentre le pensioni d'oro e i costi della politica restano gli stessi, bisogna passare dalle parole ai fatti". Chi è invitato a partecipare? L'Italia che produce, l'Italia dei disoccupati, dei precari, dei giovani, degli studenti e di chiunque voglia dire basta. Stando ai toni utilizzati per la chiamata a raccolta nelle piazze, non è chiaro fino a che punto la manifestazione che ufficialmente inizierà alle 22 dell'8 dicembre, sarà pacifica.
A detta di Ferro, "ribellarsi è un dovere. Può darsi che creeremo qualche disagio alla popolazione, ma l'unica arma che abbiamo è il popolo che, come accaduto in Sicilia, è sceso con noi per le strade e ci ha sostenuto". Il punto di riferimento è quanto organizzato circa un anno fa nel territorio di origine. Allora la partecipazione non è mancata, ma del movimento si sono perse le tracce. Secondo gli organizzatori, il silenzio prolungato, nonostante il periodo di crisi economica e sociale dell'Italia, è stato provocato dall'assenza di soldi per un movimento che non si appoggia ad alcun partito politico o organizzazione sindacale.
Ma "adesso faremo di più, molto di più", promette il leader dl Movimento. "Stiamo organizzando in dettaglio l'azione che porteremo a termine. Ci diranno che non è legale? Allora è forse giusto affamarci? Qui c'è gente che si uccide, non ce la fa ad andare avanti, gli viene pignorata la casa dopo 50 anni di lavoro, viene massacrata di tasse".
Quale sarà la risposta della popolazione? Da segnalare che le sigle Unatras e Anita del settore degli autotrasporti , si sono defilate nonostante era stata data per certo la loro presenza alla protesta.
Le principali critiche sono rivolte alle dimensioni del debito pubblico e alla troppe tasse a carico dei cittadini. Non è chiaro fino a che punto sarà una protesta pacifica. Su uno dei tanti volantini (virtuali) che circolano sulla Rete, si legge come ribellarsi sia "un dovere: quando un Governo non fa ciò che vuole il popolo va cacciato anche con mazze e pietre". Viene minacciata la chiusura delle frontiere: "Manderemo in tilt l'Italia. E contro coloro che vogliono strumentalizzare la natura di questa protesta, ribadiamo che il nostro unico intento è far del bene al nostro Paese: lo faremo con le mani in tasca, senza violenza".
Spiega il leader del Movimento, Mariano Ferro: "Le nostre aziende vengono derise dai cinesi. I cittadini chiedono a gran voce di passare ai fatti". Da qui la minaccia che "la protesta non può essere democratica e pacifica. Continuerebbero a prenderci in giro".
Finora è stato revocato lo sciopero dei Tir proclamato dal 9 al 13 dicembre prossimo. Unatras, FAI-Conftrasporto e Anita oggi, dopo un incontro con il Ministro Lupi, hanno annunciato, appunto, la revoca dello sciopero degli autotrasportatori che avrebbe provocato il fermo delle merci.
Le tre sigle sindacali sono state soddisfatte dalle promesse del ministro che, tra le altre cose, ha garantito il ripristino dei rimborsi sulle accise e la tutela dell’intero comparto autotrasporto.
Non tutte le sigle del settore sono però unite in questa decisione di revocare lo sciopero, coloro che hanno deciso di aderire allo sciopero dei Forconi, infatti, non hanno nessuna intenzione di sospendere l’agitazione.Quindi, nonostante la revoca dello sciopero dei Tir, una parte dei camionisti si unirà alla protesta al fianco di commercianti, agricoltori e allevatori. Il Movimento dei Forconi sta cercando di coinvolgere nella protesta anche i negozianti sotto lo slogan “Ribellarsi è un dovere”. Uno dei promotori, in una intervista, ha dichiarato a Piazza Pulita ”Vogliamo paralizzare l’Italia non ci sono rappresentanze politiche che ci soddisfino: ormai il nostro nemico unico è lo Stato. L’unico obiettivo è far sì che tutte le forze politiche escano dal Parlamento”. Un altro organizzatore dell’evento ha incalzato ”L’8 dicembre 2013 sera alle 22 con la nostra iniziativa bloccheremo il Paese: ci siamo coordinati e parteciperanno autotrasportatori, camionisti, agricoltori e cittadini qualunque. Chiuderemo le frontiere, manderemo in tilt l’Italia. E contro coloro che vogliono strumentalizzare la natura di questa protesta, ribadiamo che il nostro unico intento è far del bene al nostro Paese: lo faremo con le mani in tasca, senza violenza”. Verrà dato un segnale al governo, il quale dovrà capire che la cinghia da tirare ormai è troppo corta, dato che soldi e avvenire per i propri figli è compromesso.