Overblog Tutti i blog Blog migliori Musica e intrattenimento
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU

Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

Pubblicità

Draghi riesce a migliorare la situazione attuale europea: troppo presto per cantare vittoria?

La decisione della Bce di comprare i titoli di stato dei paesi in crisi da spread ha diviso l’Europa. Se nel Sud dell’Unione europea si festeggia per la discesa del costo del debito, già arrivata sui mercati internazionali, nella parte settentrionale lo scetticismo regna sovrano, prodromo di possibili, nuove rotture.

SUD ESULTA - Die Welt dedica un lungo approfondimento dedicato alla reazione presa dalla stampa europea alla svolta di politica monetaria intrapresa dalla Banca centrale europea. I toni di giubilo vengono sottolineati per quanto riguarda i media italiani, che esprimo la stessa soddisfazione visibile anche sui quotidiani iberici. La Spagna è il vero grande malato d’Europa, visto che il suo peso economico – quarta economia dell’eurozona – e la sua crisi profonda, con un sistema bancario prossimo al collasso, rendevano le sue difficoltà preoccupanti per la stessa permanenza dell’unione monetaria. Il governo Rajoy deve ancora decidere se accedere al programma di salvataggio previsto dai fondi salva euro, ma le condizioni alle quali dovrà eventualmente aderire permetteranno l’intervento della Banca centrale europea. I maggiori commentatori iberici hanno plaudito alla svolta di Draghi, che ha regalato un po’ di sollievo sui mercati internazionali ai bond spagnoli. Il paese è stato appena scosso dal preannunciato aumento dell’imposta sul valore aggiunto, una delle tante misure di austerità che rendono ancora più difficile la gestione della recessione scoppiata prima con la crisi del settore immobiliare, e poi con le difficoltà del governo iberico a rifinanziare il proprio debito. Ecco perché da Madrid è partito un coro unanime in favore di Draghi, simile a quello che si è registrato anche in Portogallo. Meno consenso è invece arrivato dal grande malato dell’euro, la Grecia, che in questi giorni riceverà la valutazione finale della Troika necessaria alla concessione del nuovo maxi prestito.

NORD PERPLESSO - Con l’eccezione dell’Irlanda, l’intera crisi dei debiti sovrani ha avuto svolgimento nella parte meridionale dell’Unione monetaria. L’ombra dell’eurocrisi si è abbattuta anche sulla Francia, ma il governo transalpino ha sempre potuto contare finora su un costo del debito assolutamente sostenibile, nonostante fondamentali economici piuttosto deboli, sul fronte della crescita, dell’indebitamento e dell’occupazione. La classe politica francese, in particolare la sinistra al governo, ha però benedetto la svolta di Draghi, dato che da sempre l’intero establishment transalpino propone un diverso ruolo dell’istituto centrale comunitario, meno legato al rigido monetarismo della Bundesbank. Dai Paesi Bassi, fondamentale alleato sul fronte del rigore della Germania conservatrice, sono arrivate invece voci molto più critiche, nonostante tra Amsterdam e Rotterdam le perplessità sull’euro siano invero numerose. Ma l’opinione pubblica olandese, specie quella di orientamento conservatrice, è scettica sopratutto per quanto riguarda la convivenza con i partner meridionali, ed è ancora fedele all’orientamento prevalente in Germania. La campagna elettorale in corso nei Paesi Bassi sta evidenziando in questo momento una ripresa dalla sinistra riformista del partito laburista, che è sì favorevole ad un’Europa meno rigida nella promozione di misure di rigore, ma che non propone una cura radicalmente alternativa. Maggiore delusione è invece stata espressa dai liberali che in questo momento esprimono il premier Mark Rutte, e che potrebbero ancora confermarlo. Rutte è sempre stato in questi due anni il più fedele alleato della Merkel, ed anche in merito alle decisioni di Draghi ha espresso un parere molto simile alla Cancelliera. La Bce ha preso la giusta via, ma se mai intervenisse in favore di Spagna ed Italia, le condizioni devono essere estremamente rigorose.

