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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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I terremoti del 2012 sono la risposta dello spostamento dell' Italia

«L'Italia sta ruotando in senso antiorario». Ad affermarlo il geologo del Cnr Giovanni Gregori che commenta il nuovo sisma di magnitudo 4.5 che questa mattina all'alba ha colpito Ravenna.Parla di spostamento antiorario dell'Italia anche il presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Stefano Gresta: «E' un fenomeno su una scala di centinaia di migliaia, milioni di anni, un movimento tettonico che è in moto da milioni di anni ed è tutto ricondotto alla placca africana che spinge la placca europea, con un movimento dinamico sulla penisola in senso antiorario».

Una nuova faglia. Gli esperti, commentando il terremoto di questa mattina, spiegano che il sisma che scosso Ravenna è stato causato da una faglia diversa rispetto a quelle responsabili dei sismi del 20 e del 29 maggio in Emilia, sebbene la struttura geologica interessata sia la stessa. Secondo il funzionario di sala sismica dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Francesco Mele. Anche questo terremoto, di magnitudo 4.5 e avvenuto in mare, è legato all'attività del margine settentrionale dell'Appennino, sepolta sotto la Pianura Padana. «È stato generato - ha spiegato il sismologo - dalla struttura di Malalbergo-Ravenna, che costituisce l'estremità più orientale dell'arco di Ferrara», ossia la struttura geologica all'origine dei terremoti delle scorse settimane nel ferrarese e nel modenese. 

Le informazioni radar ottenute consentono di studiare i movimenti co-sismici che rilasciano energia durante i terremoti, i movimenti lenti che accumulano energia nelle faglie (fasi intersismiche) e i movimenti post-sismici che possono durare mesi. Se ben mappati con modelli matematici, danno un indizio della disposizione del sottosuolo della zona colpita dal sisma. Il terremoto dell’Aquila aveva per esempio provocato un allontanamento dei margini della faglia e di conseguenza uno sprofondamento a forma di cucchiaio della piana su cui poggia la città. Nel caso del sisma emiliano del 20 maggio è avvenuto l’opposto: la faglia, essendo di tipo compressivo, ha provocato un sollevamento di circa 15 centimetri dell’Appenino sulla pianura Padana. Le informazioni radar consentono anche di individuare la geometria della faglia, dove è dislocata, quali sono le sue caratteristiche di rottura e come si è propagata. Danno inoltre l’opportunità di riprodurre le deformazioni della crosta viste dal satellite e di costruire una mappa dello spostamento del suolo. «Il risultato è il cosiddetto interferogramma, cioè una mappa di deformazione espressa in cicli di colore. Ogni ciclo, o frangia, rappresenta uno spostamento del suolo di 1,5 centimetri in incremento o decremento rispetto a quella successiva», spiega Salvi. «Consente di effettuare un’analisi di ciò che è successo prima e dopo e di creare un modello del terremoto».

 L’Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica) da 27 anni a questa parte sta misurando con estrema precisione la distanza esistente tra due radiotelescopi che si trovano il primo a Medicina, una località vicino Bologna, il secondo a Wettzel, in Germania a circa 500 km di distanza. “Circa”, perché nell’arco di tempo durante il quale sono state eseguite misure la distanza si è ridotta di 5 centimetri.

Il radiotelescopio di Medicina (BO).

Nel 1987, le due radioantenne distavano 522 chilometri 461 metri e 12 centimetri l’una dall’altra. Oggi quella distanza si è ridotta a 522 chilometri 461 metri e 7 centimetri. Forse 5 centimetri  sembrano pochi ai più, ma se si pensa alledimensioni dell’area in gioco, forse si riesce a capire meglioquali sono le forze in gioco all’interno della Terra e come il terremoto dell’Emilia Romagna del 20 maggio e dei giorni seguenti sia facilmente spiegabile.

Spiega Pierguido Sarti sul sito dell’Inaf: «Utilizziamo i segnali che vengono emessi dalle radio-sorgenti extragalattiche, in particolare le quasar. Ciò che facciamo è misurare il ritardo con il quale il segnale proveniente dalle quasar arriva a un’antenna rispetto all’altra. Ritardo che è collegato in maniera diretta alla distanza fra i radiotelescopi. Ripetendola nel tempo a intervalli regolari, riusciamo a capire quanto varia. In realtà, non usiamo due antenne, ma di più, anche sei o sette. E questo ci mostra come le placche tettoniche sulle quali le antenne sono situate si avvicinano o si allontanano l’una rispetto all’altra».

La mappa degli spostamenti dei radiotelescopi.

Radiotelescopi semoventi
Nell’immagine a sinistra (clicca per ingrandirla) si vede come siano proprio i radiotelescopi italiani (oltre a quello di Medicina, misure sono state eseguite anche con il radiotelescopio di Matera e di Noto) a muoversi verso nord, nord-est, mentre quelli europei sono praticamente immobili. E se il radiotelescopio di Medicina si muove di circa 2,2 mm all’anno, quello di Noto si muove di ben 5 mm all’anno.
Le ultime misure sono state eseguite il 17 maggio scorso, tre giorni prima del terremoto dell’Emilia Romagna, mentre la prossima misura è prevista per il 20 giugno. Forse si riuscirà a rilevare un ulteriore raccorciamento prodotto dalterremoto.

 

 

 

 

 

 

L’interferogramma (Figura 1), relativo alle date 27-05 e 04-06 mostra un’area con fasce di colore (frange) concentriche che indicano uno spostamento del suolo dovuto allo movimento in profondità di una faglia sismogenetica. La deformazione prodotta dal terremoto appare continua nello spazio e non mostra discontinuità: ciò sta ad indicare che il piano di faglia non ha raggiunto la superficie terrestre. Siamo quindi in presenza di una faglia cosidetta “cieca”, cioè una faglia che disloca la crosta terrestre in profondità, ma non “taglia” la superficie topografica. Questi dati concordano con quelli sismologici. Infatti la deformazione misurata dal satellite risulta essere compatibile con un piano di rottura principale immergente verso Sud lungo il quale la parte meridionale di questo settore della Pianura Padana si è accavallato sul settore settentrionale (faglia di sovrascorrimento), come messo in evidenza dai dati sismologici. Cosa aspettarsi da questi terremoti allora? Potrà essere una continua serie di terremoti a basso livello che continueranno ad interessare le zone dell' Appennino, senza concedere situazioni più tranquille, alla popolazione, senza grossi danni ma con una preoccupazione continua. Fino a quando i terremoti finiranno per molti anni, sistemandosi definivamente per qualche altro centinaio di anni.

 

 

 

 

 

 

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