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L’ultima frase del sacerdote Dogon induce gli studiosi di paleoastronautica ad ipotizzare che la stella apparsa nel cielo durante l’atterraggio dell’arca dei Nommo sia in realtà un’astronave madre di grandi dimensioni rimasta in quota e da cui sarebbe partita l’arca, identificabile, a questo punto, in una sorta di navicella di ricognizione. Tale ipotesi, peraltro, sarebbe coerente con l’ultima parte della frase, quella in cui Ogo Temmeli racconta che la stella apparsa in cielo scomparve non appena il Nommo se ne andò, fatto che potrebbe essere interpretato come la partenza dell’astronave madre dopo il rientro della navicella di ricognizione. Sempre secondo quanto narrato da questa leggenda, le creature anfibie provenienti dalle stelle, una volta ‘sbarcate’ dall’arca, cercarono un luogo in cui vi fosse dell’acqua in cui immergersi, comportamento che avrebbe ingenerato negli antenati dei Dogon la credenza che i Nommo fossero effettivamente esseri anfibi.Lo studioso statunitense Robert Temple, nel libro "The Sirius Mystery" - "Il Mistero di Sirio", avanza l’ipotesi secondo cui il presunto "incontro ravvicinato" che i Dogon avrebbero avuto con la delegazione aliena proveniente da Sirio non abbia avuto luogo in realtà nella regione in cui oggi risiedono i Dogon, cioè il Mali, bensì altrove, in quanto i loro antenati vi si stabilirono a ondate successive in epoca relativamente recente, tra il 1200 ed il 1500 d.C..
Secondo quanto riportato da Temple nel suo libro e postulato anche da alcuni etnologi, questo gruppo etnico in realtà sarebbe costituito dai diretti discendenti di un antico popolo di origine mediterranea, i Garamanti, i quali, in un remoto passato, stabilirono contatti culturali e commerciali con gli antichi Egizi e gli Assiro-babilonesi in Mesopotamia. Nel corso dei secoli i Garamanti si sarebbero progressivamente spinti verso le regioni situate a sud-ovest del deserto del Sahara, dove si sono definitivamente stabiliti.
Il fatto che in Egitto e soprattutto in Mesopotamia, siano state rinvenute curiose raffigurazioni e bizzarre statuine di creature anfibie, quali, ad esempio, il mostruoso istruttore Oannes babilonese ed i mitici Dagon e Atargatis dei Filistei, nonché testi in cui tali ibridi uomo-pesce sono i protagonisti di leggende e tradizioni, induce i fautori dell’ipotesi extraterrestre a ritenere che gli antenati dei Dogon, i Garamanti, abbiano acquisito le conoscenze astro-cosmogoniche, che in futuro avrebbero reso così famosi i loro discendenti, a seguito degli scambi culturali con le popolazioni dell’antico Egitto e della terra del Tigri e dell’Eufrate, popolazioni che avrebbero interagito nella notte dei tempi con una civiltà proveniente dal sistema stellare di Sirio.La profonda conoscenza che i Dogon dimostrano di possedere in merito al sistema di Sirio, comunque, va oltre. Difatti Ogo Temmeli rivelò a Griaule che una seconda compagna di Sirio A accompagna "Po Tolo" nella sua rivoluzione intorno alla stella principale, una compagna che i Dogon chiamano "Emmeia" o "Sorgo Femmina".
Quando il sacerdote Dogon svelò a Griaule l’esistenza di una terza stella nel sistema di Sirio, si rivolse all’antropologo francese con queste parole: "La stella Emmeia o Sorgo Femmina è più grande e quattro volte più leggera di Po Tolo e viaggia su una traiettoria maggiore nella stessa direzione. È proprio Sorgo Femmina la sede delle anime di tutti gli esseri, viventi e futuri."
