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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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Brian Sharpless: viaggio astrale e paralisi ipnagogighe

Ognuno di noi l’ha sperimentata diverse volte nel corso della propria vita: i neuroscienziati le chiamano “paralisi ipnagogiche”, un nome complicato per un’esperienza tanto semplice quanto spaventosa, quella della paralisi del corpo in stato di dormiveglia. Ci sarà infatti capitato talvolta di essere coscienti di ciò che avviene nella stanza dove stiamo dormendo ma non di riuscire a muoverci.

 

Il corpo non ci risponde.

 

Normalmente, questa condizione – peraltro fortunatamente abbastanza rara – può provocare qualche spavento ma si risolve rapidamente. In altri casi, quando lo stato di dormiveglia è ancora legato al sonno REM, quello per intenderci durante il quale sogniamo, la paralisi ipnagogica può provocare vere e proprie allucinazioni, in molti casi terrorizzanti. Visioni spaventose, sensazioni di corpi che ci toccano, ci opprimono, o addirittura l’illusione di sentirsi staccati dal corpo. Le storie dei cosiddetti “viaggi astrali” che tanto sono di moda tra gli appassionati di New Age – in pratica l’esperienza di staccarsi dal corpo e viaggiare con la propria “anima” durante il sonno – o anche quelle dei rapimenti alieni potrebbero discendere proprio da questa stessa causa.

A proporlo è uno studio pubblicato sulla rivista Sleep Medicine Review a firma di Brian Sharpless, psicologo dell’università della Pennsylvania. Interessato alla questione delle paralisi ipnagogiche, a suo dire troppo a lungo ignorata dalla comunità scientifica, Sharpless ha preso in mano i dati di 35 ricerche sul tema condotte negli ultimi cinquant’anni anni, che hanno coinvolto un campione di 36.553 persone in tutto il mondo. L’analisi ha dimostrato che i più colpiti da questo fenomeno sono persone con disturbi psicologici più o meno gravi: persone che sono colpite da attacchi di panico hanno rivelato di aver sperimentato paralisi ipnagogiche nel 35% dei casi. Pazienti in cura da psichiatri hanno ammesso di aver avuto simili esperienze nel 32% dei casi. Terzo gruppo più colpito, curiosamente, quello degli studenti: il 28% ha dichiarato di soffrire spesso di questo tipo di paralisi nel sonno. Quando la paralisi ipnagogica si presenta con frequenza provocando allucinazioni, capita che diventi quasi un disturbo invalidante, tale che i soggetti che la sperimentano hanno paura di addormentarsi.

Secondo Sharpless, ci sono tre tipi fondamentali di allucinazioni che possono essere sperimentate durante la paralisi del sonno: la presenza di un intruso, una pressione sul petto che in alcuni casi può sfociare in un’esperienza di aggressioni fisica o sessuale, e l’esperienza di levitazione e di uscita dal proprio corpo. Non il semplice sogno di volare, per intenderci, comune a tutti: ma l’impressione che il proprio “io” esca dal corpo e si libri nella stanza in cui si dorme osservando il proprio corpo dal di fuori, per poi eventualmente viaggiare verso altri luoghi fino addirittura a ipotetiche dimensioni astrali superiori.

È possibile associare questo disturbo a tutta una serie di fenomeni che in epoche meno recenti apparivano soprannaturali. Per esempio, l’apparizione di streghe o fantasmi durante la notte. Molte comunità di tipo tradizionale, anche abbastanza recenti, come alcune comunità lucane negli anni ’50, riferivano di visite notturne di streghe e fattucchiere, con in comune un interessante particolare: quello secondo cui le streghe si sedevano sul petto del dormiente, opprimendolo. Un tipico effetto di paralisi ipnagogica che naturalmente all’epoca non poteva essere ricondotto a un fenomeno di tipo neurologico ma trovava inevitabile giustificazione nel paranormale. Spesso con effetti tragici: non poche persone poco apprezzate in un villaggio venivano additate come streghe o fattucchieri e cacciate, lapidate o bruciate sul rogo in epoche medievali.

