Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.
Nel 2005, esisteva una teoria su Atlantide che portava la sua assegnazione geografica in Brasile: diversi esploratori in passato hanno visitato, descritto grandi città di pietra, con larghe strade pavimentate con strati di roccia, ed enormi piramidi attualmente coperte dalla vegetazione, che si troverebbero proprio nella giungla brasiliana. Quasi 1 secolo fa, il colonnello P.H.Fawcett scomparve in modo misterioso, quando trovò trovo i resti di queste magnifiche rovine. La misteriosa città era secondo il colonnello, strettamente legata ad Atlantide, se non parte integrante di Atlantide stessa, dato che secoli fa, quella zona aveva un clima più temperato e affluenti del Rio delle Amazzoni, che scorrevano attraverso una fertile pianura. Il Brasile porta con se anche una leggenda che in pochi conoscono:il nome del Brasile contiene in sè, un messaggio.
Nella lingua ebraica e aramaica, B,R,Z,L, significa ferro, e soltanto molto tempo più tardi, ci si accertò che il Brasile possedeva i più grandi giacimenti di ferro del mondo. Quindi anche nell' entroterra del Brasile ci sono tracce passate di una civiltà che ha a che fare con Atlantide. E proprio in questi giorni, dopo studi e ricerche durati anni, si scopre una nuova traccia che conferma sempre di più tale teoria:
ricercatori locali, in missione congiunta con colleghi giapponesi, hanno annunciato di aver trovato le prove di un continente che scomparve prima che Africa e America Latina si dividessero. Un mese di esplorazioni ha portato al rinvenimento, nella regione chiamata ‘Rilievo di Rio Grande’, a 1.500 chilometri a sud-est di Rio de Janeiro, di formazioni di granito e minerali, compresi ferro, manganese e cobalto, elementi diversi dal resto del fondale marino.
“E’ inusuale perche’ e’ roccia granitica, e non si trova sul fondale marino, e’ piu’ comune sulla terra ferma“, ha sottolineato il direttore del servizio geologico brasiliano, Roberto Ventura. Da qui la convinzione che questa formazione possa essere cio’ che resta di Pangea, l’unico continente che i geologi sostengono che sia esistito prima che i continenti cominciassero a dividersi centinaia di milioni di anni fa. Al momento e’ solo un’ipotesi da appurare ma il ritrovamento “potrebbe rivoluzionare le nostre conoscenze in materia di formazione ed evoluzione della crosta terrestre“, ha aggiunto Ventura.
Alla missione partecipano anche l’Istituto oceanografico di San Paolo e l’Agenzia per la Scienza e la Tecnologia marina-terrestre giapponese, che ha messo a disposizione il sottomarino Shinkai 6500 utilizzato nelle esplorazioni. La scoperta e’ stata compiuta durante la spedizione Iata’-Piuna (che nella lingua indigena ‘tupi-guarani’ significa ”navigazione in acque profonde e scure”), frutto della collaborazione scientifica tra Brasile e Giappone. Grazie a un sommergibile capace di arrivare a 6,5 mila metri di profondita’ e’ stata individuata una gigantesca pianura, battezzata ‘Elevacao do Rio Grande‘, formata da una montagna che si erge a oltre 5mila metri dal fondo del mare.
Una missione sottomarina giapponese ha trovato negli abissi tracce di un continente sommerso che danno valore alle teorie sulle variazioni storiche delle terre emerse, e anche – non volendo – ad alcune vecchie leggende che ovviamente vanno però lette al netto di anni e anni di narrazioni, distorsioni e mezze verità.
LA SCOPERTA - A bordo di uno Shinkai 6500 gli scienziati della Japan Agency for Marine-Earth Science and Technology hanno esplorato l’oceano Atlantico meridionale di fronte alle coste del Brasile, trovando sul fondo dell’oceano le tracce di quello che un tempo era un continente. Lo hanno annunciato insieme al governo brasiliano, co-sponsor della ricerca, spiegando come il sottomarino abbia trovato le tracce di quella che una volta doveva essere terra emersa, un vasto piano in granito che s’estende nell’oceano di fronte alle coste del Brasile e che, visto che il granito si ritiene di formi solo all’asciutto, gli scienziati sostengono che un tempo quell’area fosse emersa.
Con l’aiuto della moderna tecnologia, gli archeologi saranno in grado di ottenere uno sguardo più accurato sul mondo antico. Circa 10.000 anni or sono, l’intero fondo del Mare del Nord era una valle rigogliosa, abitata dagli antenati degli europei del giorno presente.
Gli scienziati della Birmingham University sono stati in grado di raggiungere una simile conclusione dopo aver ricostruito il paesaggio locale per mezzo dei computer.
Gli archeologi hanno analizzato i dati delle fluttuazioni della crosta terrestre e usando un programma progettato per l’occasione, sono riusciti a ricostruire un’immagine dell’area in 3D. La regione collegava le attuali Isole Britanniche all’Europa continentale.
L’antroposofia è forse l’unica disciplina a credere fermamente nell’esistenza di Atlantide.
Si teorizza che il continente perduto occupasse un’enorme massa territoriale, dalle Americhe al moderno Vicino Oriente. I movimenti tettonici, i terremoti e le eruzioni vulcaniche divisero i continenti. La maggior parte di essi sprofondò. Le isole britanniche del giorno presente (Irlanda, Inghilterra e Scozia), e l’Islanda, le Canarie e Capo Verde come anche diverse isole nei Caraibi sono così considerate i resti di Atlantide.
Secondo queste ipotesi, i primi cataclismi si abbatterono su Atlantide circa 800.000 anni or sono.
Alcuni sostengono che questo evento sia stato riprodotto nella storia biblica del Diluvio Universale.
Altri maggiori eventi ebbero luogo circa 200.000 anni or sono, e lasciarono solo minimi frammenti del potente regno e dei suoi abitanti. La civiltà fu distrutta quasi totalmente 80.000 anni or sono.
L’antico filosofo Greco Platone descrive la caduta di Atlantide come il crollo della leggendaria isola di Poseidonis, che sarebbe stata sommersa dalle acque nel 9564 a.C., quando le eruzioni vulcaniche ed i potenti terremoti distrussero l’ultimo avamposto del continente-isola.
Si teorizza ancora che, poco tempo dopo i primi cataclismi, gli abitanti di Atlantide si spostarono verso Nord-Est popolando territori dell’attuale Gran Bretagna e Scandinavia (che erano ancora collegate a quel tempo).
Gli archeologi inglesi tenteranno di ricostruire questa particolare regione.
Si crede che l’intera valle fosse divisa da un fiume, ampio 600 metri. Quando i ghiacciai settentrionali cominciarono a sciogliersi (come risultato di un altro scivolamento degli assi equatoriali) le acque invasero la valle e la sommersero.
“Questo è uno straordinario progetto virtuale, che ci permetterà di avere maggiori informazioni sul nostro passato. - ha dichiarato Bob Stone, membro del gruppo archeologico - Gli archeologi, gli storici insieme con altri specialisti ci aiuteranno ad avere un quadro più preciso dell’area. Usiamo speciali dati legati all’attività sismica e ai movimenti tettonici nell’area.”
Campioni di suolo sono già stati estratti dalle profondità del mare.
Gli scienziati hanno scoperto le tracce dei resti fossilizzati di flora e fauna.