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Il frammento del IV secolo che il 18 settembre scorso è stato presentato ad un convegno presso l'Istituto Augustinianum, a un tiro di schioppo dal Vaticano, è oggetto di un furioso dibattito. Non tanto tra gli studiosi, che peraltro accampano pesanti dubbi sulla sua veridicità, ma sui giornali. Che hanno risentito dei lanci avvenuti Oltreoceano, i quali con enorme grancassa mediatica hanno ben pensato di sostenere che un dialogo apocrifo (peraltro di dubbia genuinità) farebbe ammettere letteralmente a Cristo in persona di essere sposato. Una tesi smentita dall'autrice dell'analisi sul frammento, la studiosa Karen King, e che – semplicemente – si inserisce nel dibattito sullo gnosticismo cristiano. Vediamo allora di raccontare questa vicenda.
LE “TEORIE” SU CRISTO DI J. TABOR- Tutto comincia da un frammento di un presunto vangelo apocrifo scritto quattro secoli dopo Cristo dagli gnostici (una corrente di pensiero che declinò a partire dal IV secolo e che sosteneva la possibilità di salvezza attraverso la Gnosi, cioè un percorso di conoscenza della Verità): secondo questo testo il Signore aveva una moglie, Maria Maddalena, che ha sposato ed ha avuto dei figli. Uno degli esperti che afferma questo è il professor James Tabor, un americano che da anni si dedica a smontare ciclicamente la figura di Cristo per dimostrare che a) era figlio di Maria e di un legionario romano, b) non è mai risuscitato o, al limite, si è trattato di una resurrezione solo spirituale, c) Cristo e Maddalena hanno dato origine a una dinastia che ha avuto vicende storiche. Tali tesi sono esposte nel libro “The Jesus Dinasty”, pubblicato nel 2006. Non solo: l'obiettivo di Cristo era abbattere il governo di Erode Antipa e instaurare il suo regno, mentre Giovanni il Battista – suo cugino – non sarebbe stato il Messia “regale”, ma addirittura “sacerdotale” (ora, ammetterete che due Messia sono quantomeno di troppo). Tabor è stato, per James Cameron (sì, quello di Titanic), un consulente per un documentario - “La tomba perduta di Gesù” - prodotto nel 2007 a proposito di una tomba, rinvenuta nel 1980 nella zona di Talpiot (Gerusalemme) contente le ossa di tali Gesù figlio di Giuseppe, due Marie, un Giuseppe, un Matteo, un Giuda figlio di Gesù. Naturalmente Tabor sostiene che questa tomba potrebbe essere collegata a Gesù il Nazareno: peccato che se andate in mezzo agli arabi (e figuratevi in mezzo agli ebrei) non manca gente a tutt'oggi che si chiama Miriam (Maria), Issa (Yeoshua, Gesù).
COSA E' VERO E COSA E' FALSO- Non è tutto. Karen King, l'autrice del ritrovamento del papiro che dà Gesù sposato (e che, ricordiamo ai lettori, dovrebbe risalire al 400 d.C., cioè ampiamente dopo la nascita del cristianesimo) sostiene, a voler smontare la tesi della non autenticità del frammento: “Sinceramente ritengo che sarebbe stato molto difficile riprodurre volontariamente il tipo di danneggiamento tipico da insetti, o il grado di umidità che il materiale presenta o il danneggiamento dell’inchiostro. Inoltre, vi sono anche altri fattori che porterebbero a propendere per la sua autenticità.” Quali? Non è dato sapere. Se però vuole, posso mostrarle due sesterzi falsi prodotti nel 1968 in Sicilia e che sul mercato tedesco erano stati valutati una bella paccata di marchi (di allora) da un interessato acquirente di reperti antichi. Non è del tutto esatto affermare che le dichiarazioni della King sul papiro siano state smentite “da testate come l’Osservatore Romano che, senza accettare ulteriori prove scientifiche, hanno dichiarato il documento come 'falso, in ogni caso', ovvero falso qualsiasi sia il risultato”. L'Osservatore Romano ha scritto, commentando l'articolo in cui dava esso stesso notizia dello studio presentato dalla King all'Istituto Augustinianum (a 200 metri dal Vaticano) il 18 settembre scorso, che: “Ragioni consistenti indurrebbero a concludere che il papiro sia anzi una maldestra contraffazione (come tante altre provenienti dal Vicino Oriente). (…) In ogni caso un falso”. L'Osservatore, quindi, ha parlato di ragioni consistenti, non ha a priori scartato la veridicità del documento.
