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''vinco io, sono il numero 1!''
Alla fine i sondaggi sono tutti concordi: questa volta ha vinto Obama. Il presidente si presenta al secondo confronto televisivo con Mitt Romney reduce dalla secca sconfitta del primo dibattito. Questa volta recupera la grinta e alle domande dei cittadini risponde in modo più convincete aiutato anche da una gaffe del suo sfidante sulla strage di Bengasi che gli permette di andare a bersaglio in modo, tutto sommato, semplice. Il suo avversario è sembrato molto meno convincente rispetto alla prima uscita, spesso ripetitivo nel suo mantra "io so come rilanciare l'economia". Non c’è grande merito nell’essere mezzo afro-americano, ma per saperlo sfruttare bisogna essere fortunati, meticolosi, cinici, e Barack lo è stato. Non solo nel 2008, quando ha scritto la storia distruggendo il tabù del razzismo e insieme mostrando la faccia ecumenica del leader di tutti gli americani, “bianchi e neri” come disse.
Ma anche nel 2012 quando ha continuato a godere di una inerzia importante, tra i bianchi che non se la sentono di liquidare il primo presidente nero dopo soli 4 anni, e tra i neri che, nel 95% dei casi, votano per “razzismo buono”. A questo sentimento settario, senza pensare più al superamento delle barriere e al futuro di una riconciliazione che gli erano serviti per tenere un atteggiamento alto la prima volta, ha fatto ampio ricorso: per esempio, ha usato il potere di governo per cercare di impedire, negli stati in cui ha potuto, il passaggio di leggi che obbligano di presentarsi al seggio con un documento munito di foto. Per questa via, non solo ha tenuto aperta la via per possibili brogli elettorali (illuminante l’esperienza del gruppo di attivisti Acorn nel 2008, che fu smascherato e sciolto dal Congresso -che lo finanziava- proprio per le irregolarità che aveva compiuto) , ma ha anche usato la sua opposizione per fare propaganda tra i neri sostenendo che i repubblicani volevano tenerli lontano dai seggi.
Prima con la eliminazione della legge clintoniana che vietato ai gay di fare i militari ammettendo di essere omosessuali, e poi cambiando idea sulle nozze dei gay, Obama ha fatto il pieno di questi elettori, e di chi considera giusto i loro avanzamenti nella società. Nel 2008 si presentò e vinse sostenendo di essere a favore del matrimonio tra un uomo e una donna, come il suo avversario McCain. Oggi è “personalmente” convinto che gli omosessuali possano sposarsi. A vedere i sondaggi delle ultime settimane, infatti, tra Obama e Romney è sempre stato un testa a testa. A livello nazionale, infatti, si sono alternati in testa alle preferenze, con il repubblicano capace di allungare dopo il primo dibattito tv e il presidente uscente a recuperare terreno negli ultimi giorni. Anche online i sentimenti sono ondivaghi. Basti vedere Twitter, dove giorno dopo giorno entrambi i candidati sembravano prevalere, per poi soccombere 24 ore dopo. Ma, si sa, negli Usa contano i singoli Stati e, qui, la situazione è più complessa.
Barack: "Complimenti a Romney, ha fatto una bella campagna elettorale".
Al di là delle tensioni e delle accuse reciproche, i due sfidanti hanno coronato un duello duro ma corretto, senza troppi colpi bassi almeno nelle ultime settimane. Tanto che Obama si è voluto congratulare con Romney per la "vivace" campagna elettorale "fortemente combattuta". Il tono era quello, pacato e sereno, del vincitore che rende onore all'avversario sopraffatto. Anche in questo caso, la scaramanzia non fa parte del dna degli americani. O perlomeno dei presidenti in carica.