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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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Esperienze di Pre-Morte: lo studio Aware

Nuove sulle Esperienze di Pre-Morte

Devo dire che dall’uscita del primo libro del dott. Moody ‘La vita oltre la morte’, relativo all’argomento NDE  - Near Death-Experiences, cioè Esperienze di Pre-Morte - , con interviste fatte alle persone ‘morte’ per un certo periodo di tempo e poi riportate in vita nelle sale di rianimazione, ne è passata di acqua sotto i ponti. Oltre ad altri libri dello stesso Moody, sono stati infatti pubblicati negli anni successivi ulteriori studi eseguiti da medici e psichiatri. E sono stati scritti numerosi articoli interessanti con  varie ipotesi di spiegazione anche in riviste scientifiche abbastanza serie con  botte e risposte tra ‘materialisti’ e ‘spiritualisti’. Insomma è come se il dott. Moody avesse aperto un vaso di Pandora. Ho parlato in questi precedenti post del fenomeno - che sembra essere un indizio molto serio dell’esistenza della vita oltre la morte- e dei tentativi di spiegazione che sono stati fatti almeno diciamo fino all’anno 2000 e quindi non mi ripeterò su di essi (1).

Scrivo adesso questo altro post per cercare di dar conto - per quanto è possibile - delle ricerche più avanzate che si stanno conducendo e dei risultati che sono stati trovati in questi ultimi anni (pressappoco dal 2001 in poi fino ad oggi).

Faccio notare a scanso di equivoci che rispetto agli anni in cui il dott. Moody ha fatto i suoi studi quasi in solitaria e basati soprattutto su interviste di persone che avevano avuto una NDE, adesso le ricerche vengono effettuate seguendo un protocollo scientifico molto serio, usando anche la strumentazione adatta per misure oggettive (per quanto è possibile farne in questo campo…). Vediamo alcune di queste novità.

Sembra che i nati ciechi durante la NDE riescano a ‘vedere’

Nel 1977, Kenneth Ring, un giovane professore di psicologia presso la University of Connecticut, dopo aver letto il libro di Raymond Moody, La vita dopo vita, ha cercato di fare uno studio scientificamente più strutturato. Ha analizzato così casi di pre-morte di 102 sopravvissuti. La sua ricerca è importante perché egli ha indagato anche sulle esperienze di pre-morte delle persone non vedenti dalla nascita. Ne ha studiate ben trenta.
Una di queste persone nate cieche si chiama Vicki Umipeg, il suo nervo ottico fu completamente distrutto alla nascita a causa di un eccesso di ossigeno ricevuto in incubatrice.  Eppure durante la sua NDE sembra essere stata in grado di vedere. La sua storia è un esempio particolarmente chiaro di come le NDE dei non vedenti dalla nascita può svolgersi esattamente nello stesso modo di quelle delle persone vedenti. Con la sola differenza che Vicki non è stata in grado di discernere i colori durante la sua esperienza, il racconto della sua NDE è assolutamente indistinguibile da quelli con sistema visivo intatto (vedi la nota (2) per la descrizione della sua esperienza).

Uscita dal corpo in eventi diversi dalle NDE.

Una delle scoperte fatte ultimamente è che per quanto riguarda l’OBE (Out of Body Experience), cioè la fuoriuscita della ‘coscienza di sé’ (da alcuni detta ‘anima’) dal corpo (la ‘persona’ caratterizzata dalla sua ‘coscienza’ si sente uscire dal corpo e galleggiare su di esso, potendo osservare così il suo corpo ‘inerte’ dall’alto), e alcune delle altre fasi (che sono una decina) che caratterizzano una NDE, sono anche state riottenute in laboratorio: con una centrifuga che serve ad aumentare artificialmente il valore di ‘g’ e che viene usata per addestrare i piloti di aerei supersonici. E stato notato infatti dal dott. James E. Whinnery, coinvolto nelle ricerche sugli effetti dell’aumento estremo della gravità nei piloti, che questi hanno per un certo periodo più o meno lungo (che va dai 2 ai 35 secondi) una ‘perdita di coscienza’ – chiamata G-lock -  e questa è accompagnata dalla sensazione di staccarsi dal corpo, visione del tunnel  e di una luce brillante. Il dottore ha scritto un resoconto per il ‘National Institute for Discovery Science’ sul fenomeno che riporto per sommi capi nella nota (3).

Il fatto che la coscienza rimanga lucida e si senta come esterna al corpo, in condizioni in cui il cervello entra in crisi perché privato per un certo periodo di tempo del sangue - come avviene in questi esperimenti con la centrifuga gigante - è molto difficile da spiegare in un contesto in cui si ritiene che la mente e la coscienza vengano create dal cervello. Infatti in quei momenti il cervello si trova in condizioni di ‘ipossia’, cioè in mancanza di sangue e ossigeno.
Il fenomeno è invece semplice da comprendere se si ammette che la coscienza e la mente possano esistere indipendentemente dal cervello: in questo caso infatti la coscienza  e la mente possono pensarsi come ‘ospiti’ del corpo e non come suoi ‘prodotti’. E se fosse vero questo fatto, si potrebbe anche ipotizzare, a mio avviso, che esista una legge naturale che causa l’espulsione - reale o virtuale, non lo sappiamo ancora - della coscienza di sé, e cioè della mente, dal corpo, non appena il cervello tende a non funzionare o a morire: un po’ come se ci fosse un meccanismo analogo all’apparato di espulsione automatica del seggiolino del pilota di un aereo che precipita.

