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La Cassazione ha confermato la condanna che lo vedrà varcare la soglia del carcere per ben 14 mesi. Alessandro Sallusti presentera’ a breve le proprie dimissioni all’editore del ‘Giornale’. Lo ha comunicato lo stesso direttore ai suoi collaboratori, e ha detto – come riferisce l’Agi – che andrà in carcere dicendo no a qualsiasi altra misura alternativa. Il giudice Cocilovo, che ha querelato all’epoca Sallusti, all’Ansa fa sapere: “Non commento, il mio unico interesse è ristabilire la verità”. Ad Alessandro Sallusti, il direttore del Giornale condannato in Cassazione a 14 mesi di reclusione per diffamazione, verra’ ‘automaticamente’ sospesa l’esecuzione della pena detentiva dalla Procura della Repubblica di Milano, in quanto risulta non avere cumuli di pena ne’ recidive, ha spiegato il Procuratore Bruti Liberati. La sentenza pronunciata dalla Cassazione nei confronti di Alessandro Sallusti sara’ esecutiva entro trenta giorni da quando la Suprema Corte comunichera’ il verdetto ai magistrati milanesi che si occupano dell’esecuzaione della pena. “La sentenza ha portato il direttore a chiedere di convocare assemblea che e’ stata immediatemente convocata e a cui il diretore ha comunicato le immediate dimissioni”. Lo ha reso noto, Riccardo Pelliccetti del Cdr del ‘Giornale’.
NIENTE SERVIZI SOCIALI – ‘Mi rifiuto di essere rieducato da qualcuno, credo che l’affidamento deve avvenire per qualcuno che spaccia droga magari anche per qualche politico che ruba’, ha detto il direttore in un’intervista a Pomeriggio 5, spiegando di non avere intenzione di chiedere l’affidamento ai servizi sociali. ‘Domani faro’ il titolo piu’ semplice della mia vita: ‘Sallusti va in galera”. E’ quanto ha detto Alessandro Sallusti al termine del suo collegamento con la trasmissione di Mediaset ‘Pomeriggio cinque’. ‘La condanna dei giudici del merito riguarda il reato previsto dagli art. 595 cod. pen. e 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, la quale prevede la pena della reclusione da uno a sei anni, oltre alla multa’. Cosi’, la Cassazione, nella nota stampa sul caso Sallusti, spiega che sono le attuali norme a prevedere la condanna al carcere per la diffamazione aggravata e l’omesso controllo del direttore.
LA CONDANNA – Filippo Facci qualche giorno fa scriveva altro:
3) Non è vero che Sallusti mercoledì potrebbe finire in carcere: in caso di conferma della condanna, essendo la sua pena inferiore ai 3 anni e non essendo quindi immediatamente esecutiva, occorrerebbe attendere che la Cassazione notifichi la sua decisione alla procura di Milano (e già qui passa del tempo) e poi che la Procura faccia eguale notifica ai legali di Sallusti (altro tempo che passa) sinché da quel momento, cioè dalla ricezione, gli avvocati avrebbero altri 30 giorni di tempo per proporre delle pene alternative come per esempio il classico affidamento ai servizi sociali. La semi- libertà no, perché la pena supera i sei mesi. Insomma, tempo per fare qualcosa ce n’è.
DIFESA - Nonostante ciò, pronta è stata la levata di scudi in difesa del direttorissimo. Mario Monti aveva detto di seguire da vicino la situazione: “Ci sono diverse soluzioni in diversi Paesi, e’ naturale per noi italiani fare riferimento alle posizioni dell’Unione europea”. Molti dei suoi colleghi avevano già difeso la sua posizione, e anche qualche insospettabile, come ad esempio Di Pietro. Ci aveva pensato anche (più o meno) Michele Serra, ricevendo dal CdR del Giornale un benservito sottoforma di querela. Ecco, intanto, la prima pagina del Giornale:
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NUOVO PROCESSO PER MONTICONE - Alessandro Sallusti è stato inoltre condannato a pagare 4.500 euro di spese processuali. Piazza Cavour, inoltre ha disposto un nuovo appello bis per Andrea Monticone, il giornalista di “Libero”, di cui all’epoca Sallusti era direttore, che si occupò del caso di aborto della 13enne di Torino. Nel dettaglio, la suprema Corte ha confermato la sentenza della Corte d’appello di Milano del 17 giugno 2011 che aveva inflitto 14 mesi senza condizionale a Sallusti per la diffamazione a mezzo stampa a causa di un editoriale siglato con uno pseudonimo, apparso nel febbraio del 2007 su “Libero”.