Fino a poco tempo fa, nel mondo accademico, non si faceva menzione di Sirio C, ritenendo il sistema stellare di Sirio binario e non ternario; tuttavia, recentemente, gli astronomi si sono dovuti ricredere, dando ragione ai Dogon, in quanto l’esistenza di Sirio C è stata rilevata a seguito degli effetti perturbatori che questa stella esercita sulle orbite dei due corpi principali. Sirio C orbiterebbe intorno a Sirio A in un periodo di 6 anni ed è quasi certamente una nana rossa di magnitudine 15, vale a dire milioni di volte meno luminosa di Sirio A, quindi la sua luminosità verrebbe celata da quella ben maggiore della stella principale.
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Non esistono ancora strumentazioni ottiche sufficientemente sofisticate da consentire l’osservazione di un corpo celeste la cui luminosità risulta essere di diversi ordini di grandezza inferiore a quella della stella principale intorno alla quale ruota, né, a maggior ragione, è possibile osservare un simile astro ad occhio nudo. L’esistenza di Sirio C, difatti, è attestata solo da complicati algoritmi eseguiti nel 1997.
La straordinarietà delle cognizioni astro-cosmogoniche relative al sistema stellare di Sirio, come di altri corpi celesti, risiede nel fatto che un tale nozionismo scientifico non può essere in alcun modo acquisito senza l’ausilio di adeguate e sofisticate apparecchiature strumentali.
La conoscenza che i Dogon hanno dell’universo non è tuttavia limitata al sistema stellare di Sirio, difatti i sacerdoti sono soliti raffigurare, ad esempio, il pianeta Saturno con due cerchi concentrici, inducendo a ritenere che essi sappiano che il sesto pianeta del Sistema Solare è circondato da un sistema di anelli. Di Giove i Dogon sanno che si muove assieme a "quattro compagne", verosimilmente identificabili con i quattro satelliti galileiani, Io, Europa, Ganimede e Callisto, corpi che l’astronomo pisano scoprì nel 1610 grazie al suo rudimentale telescopio.
Anche la Terra sembra non avere segreti per i Dogon, i quali, difatti, amano raffigurarla come una sfera, dando dimostrazione del fatto che un gruppo etnico allo stadio tribale e ad un livello di civilizzazione preindustriale era a conoscenza del fatto che il pianeta che lo ospita non è piatto, come fino a qualche secolo fa riteneva la scienza ufficiale, bollando come eretici chiunque osasse proporre teorie alternative.
Della Terra i Dogon sanno anche che ruota intorno al proprio asse e insieme ad altre sfere, verosimilmente gli altri pianeti del Sistema Solare, anche intorno al Sole. Sanno inoltre che il satellite naturale della Terra, la cara vecchia Luna, è "morta e disseccata" e che l’Universo "è un’infinità di stelle e di vita intelligente"! I sacerdoti, infine, sostengono che la galassia di cui il Sistema Solare fa parte, la Via Lattea, esegue un movimento a spirale cui partecipa anche il Sole con tutti i suoi pianeti. Questo dato venne ottenuto dagli astronomi occidentali solo all’inizio del ventesimo secolo, nonostante i Dogon lo conoscessero, sia pure in forma simbolica, da migliaia di anni.
Molte antiche civiltà svilupparono una conoscenza della volta celeste piuttosto approfondita, basandosi, nella quasi totalità dei casi, sulla paziente osservazione ad occhio nudo del cielo stellato. Tale conoscenza, nella stragrande maggioranza dei casi, era finalizzata all’interpretazione del moto dei corpi celesti, poiché si riteneva che essi potessero influenzare le decisioni, le azioni ed i pensieri degli uomini e perché si credeva che potesse essere utilizzata anche per preconizzare gli accadimenti futuri. L’etnia Dogon, tuttavia, si differenzia notevolmente da queste civiltà in quanto le cognizioni astronomiche di cui gli anziani ed i sacerdoti sono in possesso costituiscono un vero e proprio nozionismo scientifico, la cui natura e origine sfuggono ancora ad una spiegazione razionale.
