Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.
I Dogon un'antica popolazione di contadini che vive sulle coste del fiume Niger, vennero studiati per 20 anni da 2 antropologi francesi Marcel Griaule e Germaine Dieterlen. Nel 1948 pubblicarono il libro 'Il dio d'Acqua' in cui riassumevano le storie dei DOGON tra cui l'incredibile racconto di una terza luna di SATURNO allora sconosciuta alla scienza ufficiale e che venne avvistata per la prima volta solamente nel 1995 e confermata successivamente nel 1997 dopo una complessa serie di studi sulle orbite planetarie.
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I due ANTROPOLOGI:
Germaine Dieterlen
(Valleraugue, 1903 – Parigi, 13 novembre 1999) è stata un'antropologa francese, studentessa di Marcel Mauss; ha scritto molti libri di etnografia ed è stata pioniera di molte nuove tecniche etnografiche, in particolare l'"etnografia descrittiva"), approfondendo gli studi sui miti e i riti di iniziazione.
È famosa per il suo lavoro fra i Dogon e i Bambara del Mali, tra i quali ha vissuto per più di venti anni, spesso in collaborazione con un altro antropologo francese, Marcel Griaule.
In alcuni dei suoi lavori più importanti, ha focalizzato i suoi studi sul ruolo sacro del capo tribù, sulla posizione del primo figlio nato all'interno di una famiglia appartenente ad un clan, sulle relazioni tra zii materni e nipoti, sulla divisione del lavoro, sulla istituzione del matrimonio, sulla funzione e sul ruolo dello sciamano propiziatore di piogge e modifiche meteorologiche, nell'ambito della società dei Dogon.
Dieterlen ha incominciato le sue ricerche etnografiche in Mali, nel 1941. È stata lungamente criticata per le sue pubblicazioni riguardanti le conoscenze astronomiche dei Dogon, che, secondo l'autrice, avrebbero già anticamente rilevato la presenza di una stella, Sirio B, invisibile ad occhio nudo. Secondo le opinioni di altri autori, tra i quali Robbins e Temple entità extraterrestri potrebbero aver avuto contatti con i Dogon, influenzando la antica conoscenza indigena, chiamata Nommo, basata sugli spiriti ancestrali, che si manifestano con fattezze di umanoidi. Altri antropologi, come per esempio A.van Beek, affermano che alcuni spunti i Dogon potrebbero averli tratti dagli insegnamenti dei missionari gesuiti, che hanno vissuto a lungo nella regione.[1]
Tra gli incarichi ricoperti dalla studiosa, ricordiamo la sua collaborazione al Director di Studi all'"Ecole Pratique des Hautes Etudes", presso l'università Sorbona di Parigi, il suo ruolo di membro nel "Centre Nationale de la Recherche Scientifique" (CNRS), e la presidenza al "Committee on Ethnographic Film".
Marcel Griaule
(Ainsy-sur-Armençon, 1898 – Parigi, 1956) è stato un etnologo francese. Fu titolare della prima cattedra di etnologia alla Sorbona. Allievo di Marcel Mauss passò all'etnologia dopo avere studiato matematica.
In diverse spedizioni in Africa fra il 1931 ed il 1946, tra cui la famosa "Missione Dakar-Gibuti", ebbe modo di studiare e trascrivere la complessa cosmogonia del popolo dei Dogon. Questa missione venne descritta da Michel Leiris nel suo libro Africa Fantasma. Nel 1938 pubblica Maschere Dogon dove analizza i rituali e le simbologie dei Dogon. Secondo Griaule le simbologie, i miti, i rituali e i sacrifici dei Dogon sono realtà interconnesse in un sistema coerente e autonomo di pensiero che forma una vera e propria cosmologia. Uno dei libri di antropologia più letti è Il dio d'Acqua pubblicato per la prima volta nel 1948. Si tratta di un resoconto della cosmogonia dogon presentata con lo stile di intervista fatta a un anziano cacciatore cieco Ogotemmeli. Questo libro contiene il pensiero dogon che per Griaule va collocato sulla corrente del pensiero filosofico degli antichi. Con questo libro Griaule vuole dimostrare come un popolo africano può possedere una cosmologia organizzata che evidenzia il rapporto tra sistema mitico e vita sociale. Questa cosmologia è il punto di partenza per capire la vita sociale, economica, rituale e sessuale dei Dogon. Questa vita nella sua quotidianità non è altro se non la rifunzionalizzazione operata dall'uomo in quanto attore sociale, del mito inteso come punto di riferimento ideale. Questo libro suscitò numerosi interrogativi tra gli antropologi. Era lecito ricostruire la cosmologia dei Dogon intervistando solo Ogotemmeli? Chi è Ogotemmeli? Un vecchio saggio che parla del suo modo interpretare la vita dogon oppure un portaparola degli anziani dogon? La cultura dogon era fondata solo sul