Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.
1966: Il caso di Irving Bentley
Il 5 Dicembre 1966, Gosnell, un addetto dell’azienda del gas di Coudersport, in Pennsylvania, fu insospettito dallo strano odore che proveniva dall’interno della casa di Irving Bentley. Gosnell suonò più volte alla porta senza ottenere una risposta e alla fine decise di entrare. Frugò in tutte le stanze finché non raggiunse il bagno, ma tutto quello che trovò del Dr. John Irving Bentley fu un mucchio di cenere alto parecchi centimetri e un piede ancora calzato, che giaceva all’estremità di un area bruciata di 80-120 cm di diametro. A parte Bentley e i suoi abiti, nient’altro era bruciato nella stanza, inoltre più tardi si apprese che la vittima era stata vista viva pochi minuti prima.
1951: Il caso di Mary Reeser
Mary Reeser, una vedova di 57, anni venne trovata il 1 luglio 1951 ridotta in cenere in un appartamento che quasi non mostrava segni di danno. Questo è considerato un altro punto di riferimento nei fenomeni di autocombustione umana, perché fu il primo esempio in cui fu usato ogni possibile mezzo di moderna investigazione scientifica per determinare la causa del misterioso fenomeno. La signora Mary Hardy Reeser si era recata a vivere a St. Petersburg il Florida per essere vicina al figlio. La sera del 1 luglio 1951 era rimasta a casa del figlio con uno dei nipoti, mentre il resto della famiglia era andato in spiaggia. Quando tornarono Mary Reeser aveva già fatto ritorno alla propria abitazione. La moglie di Richard Reeser decise pertanto di andare a trovare la suocera per accertarsi che fosse tutto a posto. Secondo la sua testimonianza, non vi era niente nell’apparenza o nel comportamento di Mary Reeser tale da causare qualsiasi allarme. La donna manifestò l’intenzione di andare a letto presto, disse che aveva preso due pillole di Seconal (sonnifero) per assicurarsi una notte di riposo e che ne voleva prendere altre due. La signora Carpenter vide la sua inquilina intorno alle 21:00; indossava una camicia da notte e un paio di pantofole di raso nero e stava oziando su di una poltrona mentre fumava una sigaretta. Le coperte del letto erano state sollevate, segno che si apprestava a coricarsi. Quando la signora Carpenter si svegliò Lunedì mattina alle 5:00, avvertì un lieve odore di fumo, tuttavia non si allarmò, attribuendone la responsabilità ad una pompa per l’acqua situata in garage che si era surriscaldata. Pertanto si alzò, andò a spegnerla, e tornò a letto. Alle 8:00 arrivò un telegramma per Mary Reeser. La signora Carpenter firmò la ricevuta e andò nell’appartamento dell’inquilina per consegnarglielo. Quando appoggiò la mano sulla maniglia della porta, notò che era calda. Allarmata corse a chiamare aiuto, e due imbianchini, dall’altra parte della strada raccolsero l’appello. Uno di loro aprì la porta, e non appena entrò si sentì investito da un’ondata di aria calda. Pensando di poter salvare Mary Reeser si guardò intorno freneticamente, ma non vide alcun segno di lei. Il letto era vuoto. L’unico segno di incendio era una piccola fiamma su una trave di legno, su una divisoria che separava la sala da un cucinotto. All’arrivo dei pompieri le fiamme furono spente e una parte della divisoria abbattuta. Quando il vice comandante dei pompieri iniziò l’ispezione del locale, non credette ai suoi occhi. Nel mezzo del pavimento era chiaramente visibile un area carbonizzata di circa 120-150 cm, all’interno della quale trovò alcune molle annerite di una poltrona e i resti di un corpo umano, che consistevano in un fegato carbonizzato ancora attaccato ad un pezzo di spina dorsale, un teschio rattrappito, che per il calore si era ridotto alle dimensioni di una palla da baseball, un piede che calzava ancora una pantofola di raso nero e un mucchio di cenere..