Ma c'è un mito in particolare che secondo Shklovskii e Sagan potrebbe presumibilmente riferirsi a un contatto tra esseri umani e alieni. “La leggenda” scrivono, “suggerisce che avvenne un contatto tra gli uomini e una civiltà extraterrestre, prodigiosamente evoluta, sulle coste del Golfo Persico, forse nei pressi dell’antica città sumerica di Eridu, nel IV millennio a.C., o poco prima”.
La leggenda può essere fatta risalire a Beroso, sacerdote del dio Bel-Marduk nella città di Babilonia di tempi di Alessandro Magno. Beroso aveva accesso a incisioni cuneiformi e pittografiche (su cilindri, tavolette e pareti dei templi) risalenti a migliaia di anni prima. In uno dei frammenti a lui attribuiti, Alessandro Polistore descrive la comparsa nel Golfo Persico di "un animale dotato di ragione, che fu chiamato Oannes". Questa creatura aveva una coda di pesce, ma anche piedi simili a quelli degli esseri umani, e parlava con voce umana. Insegnò agli uomini la scrittura e le scienze, ogni sorta di arte e anche a costruire case e templi. "In breve, egli li istruì in tutto ciò che poteva civilizzarli”. Oannes era solito trascorrere la notte in mare, perché era anfibio. Dopo di lui, giunsero altre creature della sua razza.
Un altro antico cronista, Abideno, discepolo di Aristotele, parla dei re dei Sumeri e menziona “un altro semidemone, molto simile a Oannes, che giunse una seconda volta dal mare”. Egli menziona anche “quattro personaggi che gettavano duplice ombra”, con ciò intendendo presumibilmente metà uomini e metà pesci, “che giunsero dal mare”.
Infine, Apollodoro d'Altene scrive che all'epoca di re Amennon il Caldeo "apparve il Musarus Oannes, l’Annedotus, uscendo dalle acque del Golfo Persico", e in seguito "un quarto Annedotus uscì dalle acque del mare ed era metà uomo e metà pesce". E durante il regno di re Euedoresco comparve un altro uomo-pesce di nome Odacon.
Apollodoro definisce Oannes l'Annedotus, come se fosse un titolo anziché un nome proprio. Passai un'ora e mezzo cercando in vari vocabolari ed enciclopedie il significato di “annedotus” e anche di “musarus”, riuscendo finalmente a scoprire nel dizionario di greco di Liddell e Scott che “musarus” significa “abominevole”. Ma di “annedotus” nessuna traccia. Poi, ricordando che Robert Temple aveva menzionato il dio-pesce in The Sirius Mystery, consultai il suo libro e scoprii che avrei potuto risparmiare tempo e fatica, perché aveva già fatto il lavoro per me. “Annedotus” significa “il repellente”. Era sbalorditivo: il “Musarus Oannes l'Annedotus” significa “l'abominevole Oannes il repellente”.
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| Disegno Dogon rappresentante un pianeta che gira attorno alla stella Sirio |
Un ulteriore revival di questa storia, sempre senza che nessuno raccogliesse ulteriori elementi sul campo, è sorto quando sostenitori dell'afrocentrismo hanno ipotizzato che le popolazioni africane potessero vedere stelle molto deboli ad occhio nudo, per misteriose proprietà della melanina.
Il lavoro di Griaule e Dieterlen è stato criticato per molti aspetti: i due hanno sempre lavorato con interpreti e tutta la storia di Sirio deriva da interviste ad una singola persona. Non hanno tenuto conto del fatto che i Dogon tendono ad evitare ogni forma di contrasto e quindi a non contraddire una persona stimata e rispettata (come erano loro), se questa fa ipotesi un po' strampalate. Griaule e Dieterlen affermano che i Dogon conoscono pure una terza compagna di Sirio, che non è conosciuta. L'interpretazione della stella compagna come una stella doppia è scarsamente documentabile anche dal lavoro dei due antropologi.