Il  fenomeno  OBE (Out-of-Body Experience) a quanto pare si è verificato anche in altri casi ‘estremi’, come in situazioni in cui l’individuo si è trovato in serio pericolo o abbia provato paura di morire. Alcune persone in estremo pericolo di vita infatti,  a secondo della durata del pericolo,  hanno sperimentato  l’uscita dal corpo e talvolta anche  la revisione delle scene della propria vita e altre fasi delle NDE. (4)

Fra l’altro  questo mi fa supporre che se l’OBE è un fenomeno reale, allora la mente una volta che si è staccata dal corpo è come se acquisisse delle proprietà che ha ‘nascoste’ e che non può usare mentre è legata al cervello, proprietà che le permetterebbero di ‘sentire e vedere’ oltre che la nostra realtà sensibile anche quella immateriale o ‘spirituale’. Queste ‘qualità’ forse si rendono manifeste anche con la preghiera assidua, l’unione spirituale e la meditazione, e raggiungono uno stadio elevato nei mistici. E forse le stesse visioni soprannaturali da parte di alcuni veggenti potrebbero  essere spiegate anche in questo modo, cioè come dovute allo schiudersi temporaneo di un ‘terzo occhio’ della mente che permette di entrare in contatto con ciò che pur essendo esistente, e che magari ci circonda senza che ce ne rendiamo conto, non rientra però nelle nostre normali capacità sensitive.

Ricerche per verificare se l’uscita dal corpo è reale o immaginaria (programma AWARE)

Però anche se le OBE e alcune delle altre esperienze tipiche delle NDE (5)  sono state riprodotte  in laboratorio, resta sempre il dubbio che possano essere solo dei fenomeni immaginari, come delle allucinazioni o fantasie della mente, così come avviene in un sogno…(6).
Però pare che ci siano numerosi indizi che confermerebbero la realtà di questi fenomeni...

Come lo stesso Moody e altri autori hanno avuto modo di riferire, ci sono stati casi in cui le persone che hanno avuto una OBE hanno raccontato di aver visto persone, oggetti e assistito a fatti che non avrebbero mai potuto osservare nelle condizioni in cui si trovava il loro corpo (perchè traumatizzato e inerte) o  il loro cervello (non funzionante perchè in stato di ipossia cerebrale).
E' da dire però queste ‘osservazioni oggettive’ che proverebbero la realtà delle OBE e quindi della sussistenza della coscienza staccata dal cervello, sono state riportate solo tramite testimonianze, e prive quindi di verifiche sperimentali rigorose, per cui non possono essere assunte come ‘prove’ inconfutabili in senso scientifico. Riporto comunque nella nota (7) alcuni di questi casi, con i relativi riferimenti.

E’ per questo motivo che nel 2008  il dr. Sam Parnia, professore assistente di terapia intensiva all’Università Statale Stony Brook di New York,  in collaborazione con la Università inglese di Southampton, ha lanciato il programma AWARE (AWAreness during REsuscitation – Consapevolezza durante la rianimazione), la ricerca sulle esperienze riportate dai rianimati più estesa del mondo che coinvolge ormai ben 25 Ospedali sparsi nel Regno Unito, Europa centrale e Stati Uniti, Brasile e India. Durante lo studio AWARE, i medici utilizzano una tecnologia sofisticata per lo studio del cervello e della coscienza durante l'arresto cardiaco. Allo stesso tempo in questa ricerca i medici che vi partecipano hanno in programma di testare la validità delle eventuali esperienze extracorporee e di ciò che i pazienti ‘vedono’ o ‘sentono’ durante l'arresto cardiaco. In particolare, come viene descritto nel programma di ricerca  “la verifica dei ricordi relativi agli eventi di rianimazione o "percezione reale" comprende l'uso di oggetti nascosti che non sono normalmente visibili dal paziente. Tipicamente questi sono immagini poste su un supporto appeso al soffitto in un reparto ospedaliero, in modo che le immagini siano rivolte verso l'alto, verso il soffitto. Questi oggetti forniranno un marcatore indipendente obiettivo del "vedere" durante l'arresto cardiaco, perché saranno visibili solo da "qualcuno" li osserva dall'alto”.

Si aspetta la pubblicazione dei risultati di questi primi tre anni di ricerche che hanno coinvolto più di 1000 pazienti rianimati dopo attacchi cardiaci e di cui circa il 20% ha riferito ricordi di esperienza NDE. Questa pubblicazione pare sia imminente: dovrebbe avvenire nei primi mesi del 2012.

I risultati finora ottenuti  in questa importante ricerca non si conoscono ancora in quanto evidentemente sono in fase di controllo e quindi vengono tenuti riservati, ma in merito alle conclusioni (provvisorie) raggiunte, il Dottor Sam Parnia ha recentemente dichiarato in maniera sibillina:
"La prova che è interessante per me è che, contrariamente alla mia formazione, le entità che noi chiamiamo mente umana e coscienza sembrano continuare ad esistere durante la fase iniziale della morte" (8).
http://mi-chael.blogspot.it/2012/02/nuove-sulle-esperienze-di-pre-morte.html
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