Nella diffusa cultura para-scientifica che oggi ha preso il posto del pensiero magico tradizionale, l’illusione ipnagogica può spiegare anche altre esperienze, soprattutto quella dei presunti rapimenti alieni. Storie di abduction, ossia di rapimenti da parte di esseri extraterrestri, hanno in comune di solito il fatto di avvenire in orari notturni quando il soggetto rapito dorme nel proprio letto. Il soggetto sperimenta quindi una levitazione che attribuisce al potere degli alieni e che lo porta all’interno dell’UFO, dove poi viene sottoposto a indagini o vere e proprie autopsie. In questi rari casi a interagire sono tutte e tre le illusioni tipiche della paralisi ipnagogica: l’apparizione di intrusi, che nel sonno appaiono poco definiti e quindi facilmente scambiabili per entità non umane; la levitazione e uscita dal proprio corpo; e la fastidiosa sensazione di opprimenti e anche dolorosi contatti fisici, come quelli che l’addotto (come viene chiamata la sedicente vittima di un’abduction) sperimenta nel corso della presunta autopsia.

In realtà la paralisi del sonno è una normale difesa del nostro organismo frutto di un’evoluzione di milioni di anni. Durante il sonno, infatti, l’uomo primitivo e i nostri antenati scimmieschi dovevano fare attenzione a non muoversi inavvertitamente: sia per non segnalare la propria presenza a eventuali nemici o predatori nelle vicinanze, sia per non incorrere in involontari ma spiacevoli incidenti, come finire in un fuoco o cadere in un burrone. Il vantaggio evolutivo di tale paralisi risulta evidente dai casi di sonnambulismo, durante i quali non è purtroppo raro che il sonnambulo possa ferirsi o addirittura mettere a repentaglio la propria vita (per esempio cadendo da una finestra). La paralisi ipnagogica è, alla stregua ma all’opposto del sonnambulismo, un disturbo della normale attività del sonno: nel momento del risveglio o subito prima, il cervello – che è uscito o sta per uscire dalla fase del sonno profondo – non riesce a riprendere subito il controllo del corpo, ancora bloccato dalla paralisi, provocando sensazioni spesso spiacevoli. In persone che soffrono di attacchi di ansia o di panico non è la rara la sensazione di stare per morire, un’impressione legata sia all’effettiva mancanza di controllo del corpo sia alla propensione ipocondriaca di questi soggetti.

Eppure, c’è chi non vede l’ora di vivere una di queste esperienze. Si tratta di gruppi di persone convinte in realtà di sperimentare un fenomeno paranormale che chiamano OBE, dall’inglese Out of Body Experience, in italiano “esperienze extracorporee”. Tali persone condividono le loro esperienze a cui danno esotici nomi come “bilocazione astrale”, sostenendo che in questi casi quello che avviene è un’uscita del corpo astrale dal rivestimento del corpo fisico e un suo accesso a un mondo astrale che è in altre persone la dimensione soprannaturale dell’esistenza. Non a caso, chi vive tali esperienze dichiara di incontrare nel mondo astrale persone care ormai morte, fantasmi, ma anche creature della fantasia come gnomi o folletti. La pratica di vivere coscientemente un OBE, attraverso una preparazione psicologica che permette di essere coscienti del momento in cui si passa dal dormiveglia al sonno REM, non è scientificamente dimostrata e solitamente si tratta o di un’illusione indotta dal desiderio di vivere tale esperienza o da una vera paralisi ipnagogica “controllata”. Gli aderenti a queste credenze si rifanno all’antroposofia di Rudolf Steiner o a pratiche buddhiste o di tipo New Age.

Ma la verità, spiega Sharpless, è assai meno fantastica: stress, ansia o deprivazione del sonno sono i fattori che rendono le paralisi ipnagogiche più comuni in certi soggetti, come appunto gli studenti, soprattutto all’approssimarsi di un esame difficile, o le persone tendenti ad attacchi di panico. Un disturbo che, se diventa frequente, rende necessaria una visita al più vicino centro del sonno, per trovare la causa e i possibili rimedi e riprendere a dormire serenamente.

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