I Dogon descrivono anche una terza stella nel sistema di Sirio, chiamata "Emme Ya" ("sorgo femmina"). Nell'orbita di questa stella, essi dicono, c'è un singolo pianeta. Sino ad oggi, Emme Ya non è stata ancora identificata dagli astronomi.
In aggiunta alle loro cognizioni su Sirio, la mitologia dei Dogon ci racconta degli anelli di Saturno e delle quattro principali lune di Giove. Essi usano quattro calendari, aventi come riferimento il Sole, la Luna, Sirio e Venere e da tempo immemorabile sanno che questi pianeti ruotano attorno al Sole.
Ma la cosa che fa crollare miseramente la teoria è che i Dogon non sono inaccessibili; sono una delle etnie più studiate del centro Africa e nessuno ha mai trovato traccia delle conoscenze anomale. Al di fuori praticamente dell'informatore di Griaule e Dieterlen, nessuno ha mai sentito parlare di stelle compagne, o di periodi di 50 anni, o di materia ultrapesante. Questo non è spiegabile con conoscenze segrete, perché i Dogon non hanno un corpo mitico segreto. La conoscenza è diffusa, senza una casta che custodisce i segreti religiosi. Griaule e Dieterlen sostengono che i Dogon hanno diverse conoscenze sul sistema di Sirio che non è possibile ottenere se non con mezzi "moderni". In particolare conoscono l'esistenza di una stella compagna (Sirio B, indicata dalla freccia accanto alla luminosissima Sirio A), che ruota attorno a Sirio con un periodo di 50 anni, e che è composta di materia incredibilmente pesante. Sirio B è visibile solo con un telescopio di discrete dimensioni, e la sua massa è stata determinata con tutto l'armamentario teorico dell'astronomia dell'inizio del secolo. Griaule e Dieterlen non fanno nessuna ipotesi su come i Dogon siano venuti a conoscere questi fatti.
Walter Van Beek, che ha passato 11 anni tra i Dogon, ha trovato che pochissimi Dogon utilizzano i nomi Sigu Tolo e Po Tolo (Sirio A e Sirio B secondo Griaule). L'importanza di Sirio è minima nella loro cultura. Nessuno, neppure gli informatori di Griaule, hanno idea che Sirio sia una stella doppia. Jacky Boujou, che di anni coi Dogon ne ha passato 10, concorda in pieno. E sottolinea che le teorie di Griaule possono essere interpretazioni distorte di quest'ultimo, confermate per spirito di armonia dal suo interlocutore.Peter e Ronald Pesch, dell’osservatorio Wamer Swasey delI’Ohio, hanno fatto notare che fin dal 1907 esistono scuole francesi nella zona abitata dai Dogon. I membri di questa tribù che avessero voluto ricevere un’istruzione avrebbero potuto farlo nelle scuole vicine. Poi ci sono stati i missionari, che senz’altro si saranno interessati alle leggende dei Dogon: i missionari dei Padri Bianchi sono in contatto con i Dogon dagli anni venti. Si è tentati di pensare che certi dettagli specifici su Sirio B siano stati inseriti nelle leggende proprio in quel periodo. Negli anni venti, infatti, gli astronomi stavano scoprendo la natura di Sirio B; stavano cioè scoprendo che si tratta di una piccola stella superdensa, e le nane bianche godevano allora della stessa fama di cui oggi godono i buchi neri. Fra l’altro non si fa menzione, nei diari delle attività dei missionari, di discussioni sul tema di Sirio tra i Dogon; se pubblicassero resoconti di tal genere, forse sarebbe possibile far luce sull’origine e sul periodo a cui risalgono i miti dei Dogon.
Sagan ha ipotizzato che le conoscenze anomale potessero essere il frutto di racconti di visitatori occidentali, poi entrate nella cultura Dogon; i Dogon hanno infatti miti "bianchi" diventati in meno di una generazione parte della loro cultura.