La bibliografia scientifica è colma di fascicoli considerati misteriosi riguardanti queste situazioni apparentemente paranormali…
Il fenomeno dell’autocombustione umana ha vissuto un periodo di netto rifiuto da parte delle comunità scientifiche di tutto il mondo, nel quale veniva classificato nelle più disparate motivazioni, tra cui il suicidio o l’omicidio fino ad arrivare a incidenti domestici. Solo modernamente si è iniziato a studiarlo come fenomeno pseudo paranormale. Uno dei primi casi registrati accadde a Verona nel 1745. La Contessa Cornelia di Bandi misteriosamente esplose in fiamme una notte nella camera da letto della sua villa. Il suo corpo fu completamente incenerito, ma nient’altro nella stanza, piena di materiali infiammabili, fu toccato dal fuoco. Non fu mai trovata nessuna origine all’incendio.
In condizioni normali, il corpo umano non brucia molto bene, perché costituito per l 80% di acqua. Ha bisogno di un “accelerante” come benzina. Su questo preambolo si sono concentrate le indagini, visto che casi di combustione umana spontanea si verificarono dopo feste o party, allorché gli studiosi ipotizzarono la possibile presenza di alte dosi di alcool nei tessuti dei soggetti.
Harrison, in una sua pubblicazione, sospettò che il fenomeno fosse dovuto a forti correnti bioelettriche che attraversano il corpo, menzionando casi di soggetti che risultavano essere vere e proprie batterie viventi. Ma probabilmente si trattava di semplice elettricità elettrostatica. Un altro ricercatore, tale Larry Arnold, sul numero del 1982 della rivista Frontiers of Scienze presentò una teoria in cui entravano in gioco “correnti di energia tellurica”che continuamente, a detta dello scienziato, solcano continuamente la crosta terrestre.
Il fine era abbastanza comune: un cortocircuito di queste tensioni sarebbe la causa principale dello scoccare della scintilla, mediato in qualche modo da una condizione mentale particolare.
Facciamo un punto: mentre il busto viene completamente distrutto dalle fiamme. Le estremità raramente bruciano.
La maggioranza delle persone colpite sono donne, il che potrebbe far ipotizzare un coinvolgimento dell’assetto ormonale (le donne fisiologicamente sono più grasse degli uomini, questo è dovuto fondamentalmente alla presenza maggiore di ormoni femminili rispetto al testosterone; giustamente, la donna in gravidanza deve assicurare al feto il giusto nutrimento). La stranezza è che i materiali potenzialmente infiammabili che si trovavano nelle vicinanze erano intatti; il che fa pensare alla presenza di notevole energia in un brevissimo tempo! Il residuo rinvenuto a terra è giallastro, di consistenza grassa e dolciastro (come quello che cola durante un bel barbecue casalingo, probabilmente dovuto ai grassi!).
A mio avviso, scientificamente parlando, è bene restare con i piedi per terra! studiando la fisiologia cellulare, si comprende che la cellula ha un sistema di produzione di energia. Come una vera e propria centrale, trasforma le sostanze nutritive in energia. I mitocondri forniscono il fabbisogno energetico a tutto il corpo attraverso piccole reazioni chimiche, capaci di generare notevole energia.
