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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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Il Veneto vuole l' indipendenza: giusto o sbagliato?

Riceviamo e volentieri inoltriamo:

Dopo aver riempito le prime pagine dei quotidiani avendo costretto il presidente della Regione Luca Zaia a prendere una posizione netta sulla fattibilità di un referendum per l’indipendenza, il movimento Indipendenza Veneta preparato il grande evento di massa per il 6 ottobre a Venezia, ha riscosso le prime avvisaglie reali di cittadini che vogliono dire basta ad un governo che chiede solo e non aiuta nessuno. Secondo le prime stime, sabato 6 ottobre  e domenica 7 ottobre Indipendenza Veneta ha portato più gente a Venezia di quanta ne abbia portata la lega nord.“Nel 1997 i veneti determinati a proclamare l’indipendenza con la propria presenza nella capitale si contavano su due mani” ha dichiarato il segretario del movimento Indipendenza Veneta, Lodovico Pizzati. “Ma oggi abbiamo conferma certa della partecipazione di oltre 20.000 indipendentisti alla nostra storica azione questo sabato.”

Dopo aver consegnato ufficialmente a Zaia una petizione referendaria con 20 mila firme, il mese scorso, e aver subito ottenuto dal presidente del consiglio regionale veneto, Clodovaldo Ruffato, una discussione in consiglio regionale su questo tema, gli indipendentisti sono determinati a prendere d’assalto il Consiglio Regionale con un corteo di massa.
Ma ad una domanda che ha puntualizzato che il consiglio è chiuso di sabato, Pizzati ha risposto laconico: “abbiamo intenzione di raggiungere il Consiglio Regionale via mare, dato che si affaccia sul Canal Grande.”

 

Il salto di qualità del movimento è confermato dall’enorme successo che sta riscuotendo in una serie molta lunga di eventi sul territorio, culminati con la convention di Treviso del 27 settembre scorso, dove più di 500 persone hanno acclamato la linea di Indipendenza Veneta.
Dopo le manifestazioni di massa per l’indipendenza della Catalogna e della Scozia, e dopo le affermazioni “rivoluzionarie” dello stesso Zaia, gli indipendentisti sono convinti che il momento di agire sia ora. Nel sito web del movimento (www.indipendenzaveneta.net) sono state pubblicate le 4 pagine di dichiarazione di indipendenza che migliaia di veneti andranno a sottoscrivere prima della consegna di sabato 6 ottobre durante la manifestazione di massa.

CONTI PUBBLICI STATO VENETO (2012)
ENTRATE (€ miliardi) SPESE (€ miliardi)
Imposte Dirette 19.2 -15% Previdenza 22.2 +5%
Imposte Indirette 16.8 -25% Sanita’ 10.6 +30%
Contributi Sociali 13.6 -25% Amministrazione generale 6.2  
Altro* 6.4   Istruzione 5.1 +30%
      Viabilita’ 1.6 +30%
      Altro** 10.2  
TOTALE 55.9 -20% TOTALE 55.8 +10%

*Altre Tasse: su immobili, lotteria, bolli auto…
**Altre Spese: difesa, energia, telecomunicazioni…

Riduzione della pressione fiscale

La pressione fiscale calerà di circa il 20% (dai €70 miliardi di tasse che ci prendono gli italiani, a immediatamente €55 miliardi nei primi anni di indipendenza).

A. Le imposte indirette saranno ridotte del 25%. Questo significa che l’IVA sarà abbassata dall’attuale 20% a un 15%. Come primo impatto è meglio non abbassare di più per attendere che il mercato si adegui (e che ulteriori tagli non vengano compensati da margini più alti dei rivenditori). Dopo competerà ad ogni provincia decidere se abbassare o alzare la propria IVA secondo un vero sistema federale. Ma intanto, con uno Stato Veneto Indipendente tutti i prodotti costeranno immediatamente il 5% di meno.

B. I contributi sociali non saranno più prelevati direttamente dal datore di lavoro, ma saranno inclusi nella busta paga (come avviene in Danimarca). Questo significa che un operaio che al netto riceve €1200 al mese, e che al lordo di Irpef e di quelli che vengono chiamati “contributi a carico del lavoratore” se ne vedeva €1900 al mese, con uno Stato Veneto Indipendente riceverà in busta paga il vero lordo (quello che lui effettivamente vale per il datore di lavoro) di €2500, che comprende anche il 26,5% di contributi aggiuntivi che il lavoratore non vede, ma che lo stato riceve ogni mese a suo nome. I contributi sociali saranno ridotti del 25% e invece di pagare €600 il versamento per il nostro operaio scenderà a €450. Nei prossimi anni tali contributi saranno versati allo Stato Veneto, ma non appena saremo meglio organizzati, ogni lavoratore potrà anche affidare i versamenti per la sua pensione ad una assicurazione previdenziale privata.