mito oppure era opportuno prendere in considerazione anche la storia? Altri libri sono Torce d'uomini e I riti arcaici dell'Etiopia cristiana.Se i racconti dei Dogon ricordano eventi momentanei come l’atterraggio su questa Terra di esseri di un altro sistema stellare, ci si aspetterebbe di trovare descrizioni analoghe anche altrove. E infatti ci sono: nel racconto babilonese sugli Oanni, degli esseri anfibi vennero su questa Terra per il bene dell’Umanità. Con il loro veicolo a forma di uovo (un disco?), sarebbero ammarati nel Mar Rosso. Le descrizioni seguenti sono prese da una Storia della Mesopotamia, scritta nel III secolo a.C. da Berosso, sacerdote babilonese, la cui opera sopravvive solo a frammenti riportati da storici greci.“L’intero corpo dell’animale era simile a quello di un pesce; e aveva un’altra testa sotto una testa di pesce, e piedi simili a quelli di un uomo si aggiungevano alla coda di pesce. La sua voce e il suo linguaggio erano articolati e umani…
Durante il giorno, questo essere conversava con gli uomini, ma non ingeriva alcun cibo in quella stagione; e comunicò loro la conoscenza delle lettere e delle scienze e ogni specie di arte. Insegnò loro a costruire case, fondare templi, a formulare leggi, e spiegò loro i principi della geometria…
In breve li istruì in ogni materia atta ad addolcire i modi e a umanizzare la specie umana…
Quando il Sole tramontava, l’essere era solito rituffarsi, e rimaneva tutta la notte in fondo al mare, perché era anfibio.”Un altro racconto sugli Oanni è stato riportato da San Fozio (820-892 ca.), patriarca di Costantinopoli. Nel suo Myriobiblon dice che lo storico Elladio :“racconta la storia di un uomo chiamato Oe, il quale uscì dal Mar Rosso e aveva un corpo simile a quello di un pesce, mentre la testa e gli arti erano di un uomo. Oe insegnò l’astronomia e le lettere. Secondo alcuni racconti, egli uscì da un uovo (da cui il suo nome) , ma in realtà era uomo, che sembrava un pesce perché vestiva con – la pelle di una creatura marina. – ”E’ possibile che i Nommo dei Dogon e gli Oanni babilonesi siano rappresentazioni diverse dello stesso evento? I Dogon stessi insistono sul fatto che il loro popolo non visse sempre nella regione che occupano ora, e gli indizi suggeriscono che siano discendenti dei Berberi, i quali iniziarono a migrare verso sud, dalla Libia, nel I-II secolo d.C. Poi, unendosi in matrimonio con i negri locali, si stabilirono definitivamente nel Mali intorno all’XI secolo. Se i Dogon arrivarono veramente nel Mali dal Nordest, potrebbero in origine aver abitato zone abbastanza vicine al mar Rosso, cosi che un collegamento tra Nommos e Oanni potrebbe esser stato geograficamente possibile. In questo caso, tuttavia, è strano che i Dogon abbiano mantenuto la memoria della stella Sirio B, mentre gli Egizi, sicuramente in contatto con Sirio A, che li aiutava a predire la piena del Nilo. In base a ciò, sembrerebbe probabile che i Dogon e la storia Babilonese riferiscano eventi simili, ma separati (Robert K.G. Temple, The Sirius Mystery; trad. Il Mistero di Sirio, SugarCo Ed., Milano 1976) I DOGON E GLI ERUDITI EUROPEI di Carl Sagan, astronomo alla Cornell University, autore di Contatto cosmico e coautore di Intelligent Life in the Universe, alla luce dei miliardi di stelle che popolano l’Universo, il grande numero di pianeti in orbita intorno ad esse, e l’incredibile età dell’Universo, ha affermato essere virtualmente una certezza statistica che la vita intelligente si sia sviluppata ripetute volte e che molte civiltà siano molto più vecchie e più avanzate della nostra.
Ciò sembrerebbe dar ragione alla possibilità che la fonte di informazione dei Dogon provenga, come essi asseriscono, da antichi astronauti. Ma Sagan, pur credendo nell’esistenza e alle capacità di eventuali extraterrestri, ritiene anche che in questo caso gli indizi puntino in un’altra direzione.
La rappresentazione dei Dogon di ‘Sirio’ come riportato di Marcel Griauke e Germaine Dieterlen, redatto da Ogotemméli. L’ovale rappresenta l’Amma, l’uovo primordiale e contiene: A: Sirio, B: Tolo Po, C: Emma ya, D: Il Nommo, E: Il Yourougou (un maschio mitico, destinato
di perseguire il suo gemello femmina), F: La stella delle donne, un satellite di Emma Ya, G: Il segno delle donne, H: Donna con organi riproduttivi, rappresentati da un utero
Concorda sul fatto che “i Dogon hanno conoscenze non acquisibili senza telescopio“. Quindi, la conclusione più ovvia è che essi sono entrati in contatti con civiltà tecnicamente più avanzate.