ora, in condizioni particolari, se questo organello non funziona a dovere, potrebbe rilasciare troppa energia e troppo in fretta, cosi da scindere ossigeno ed idrogeno (con trasformazione delle molecole di NAD+ in NADH). In particolare per ogni molecola di acetilCoa in entrata nel ciclo di krebs, vengono liberati 5 atomi di idrogeno, alcuni elettroni di quest’ultimi vengono catturati da tre molecole di NAD+ che si riducono in NADH più una di FAD a sua volta FADH2; successivamente, queste molecole neo formate rilasceranno l’idrogeno in passaggi complicati, al fine ultimo di ottenere energia sottoforma di ATP). Colpiti da tale mole energetica, gli altri mitocondri lì vicino esploderebbero causando una reazione a catena. La cellula esplode in mille pezzi ed in pochi minuti scoccherebbe la scintilla. Un volta innescato il processo, i grassi presenti nel corpo, sciogliendosi in presenza di calore, impregnerebbero i vestiti che continuerebbero a bruciare come lo stoppino di una candela, fino al completo esaurimento dei tessuti adiposi della vittima. Gli accumuli di grasso, solitamente localizzati nel tronco piuttosto che negli arti, spiegherebbero il perché le estremità sono solite scampare alla violenza delle fiamme, e come la massima situazione di incenerimento si localizzerebbe a livello addominale. Il mistero si infittisce pensando che la temperatura di un possibile focolaio di questo tipo raggiunge circa i 600 °, sufficienti a consumare tessuti e muscoli, ma sicuramente insufficienti per bruciare il tessuto osseo…
Tra il dicembre 2010 e il marzo successivo tre fatti di cronaca avvenuti in Irlanda hanno riaperto il dibattito sulla combustione umana spontanea, quel supposto fenomeno per cui un corpo sarebbe in grado di prendere fuoco senza alcuna fonte d’innesco.
Il primo episodio risale al 23 dicembre: Michael Faherty, pensionato di Galway, venne trovato morto nella sua camera. Il cadavere, sdraiato accanto a un caminetto spento, era quasi completamente carbonizzato, ad eccezione della testa. La stanza, al contrario, non presentava i segni di un incendio violento, e le uniche cose danneggiate erano il pavimento sotto alla vittima e il soffitto al di sopra, anneriti dalla fuliggine.
Il secondo riguarda Elizabeth McLaughlin, cinquantenne di Carndonagh, trovata morta il 31 dicembre in circostanze analoghe: anche in questo caso l'incendio che aveva incenerito il corpo della donna appariva confinato ai resti e alle immediate vicinanze.
Nel terzo caso, è stato invece il cinquantanovenne Declan Dowling a essere rinvenuto, lo scorso 7 marzo, nella propria casa nelle vicinanze di Dublino parzialmente bruciato e senza particolari danni nella stanza.
Tre episodi simili, ma con esiti differenti: il coroner Ciarán McLoughlin ha chiuso il caso Faerthy catalogandolo come un fenomeno di "combustione umana spontanea" e affermando che, non avendo trovato una possibile fonte d’ignizione, la morte del pensionato era inspiegabile. Opposta, invece, la conclusione del suo collega John Madden, che si occupava del secondo caso: in questo caso, il coroner ha dichiarato non solo che la donna era stata uccisa da un normalissimo incendio, ma anche che il fenomeno della combustione umana spontanea, invocato dalla stampa, non era altro che "una leggenda metropolitana". Simile è stata la valutazione del patologo di stato Marie Cassidy dopo l’esame del terzo cadavere.
Ma cosa dice la scienza? È possibile che una persona prenda fuoco spontaneamente, e che l'incendio rimanga confinato solo al corpo, o al massimo alle sue immediate vicinanze?
Nel settembre 2011 il Journal of Forensic Science ha pubblicato un interessante studio su quest'argomento, condotto dai ricercatori Thierry Levi-Faict e Gérald Quatrehomme. Il team ha analizzato un episodio di "autocombustione umana" del 2006, che presenta caratteristiche in comune con i tre casi descritti in precedenza.
La vittima, un cinquantasettenne alcolista e fumatore, viveva solo, in un paesino della Francia. Quando i vigili del fuoco, insospettiti dalla fuliggine che aveva annerito parzialmente i muri della casa, sfondarono la porta, si trovarono di fronte uno spettacolo inconsueto: la parte centrale dell'uomo era ridotta in cenere, ossa comprese. Al contrario testa, spalle e piedi apparivano intatti, e così pure gli oggetti vicini. Nella stanza c'erano i segni di un intenso calore: la carta dei giornali era ingiallita, i mobili anneriti, e furono ritrovate alcune bottiglie di plastica parzialmente fuse. Ma il fuoco sembrava essersi limitato a cremare l'uomo, senza toccare altro, nemmeno la sedia trovata vicino al corpo.
Le indagini stabilirono che non vi erano segni di colluttazione o del coinvolgimento di altre persone, e che la porta era chiusa dall'interno.