I RISCHI - Secondo la Cassazione, dunque, non ci sono dubbi che l’autore della diffamazione sia stato il direttore del “Giornale” al quale ha negato anche lo sconto di pena. In primo grado, il 26 gennaio 2009, il Tribunale di Milano aveva invece condannato Sallusti a 5.000 euro. L’editoriale siglato con uno pseudonimo invocava la pena di morte per Giuseppe Cocilovo, il magistrato di Torino in servizio presso il giudice tutelare che si era occupato del delicatissimo caso di interruzione di gravidanza di una 13enne torinese. A questo punto se Sallusti non chiederà l’affidamento ai servizi sociali rischia il carcere.
A CONFERMA DELL’APPELLO - I giudici della quinta sezione penale di piazza Cavour, presieduti da Aldo Grassi, hanno dunque confermato la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Milano nei confronti di Sallusti il 17 giugno 2011: 14 mesi di reclusione, senza condizionale. Il collegio della Suprema Corte non ha evidentemente condiviso le conclusioni esposte oggi, nella sua requisitoria, dal pg Gioacchino Izzo: quest’ultimo, infatti, pur ritenendo Sallusti responsabile del reato contestatogli, aveva sollecitato un nuovo processo d’appello per valutare la concessione delle attenuanti generiche. Questo avrebbe portato a uno sconto di pena per il giornalista e anche, probabilmente, ad evitargli il carcere.
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LA RETE - Ovviamente internet si è subito sbizzarrita sulla pelle del povero direttore, oggetto in questi istanti assieme alla sua compagna Daniela Santanché di attenzioni non certo graditissime.
E LUI - E anche lui, il dir., si era difeso con un editoriale sul suo caso, che diceva:
Il signore voleva altri soldi, oltre i trentamila euro già ottenuti, in cambio del ritiro della querela e quindi della mia libertà. Io penso, l’ho già scritto, che le libertà fondamentali non si scambino tra privati come fossero figurine ma debbano essere tutelate dallo Stato attraverso i suoi organi legislativi e giudiziari. Anche perché nel caso specifico c’è un’aggravante, e cioè che a essere disposto a trarre beneficio personale dal baratto è un magistrato.
Ora, a parte che Sallusti dovrebbe spiegare perché il fatto che sia stato un magistrato a querelarlo sia un’aggravante, il direttore del Giornale omette un particolare importantissimo: il magistrato non ha chiesto soldi per sé, ma ha specificato che avrebbe dato quanto ottenuto in beneficenza. Con le sue parole, invece, Sallusti dà l’idea che il magistrato Cocilovo sia un avidone che vuole spillargli quattrini per andarseli a mangiare con Magistratura Democratica. Il rischio è che, leggendo, il giudice ne depositi un’altra, di querela. Visto che il commento di Dreyfus incriminato si basava su una bufala, forse Sallusti dovrebbe darsi una calmata. E invece no, visto che continua così:
Vi svelo un particolare inedito della vicenda. In primo grado sono stato condannato a cinquemila euro di multa più diecimila di risarcimento, nonostante l’accusa avesse chiesto per me due anni di carcere. Al momento di stendere le motivazioni della sentenza, il pm si pente: ho sbagliato a non dare a Sallusti anche una pena detentiva, scrive nero su bianco, ma ormai è fatta. Che cosa è intervenuto tra la sentenza e la stesura delle motivazioni? Non è che per caso qualcuno ha privatamente protestato per la mitezza della condanna, che a mio avviso era invece più che equa, non avendo io diffamato nessuno? La risposta arriva in appello: due anni forse sono troppi, ma quattordici mesi ci stanno.
Chi ha protestato per la mitezza della condanna? Chi è quel cattivone che perseguita Sallusti andando a soffiare nell’orecchio del giudice che l’ha condannato? Se Sallusti sa il nome, farebbe bene a dirlo. Se non lo sa e sta, come sempre, inventando di sana pianta, sarebbe il caso che si desse un’altra calmata. Perché poi hai voglia ad esprimere solidarietà ad uno che continua a insinuare e diffamare, no?