C. Come imposte dirette vi sarà all’istante una tassa unica e fissa al 20% (dopo è probabile che saremo costretti ad abbassarla ancora per effetto dell’inevitabile ciclo virtuoso dovuto a questo stimolo economico che ci regalerà ulteriori surplus). Portare le tasse sul reddito al 20% non significa il tracollo delle entrate fiscali. Per effetto della misera distribuzione del reddito in Italia, tanti già ora pagano poco di più. Il nostro operaio del punto precedente probabilmente pagherà ora il 27% di tasse dal suo stipendio. L’impatto totale sarà un -15% sulle casse dello stato.

In conclusione il nostro operaio si troverà €2500 in busta paga e al netto, togliendo €450 di contributi sociali e €400 di tasse (al 20%), otterrà una busta netta di €1700. Rispetto ai €1000-€1200 di adesso, è un bel 50% in più per andare a far la spesa e pagare pure il 5% in meno (per effetto dell’IVA abbassata) su tutto.

Questa non è fantaeconomia, si chiama aritmetica. Dobbiamo renderci conto di quanto ci costa restare in Italia, per capire perché in giro per l’Europa c’è più benessere.

Aumento dei servizi pubblici

Pur con tutta questa riduzione di tasse ci restano ancora €5 miliardi abbondanti di surplus che potremo impiegare per una crescita media dei servizi pubblici del 10%. E’ pur vero che ci sono tanti sprechi, ma è anche vero che l’Italia ci ha ridotto a servizi pubblici vergognosi.

A. Potremo benissimo permetterci di aumentare immediatamente del 30% la spesa pubblica per la sanità (da €8,1 a €10.6 miliardi). Per assicurarci che non finiscano nei soliti appalti di dubbia necessità, questo incremento deve essere indirizzato per la maggior parte sul personale: più dottori e infermieri, e pagati decisamente meglio. Non ci rendiamo conto ma a confronto ad altri stati industrializzati i nostri dottori e infermieri vengono pagati molto di meno. Abbiamo il dovere di assicurare una paga dignitosa per il servizio che ci prestano.

B. Abbiamo il dovere di investire pesantemente nell’istruzione. Minimo un 30% in più per scuole ed università (da €3,9 a €5,1 miliardi). Uscendo da un sistema retrogrado, investire immediatamente €1,2 miliardi in più sulle nostre scuole è obbligatorio. Non solo per lo stipendio delle nostre maestre e professori delle scuole medie e superiori, ma anche per incentivare la ricerca nelle nostre università, che deve servire da supporto per le nostre industrie. Al momento siamo molto arretrati negli investimenti in ricerca e sviluppo, ma davvero tanto: ultimi in Europa.

C. 30% di fondi in più per la viabilità. €400 milioni in più per strade, treni e aeroporti non sono neanche troppi. Fondamentale che tale danaro non venga gestito a livello centrale, ma sia amministrato direttamente dai comuni. Questo per evitare appalti di opere faraoniche, quando invece abbiamo necessità di manutenzione (dare una mano di bianco alle strisce pedonali, chiudere i buchi sull’asfalto…) su tutto il territorio.

D. Anche con tutti questi miliardi spesi in più, ci resta abbastanza per alzare comodamente la pensione dei nostri anziani di un 5% (da €21,1 a €22,2 miliardi per la previdenza). Nel complesso un pensionato disporrà di una pensione più alta del 5% e dei prezzi di mercato più bassi del 5% (effetto riduzione IVA). Un bel 10% di benessere in più per passare una vecchiaia serena, e consolarsi per le perdite sui BOT italiani che molti si saranno purtroppo ostinati a tenere fino all’ultimo.

Anche tenendo conto delle riduzioni di tasse e questo generoso aumento di spesa pubblica, il bilancio veneto resta in surplus di €159 milioni, pressapoco lo 0,1% del PIL veneto.

Questo è un possibile programma per i primi anni di gestione dei conti pubblici dello Stato Veneto Indipendente. Non è fantaeconomia, è aritmetica. Questi calcoli si basano sull’enorme divario di risorse prelevate ai veneti dallo stato italiano, e le cifre ufficiali del Ministero del Tesoro. Il programma si limita a gestire questo surplus di risorse, senza tener conto di ulteriori risparmi ottenuto da una amministrazione veneta più efficiente. Non viene inoltre preso in considerazione il ciclo virtuoso che si creerà per l’economia veneta grazie a meno burocrazia, meno tasse e più investimenti su nuove industrie che stimoleranno la creazione di nuovi posti di lavoro ben pagati e di qualità.

Se lo vogliamo, questo è il futuro che ci aspetta. Andiamo a prendercelo.

Lodovico Pizzati

Traduzione in lingua italiana dell’originale articolo pubblicato da Lodovico Pizzati.

Tradotto da Claudio G.

 

 

 

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