UN FALSO DEGLI ANNI '50- Perché è un falso? Ci sono, come scrive il giornale del Papa, ragioni consistenti per sostenerlo. Come abbiamo scritto già il 1° ottobre scorso, c'è addirittura chi sostiene che la datazione del frammento possa essere molto più sicura, e certo non si tratterebbe di un documento del IV secolo, ma degli anni '40-'50. Lo ha sostenuto il professor Francis Watson, docente presso il dipartimento di Teologia e Religione della Durham University, in Inghilterra, ha detto in quei giorni quotidiano svizzero Sonntags Blick: "Ulteriori indagini potranno dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio il fatto che si tratta di un documento figlio dell'era moderna". Per Watson, infatti, il documento sarebbe nato assemblando una serie di documenti (tra apocrifi e tradizioni su Gesù) fino a formare un nuovo testo che, naturalmente, non ha niente in comune con i Vangeli - né quelli canonici, né quelli apocrifi. Secondo Watson questo sarebbe accaduto nei tardi anni '40 a Nag Hammadi, in Egitto, o comunque partendo dai "Codici di Nag Hammadi", una serie di documenti. Sono 13 papiri che contengono il Vangelo di Tommaso (uno degli apocrifi) e una parziale traduzione della Repubblica di Platone: i documenti religiosi sono espressione dello gnosticismo, corrente molto attiva nella Chiesa dei primi secoli e poi considerata come eretica. Per il professore, insomma, si è trattato di un'enorme marmellata di frammenti che ha dato origine ad un nuovo testo, messo in pagina da qualcuno in vena di truffa. Un documento finto per una verità finta, praticamente l'opera di un emulo del capitano Simonini del "Cimitero di Praga" scritto da Umberto Eco.
LA SCRITTURA SBIADITA SU UN LATO - Altro elemento che fa dubitare il docente inglese è che la scrittura è sbiadita solo da un lato, segno di un prodotto probabilmente recente. In questo Watson trova appoggio nelle parole dello studioso zurighese dell'Antico e Nuovo Testamento Jorg Frey, che sempre al "Sonntags Blick" dice chiaro e tondo: "E' chiaro che si tratta di un falso moderno". Il frammento è tagliato perfettamente e non è ridotto a brandelli come invece dovrebbe essere se fosse un originale maltrattato dai secoli. Il retro del documento è sbiadito: se provenisse da un codice, da un libro antico scritto a mano, sarebbe invece possibile leggerlo bene davanti e di dietro.Mentre i media, con toni più o meno sensazionalistici, tratteggiava i contorni della scoperta, suscitando un improvviso interesse per il congresso di studi copti, King e il sito della sua università mettevano a disposizione on-line la forma provvisoria (draft) di un poderoso articolo da lei scritto, con la collaborazione di altri giovani studiosi, circa questo frammento di papiro e il suo contenuto, che sarà non pubblicato negli atti del congresso (destinati ad apparire non prima del gennaio 2015), ma è stato proposto al «Harvard Theological Review», e sarà pubblicato nel prossimo gennaio se superererà il consueto processo di valutazione (peer review). L’articolo dunque si presenta con tutti i crismi della scientificità e dell’obiettività, come era del resto da attendersi da parte di King, nota studiosa di gnosticismo e di questioni di genere nel cristianesimo primitivo.