L’unica domanda secondo lui è: quale civiltà? Extraterrestre o Europea?. Gli astronomi occidentali hanno ipotizzato la presenza di Sirio B per la prima volta nel 1844; la stella non fu veramente osservata fino al 1862, e fu riconosciuta solo nel 1928 come una nana bianca incredibilmente densa e composta di “materia decaduta dei suoi elettroni“. Tutte queste informazioni sono accuratamente esposte dai Dogon. Ma poiché la loro cosmologia complessa, compresa l’informazione su Sirio B, non fu raccolta da antropologi europei prima degli anni 1930 e 1940, Sagan immagina che possano aver ottenuto queste informazioni da un europeo di passaggio (le notizie su Sirio B erano state divulgate sin dal 1928 dal libro di Sir Arthur Eddington, The Nature of the Physical World, una sera mentre stavano seduti intorno al fuoco, raccontandosi a vicenda i miti di Sirio:“Con la fantasia immagino un francese in visita presso i Dogon, la cui terra all’inizio del secolo era Africa Occidentale Francese…La conversazione volge sulle cognizioni astronomiche. Sirio è la stella più brillante nel cielo. I Dogon raccontano al visitatore la loro mitologia su Sirio; poi, sorridendo educati, chiedono al visitatore di raccontar loro i suoi miti su Sirio…”A prima vista mi potrebbe sembrare una sceneggiatura plausibile, tuttavia sorgono delle perplessità.
La prima difficoltà è che solo i maggiori iniziati Dogon conoscono i calcoli segreti. I due antropologi francesi, Marcel Griauke e Germaine Dieterlen, la cui monografia “Un sistema di Sirio Sudanese” descriveva il fenomeno per la prima volta, ricevettero questa informazione solo dopo un decennio di lavoro in mezzo ai Dogon, dopo aver stabilito un clima di fiducia e di affetto nei loro confronti. Anche allora, gli antropologi dovettero ricomporre l’informazione con elementi provenienti da varie fonti, perché ognuno dei grandi iniziati possedeva solo una parte di questo complesso sistema di conoscenza. Segreti custoditi con tale cura non sono storie raccontate per divertire gli stranieri dinanzi a un fuoco da campo.
In secondo luogo, bisogna considerare l’alto grado di precisione, in termini scientifici moderni. E’ ben noto che le società preletterate hanno tradizioni orali estremamente precise, con storie che si tramandano praticamente senza variazioni per centinaia di anni.Ma i Dogon aggiungono una terza stella al sistema di Sirio, una stella con un satellite in orbita intorno a essa. Poiché l’astronomia attuale non ha conoscenza di una simile stella, come possiamo riuscire a spiegarci che i Dogon abbiano riferito con precisione una parte del racconto dell’ipotetico esploratore, e se ne siano poi inventata un’altra parte? E in quale lingua avveniva questa presunta conversazione intorno al fuoco? Dopo tutto, comunicare informazioni scientifiche così precise a un popolo che si trova ancora in uno stadio pretecnico sarebbe difficile, anche potendo usare un linguaggio comune. Griaule e Dieterlen, citando le lingue dei loro informatori, parlano di sanga e di wazouba: non viene fatta menzione né di francese né di arabo.
Sul mistero di Sirio un altro studioso ha dato una sua spiegazione, che fu pubblicata nel 1973 nel Journal of the British Astronomical Association . L’autore, W.H. McCrea, ipotizza che tutte le informazioni in possesso dei Dogon su Sirio B possano derivare da un miraggio di Sirio A osservato sopra il deserto durante la sua annuale congiunzione solare (questo avviene quando Sirio e il Sole si trovano insieme quasi allo stesso momento e nello stesso punto dell’orizzonte). In quel preciso momento, dice McCrea, un miraggio di Sirio A apparirebbe sotto la vera stella. Tramontando per prima, questa “seconda stella“ dà l’impressione di essere più pesante della stella principale; sembra anche più fioca e quindi più piccola. Le lacune di questo tentativo di spiegazione sono le seguenti:
1. McCrea si sbaglia supponendo che i Dogon dicano che Sirio B è visibile una volta l’anno; non parlano di nessuna osservazione diretta della stella.
2. McCrea dice che Sirio A e il suo miraggio apparirebbero entrambi rossi in congiunzione solare; i Dogon non hanno mai detto che Sirio B fosse di colore diverso dal bianco.
3. La tesi del miraggio non spiega né perché né come i Dogon descrivano con precisione un orbita ellittica per Sirio B.
4. Inoltre, non si spiega nemmeno la loro conoscenza di un periodo orbitale di 50 anni. McCrea, pur ammettendo questo, fa la supposizione che la cifra data dai Dogon sia esatta per pura coincidenza.