L'autopsia fornì alcuni dati in più: la vittima aveva un elevato tasso alcolemico (3,20 g/L), mentre minimo era il monossido di carbonio nel sangue. La lingua era coperta di fuliggine, mentre trachea e bronchi apparivano puliti. Il corpo e il pavimento apparivano ricoperti da una sostanza oleosa, che risultò essere grasso di origine umana.
L'uomo doveva essere bruciato post mortem; per le cattive condizioni del corpo, non fu possibile stabilire l'esatta causa del decesso: la storia clinica della vittima suggeriva però un attacco cardiaco. Anche la fonte d'innesco non fu identificata.
Partendo da questo episodio ben documentato, i due ricercatori hanno stilato le caratteristiche comuni ai casi di "combustione umana spontanea".
Le vittime sono parzialmente ridotte in cenere, e le parti del corpo con maggior concentrazione di grasso sono più consumate. La combustione avviene quasi sempre post mortem, in persone quindi già decedute o impossibilitate a spegnere le fiamme. Gran parte della casistica riguarda donne anziane, persone sovrappeso e alcolisti; quasi tutti vivono soli. Spesso vengono trovati residui di grasso intorno alla vittima.
Soprattutto, il fuoco appare molto localizzato: una circostanza inconsueta, che in tempi passati ha portato ad attribuire questi episodi a punizioni divine o interventi diabolici. Occorre arrivare al 1830, per avere un'ipotesi scientifica sul fenomeno, ad opera del medico Depuytren. Fu lui a lanciare la teoria dell’"effetto stoppino": i vestiti, incendiati da una fonte d'innesco esterna, fornirebbero sufficiente calore per sciogliere il grasso della vittima, che alimenterebbe il fuoco fino alla quasi completa combustione del corpo, un po' come avviene per una candela.
Questa teoria venne confermata nel 2002 da Angie Christensen, che la verificò su alcuni arti amputati: il medico osservò che il fuoco tendeva a bruciare a lungo, con molta fuliggine e fiamme quasi invisibili, e rilevò la tendenza dell'incendio a non spargersi, e a bruciare anche le parti non grasse (specialmente in vittime anziane, con tessuti ossei più porosi e fragili).
L'elevato tasso alcolemico nel sangue, circostanza comune a molti casi, non contribuirebbe al processo di carbonizzazione, ma potrebbe essere la causa di comportamenti imprudenti, e aumentare le probabilità di un innesco casuale.
Per autocombustione umana si intende il fenomeno per cui il corpo della "vittima" si incendia dall' interno, riducendo l' organismo in un mucchio di cenere bianca. Le peculiarità dell' avvenimento sono le seguenti:
- Gli arti inferiori (qualche volta anche quelli superiori) restano intatti.
- Le zone di accensione delle fiamme sono ricoperte dai grassi corporei delle vittime.
- Il fuoco non si espande mai nell' ambiente circostante.
- Nell' 80% dei casi a bruciare sono donne che abusavano di alcool o farmaci.
Numerosissime le segnalazioni di autocombustione umana. La prima accertata e documentata risale al 1745, quando a Verona la Contessa Cornelia di Bandi esplose in fiamme nella sua camera da letto. Nonostante la camera fosse piena di materiali infiammabili nient' altro intorno era stato raggiunto dalle fiamme.
Da allora il fenomeno è diventato materia di studio e ad esso si sono ricondotti molti altri casi. Il più celebre quello di Mary Hardy Reeser nel 1951, in Florida, poichè fu documentato da un (lugubre) servizio fotografico, di cui chi se la sente può visualizzarne uno scatto cliccando qui.
Ma veniamo alle teorie scientifiche sull' argomento.
Nessuna punizione divina o autocombustione, quindi: solo un fenomeno inconsueto, innescato da una fonte di calore esterna. E quando l'incendio è provocato, ad esempio, da una sigaretta accesa, è possibile che il fuoco la consumi completamente, e che non venga più ritrovata: alimentando così il mito vittoriano della "combustione umana spontanea".