GLI STUDIOSI DICONO CHE...- Lasciamo ora la parola ad un quotato coptologo, Alberto Camplani. Che ha espresso il suo parere il 28 settembre scorso su Tempi, rivista vicina a Comunione e Liberazione. Ecco che cosa ha scritto: “Il fatto è presto detto: nel corso della conferenza la studiosa (la King, appunto, N.d.R.) aveva presentato un frammento di papiro che riporta, in traduzione copta, frasi di un dialogo intrattenuto da Gesù con i discepoli a proposito di un personaggio femminile, Maria, definita 'mia moglie' (ta-hime, forma rara di ta-shime, corrispondente in copto al nostro “donna” o “moglie”)”. Camplani scrive ancora, a proposito del presunto matrimonio di Gesù: “Bisogna però intendersi sul significato di queste espressioni. King propone di vederle non come una prova dello stato coniugale del Gesù storico, ma come un tentativo di fondare una visione positiva del matrimonio cristiano/gnostico sull’'argomento' del legame matrimoniale tra Gesù e Maria Maddalena (…)”.
LE CALUNNIE DI CELSO- Lo studioso sottolinea che: “Le prime testimonianze su Gesù nulla dicono di uno stato coniugale, anche quando parlano di Maria Maddalena. E se nel II secolo il filosofo pagano Celso, nella sua radicale critica al cristianesimo (riportata frammentariamente da Origene) registra le infamanti dicerie riguardanti la madre di Gesù e i suoi rapporti extraconiugali, nulla sa invece escogitare contro Gesù stesso che riguardi un suo eventuale stato matrimoniale”. Per Camplani: “Tale silenzio, interno ed esterno alla tradizione cristiana, mi pare più significativo dell’interpretazione letterale di poche espressioni del nuovo testo, che devono a mio avviso essere intese in senso totalmente simbolico. Ma non è così: in ambedue i casi si tratta di espressioni del tutto metaforiche, simbolizzanti la consustanzialità spirituale tra Gesù e le sue discepole, che trovano amplissimo riscontro nella letteratura biblica e in quella cristiana primitiva”.
MARIA MADDALENA DEA? NO- Definire quindi Maria Maddalena come una “dea”, quando la Scrittura insegna l'unità e trinitarietà di Dio, è quantomeno azzardato. In realtà il testo “incriminato” del frammento è un passo spesso ripetuto negli apocrifi (come osserva proprio la King), dove le donne (citiamo sempre Camplani): “Appaiono i discepoli più pronti a riconoscere una consonanza spirituale con il Salvatore e una di esse, Maria Maddalena, figura del vero gnostico, è chiamata 'consorte' di Gesù (nel Vangelo di Filippo si usano il greco koinonòs e il copto hôtre , che coprono l’area semantica che va dal “compagno” sino al “coniuge”). Il nuovo frammento è in consonanza con questi testi, anzi sembra presupporli, quando dice: 'Gesù disse loro: Mia moglie (…) lei sarà capace di divenire mia discepola'”. La moglie di Gesù, per gli gnostici, è la Sapienza e non Maria Maddalena come letteralmente – e un po' forzatamente – si cerca di fare. Peraltro tirando in ballo il 21 dicembre 2012, data presunta di cambiamenti epocali che però non c'entra niente col cristianesimo né col cattolicesimo, visto che è riferita al calendario dei Maya.
I DUBBI- Altri studiosi mettono in dubbio il papiro. Sempre su Tempi, il 21 settembre scorso, sono apparse le considerazioni di Alberto Cozzi e Giorgio Paximadi. Chi sono questi due signori? Cozzi è preside dell’Istituto superiore di scienze religiose (Issr) a Milano dove è anche sacerdote e insegna Teologia trinitaria nella sede della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, mentre Paximadi è un sacerdote esegeta, professore ordinario della Facoltà teologica di Lugano, e spiega che “non c’è nulla di stupefacente nel ritrovamento della professoressa King ed è la stessa studiosa ad affermarlo”. Infatti la docente di Harvard ha chiaramente detto in più occasioni che “questo frammento non prova che Gesù fosse sposato”. Paximadi osserva che il frammento non ha alcun contesto archeologico: “Siamo di fronte a una testimonianza delle sette gnostiche del II secolo e di come queste siano sopravvissute in Egitto fino al IV secolo. Di frammenti così fatti se ne troveranno altri nel futuro, e mettendoli insieme si potrebbe scrivere un romanzo fantasy”. Ancora: per Paximadi: “In questi testi è frequente che Gesù venga presentato come marito della Sapienza. Gli unici testi che parlano della vita di Gesù e ritenuti, a ragion veduta, autentici sono i vangeli canonici. Ci sono anche degli elementi interessanti nel vangelo apocrifo di Giuda”. Cozzi è ancora più esplicito: i testi gnostici offrono una visione parziale e un'interpretazione della figura di Gesù. Già che ci siamo: nella lettera ai Corinzi Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io”. E ancora prima nel Vangelo, Matteo 19,12: “ Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca”.
