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BALLARD :LA CATASTROFE INTERIORE- la quadrilogia

BALLARD - I - LA CATASTROFE INTERIORE
La "quadrilogia catastrofica" (1961-66).
Vento dal Nulla (1961): un vento continuo e devastante spazza via le città, nelle quali alcuni uomini sono impegnati in missioni di sopravvivenza. Opporsi alla natura è difficile, e significa soprattutto il tentativo di adattarsi a nuove condizioni, completamente aliene, che conduce anche a piani morbosi e folli.
Questo romanzo può rientrare nel cosiddetto genere catastrofico che iniziava a prender piede negli anni '60. Tuttavia l'impronta di James Ballard è subito evidente: l'autore non conduce la vicenda e i personaggi nel modo canonico, e la catastrofe è già soprattutto interiore ai personaggi che la vivono. Trattandosi del primo romanzo, piuttosto “action”, le teorie sono ancora acerbe e tratteggiate a grandi linee, ma sono presenti e costituiscono spunti evidentemente molto potenti. Un'opera minore ma comunque incalzante che va letta nel contesto della quadrilogia costituita con i successivi romanzi.
Il Mondo Sommerso 1962, noto anche come Deserto d'Acqua, è il primo apice creativo, forse il libro più intenso della prima fase, dove la poetica ballardiana è snocciolata in tutti i suoi elementi, in modo astuto, sottile, ma anche evidentissimo nei paesaggi dalle tinte surrealiste e nei comportamenti disconnessi dei personaggi. Il mondo è stato sommerso dagli oceani e sta regredendo a un clima tropicale e preistorico; seguiamo Kerans e altri uomini rifugiati tra le spoglie della città di Londra, in una sempre più critica condizione di vita dettata dal nuovo ambiente. Tra chi resta e chi vuole fuggire subentrano strane e grottesche relazioni.
Ballard procede ipnotico, ricalcando lo stato in cui vivono i personaggi, e fissa il fondamento della sua poetica. Lo scenario (un futuro catastrofico) è il laboratorio dove si svolge la sua analisi, mettendo a nudo le segrete, ataviche inclinazioni inscritte nella psiche, o forse nei geni, dell'uomo. Egli non lotta contro la catastrofe, ma vi si abbandona sapendo di poter giungere a qualcosa di nuovo e di superiore (e in questo semplice presupposto Ballard si distingue da tutta la letteratura di genere). Qualcuno ci ha visto anche un riferimento a Cuore di Tenebra di Conrad.
La risposta è inscritta nei profondi recessi dell'uomo, che va in contro alla devoluzione e al ripiegarsi della specie così come la conoscevamo. E naturalmente vi sono individui più sensibili e disposti di altri a tale processo, che sono inevitabilmente ai margini di quella che era l'etica o la struttura sociale, e sono toccati da inquietudine esistenziale, sembrano cioè – anche al lettore – folli o sconnessi. Di contro, agli ottusi non resta che la fuga disperata e probabilmente vana (Ballard solitamente non ci dice che fine fanno) verso le solite ambizioni di controllo.

(foto dell'autore)

Terra Bruciata (1964) racconta di come la siccità e la desertificazione arrivino a plasmare la vita di pochi individui, i cui comportamenti mutano in apparenza incomprensibilmente. Il protagonista si muove tra un villaggio abbandonato su un fiume secco e la costa, dove l'ultima comunità cerca di sopravvivere con surreali e violente rincorse alle pozze d'acqua. Assieme a lui, l'ex moglie e altri personaggi-fantasma che gli ruotano intorno.
Ancora una volta il libro è una tesi, che Ballard esplicita in alcuni passaggi descrittivi; ancora una volta il percorso dei personaggi trova un senso nella risposta di loro stessi al nuovo adattamento, cioè nella disgregazione del passato umano e civile per un presente e un futuro di inesplorati confini.
Tuttavia, rispetto agli altri romanzi della “quadrilogia catastrofica”, sembra che l'autore faccia più fatica a portare avanti la vicenda, forse a estenderla alla lunghezza di un romanzo. Dopo la brillantezza di Il Mondo Sommerso, questo romanzo è una sorta di estremizzazione ulteriore.
Foresta di Cristallo (1966) deriva da un racconto precedente che, in definitiva, risulta anche migliore del romanzo per la sua natura concisa. Il romanzo resta comunque uno dei più importanti di Ballard.
In una foresta africana inizia un incredibile processo di cristallizzazione di ogni cosa, aria inclusa, che sembra destinato a espandersi lentamente a tutto il globo. Sanders, un medico, si trova coinvolto con la popolazione locale e con una squadra di uomini decisa a rimanere nella foresta. Essa infatti chiama a diventare parte di sé, della sua realtà cristallizzata che è una nuova, eterna condizione di vita.
Il libro conclusivo della quadrilogia è una potente variante sul tema: Ballard introduce l'elemento tempo, e lo tratta come parte attiva. Il tempo, l'eternità, la memoria e la morte: con forte simbolismo Ballard indaga l'estremo della comprensione umana e il suo struggimento più grande. Così i cristalli eterni promettono le risposte a qualunque dubbio, una volta che si accetta la metamorfosi in essi. Cristalli e statue ricorrono nelle opere di Ballard, in particolare nei racconti del periodo, a simboleggiare l'immobilità, l'eternità, l'uomo che tenta di “fissare” il tempo e le sue deboli convinzioni a riguardo.
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