GERMANIA INQUIETA - La stampa conservatrice tedesca si è scagliata contro la Banca centrale europea, ritenuta colpevole di aver firmato un “assegno in bianco” ai Paesi indebitati della zona euro decidendo di acquistare i loro titoli di Stato, mentre alcuni membri della maggioranza di governo hanno minacciato d’intraprendere azioni legali per bloccare gli acquisti. La cancelliera Angela Merkel ha dato il suo tacito assenso alla nuova strategia della Bce, sostenendo che questa è un modo di dare tempo ai Paesi come Spagna e Italia, impegnati a implementare dure riforme. Ma le voci di dissenso di una piccola ma molto rumorosa minoranza di euroscettici nel governo di centro destra da lei guidato e le critiche di influenti media conservatori tedeschi mettono in evidenza i rischi politici cui è esposta la Cancelliera a un anno dalle elezioni.”Assegno in bianco per gli Stati pieni di debiti” ha titolato il popolare quotidiano ‘Bild’, duramente contrario al salvataggio della Grecia e degli altri Paesi in difficoltà finanziarie, secondo cui la mossa della Bce potrebbe portare al ‘kaputt’ dell’euro. “Draghi ha fatto scattare l’allarme per la Germania”, è il titolo del quotidiano conservatore ‘Die Welt’. Diversi deputati della maggioranza di Angela Merkle hanno minacciato azioni legali per bloccare il programma, che si sommano ai 37 mila cittadini tedeschi che hanno querelato per incostituzionalità la legge che istituisce il fondo salva euro Esm.

EUROPA SPACCATA - Nord contro Sud è un tema ricorrente della storia europea, che suona molto conosciuto anche alle nostre latitudini. La Bce è accusata di favorire gli stati che hanno sprecato e non vogliono fare i sacrifici, una tesi certo poco corrispondente alla natura sistemica della crisi, ma che rimane molto popolare in ampi settori dei cittadini dell’Europa settentrionale. La Finlandia, il cui governo arrivò a chiedere la garanzia del Partenone per dare il via libera agli aiuti alla Grecia, è stata in questi anni paradigmatica, con le forze progressiste al governo restie a proporre misure che assomigliassero al sostengo degli spendaccioni meridionali. L’Europa rimane dunque ancora divisa sopratutto sull’interpretazione della crisi, che porta ad un conseguente dissenso sulle misure per risolverla. Il bazooka di Draghi ha sì comprato tempo, ed ha creato un utile sistema di difesa della moneta unica, il cui collasso da fantascientifico era diventato sempre più probabile nel corso di questi mesi di recessione profonda. La prossima battaglia si giocherà sulla condizionalità degli interventi della Bce. Il fronte del Nord chiederà misure durissime di risparmio per dare il via libera agli acquisti sui mercati della Banca centrale , con la assai probabile contrapposizione degli esecutivi in difficoltà. Uno dei tanti motivi per i quali l’eurocrisi è ancora assai lontana dall’essere risolta.

  Grilli: lItalia non ha bisogno del piano antispread

Il ministro dell'Economia Vittorio Grilli ha affermato che l'Italia non ha bisogno e non intende accedere al meccanismo antispread messo in campo dalla Bce. "Lo abbiamo già detto tante volte, la nostra opinione non è cambiata, in questo momento riteniamo di non aver assolutamente bisogno del programma antispread". E poi prosegue: "Sicuramente i risultati li stiamo ottenendo, ma non possiamo ancora ritenerci soddisfatti".  Il governo condivide l'analisi della Banca centrale europea e la "strategia" proposta dall'Eurotower che ha avviato un percorso su "due strade interdipendenti".  Dall'altra, ha proseguito, vi e' "uno sforzo collettivo anche attraverso le misure che la Bce ha deciso" per la stabilizzazione. L'Italia non intende per ora accedere al meccanismo antispread messo in campo dalla Bce. "Lo abbiamo già detto tante volte, in questo momento riteniamo di non aver assolutamente bisogno" del programma antispread, ha aggiunto Grilli.

In merito agli aiuti "la nostra opinione non è cambiata, come avete sentito dal presidente del consiglio - ha ribadito il ministro dell'economia -, noi in questo momento riteniamo di non aver assolutamente bisogno". "Non abbiamo in programma - ha ribadito con un gioco di parole - di chiedere il programma".

I risultati ci sono ma non siamo ancora soddisfatti
"Sicuramente i risultati li stiamo ottenendo, ma non possiamo ancora ritenerci soddisfatti". Così il ministro dell'Economia Vittorio Grilli commenta il lavoro del governo e la situazione dell'Italia ancora in un momento di crisi. "Siamo sulla buona strada, ma c'è ancora da fare, le difficoltà sono evidenti a tutti", ha aggiunto parlando a margine del workshop Ambrosetti.

fonte

 

 

Pubblicità
Torna alla home
Condividi post
Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post