FEMMINISMO E FANTARELIGIONE- Al di là del frammento, da tempo una certa letteratura offre l'idea di uno sposalizio tra Gesù e la Maddalena. Secondo Mario Arturo Iannaccone, autore di “Maria Maddalena e la dea dell'ombra” (Sugarco, 2006, riportato su Christianismus.it): “In concreto l'idea di uno sposalizio fra Gesù e la Maddalena è proposto solo da un testo cataro conosciuto come Manifestatio haeresis e riportato da Pierre de Vaux de Charnay, History of the Albigenses and Waldenses, London 1832, pp. 392-394. Sono state le femministe radicali ad affermare arbitrariamente che 'la Maddalena sarebbe stata vittima del maschilismo, dell'autoritarismo della concezione patriarcale di Pietro e Paolo e pertanto defraudata del suo vero ruolo di leader della Chiesa primitiva e/o sposa di Gesù' (pp. 188-189)”.
Non solo: “Sono ancora queste femministe che hanno interpretato, sempre in maniera arbitraria, la Maddalena dei testi gnostici in copto a noi giunti dall'antichità (Pistis Sophia e Vangelo di Maria) come 'donna libera, che ha seguito il maestro Gesù ma su un piano paritario, che ha manifestato la ribellione al ruolo imposto dalla società giudaica, patriarcale e maschilista. Una ribellione che però è stata soffocata dalla successiva Chiesa cattolica che ha nascosto le vere implicazioni del ruolo liberante scelto dalla donna di Magdala' (p. 179). Che cosa sostiene Iannaccone? “Il risultato è che oggi convivono (in parte dei media e della popolazione) due Maddalene, del tutto incompatibili, una tradizionale e una innovativa. Quella tradizionale, al mondo non cristiano sembra forse scolorita perché sottomessa ma soprattutto perché testimone dell'evento della risurrezione, evento rifiutato o interpretato in forma meramente simbolica. La nuova Maddalena, invece, divenuta archetipo e insieme personaggio storico, in quel paradossale processo di ibridazione che abbiamo affrontato più volte in questo libro, è risultata più promettente, funzionale al nuovo politicamente corretto, relativista, multiculturale per obbligo di coscienza. Si è rivelata insomma alla mentalità moderna, alle possibilità del romanzo, alle sorprese standard del film e del fumetto, ai sogni ribellistici (ma politicamente corretti) delle neostreghe e celle matriarche del futuro prossimo.
Il successo della nuova Maddalena è indice, anche, dell'accettazione d'idee un tempo trasgressive oggi a rischio di volgersi però in un nuovo conformismo. Non a caso, essa fa capolino ormai anche nei libri per l'infanzia (p. 228)”. Che il frammento della discordia sia solo tanto rumore per nulla? Bisogna però intendersi sul significato di queste espressioni. King propone di vederle non come una prova dello stato coniugale del Gesù storico, ma come un tentativo di fondare una visione positiva del matrimonio cristiano/gnostico sull’“argomento ” del legame matrimoniale tra Gesù e Maria Maddalena («Il Vangelo della moglie di Gesù ci permette di vedere che, probabilmente già nel secondo secolo, altri cristiani ritenevano che Gesù fosse sposato»). Ma il problema vero è quello di verificare se il celibato di Gesù sia mai stato messo in dubbio o oggetto di dibattito nella tradizione cristiana primitiva, gnosticismo compreso. Le prime testimonianze su Gesù nulla dicono di uno stato coniugale, anche quando parlano di Maria Maddalena. E se nel II secolo il filosofo pagano Celso, nella sua radicale critica al cristianesimo (riportata frammentariamente da Origene) registra le infamanti dicerie riguardanti la madre di Gesù e i suoi rapporti extraconiugali, nulla sa invece escogitare contro Gesù stesso che riguardi un suo eventuale stato matrimoniale.