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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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Il vetro libico: sopra il deserto del Sahara esplose un corpo celeste

 


Uno dei gioielli più noti tra quelli rinvenuti nel 1922 dall'archeologo H. Carter nella tomba di Tutankamon è uno splendito pettorale con scarabeo alato, immagine del dio Khepri.

Lo scarabeo al centro del monile era di un vetro mai visto sulla terra.

 

Per gli Egiziani era preziosissimo e simboleggiava il sole.

 

Ma già diecimila anni fa i nostri antenati conoscevano questa pietra e la usavano come raschiatoi e punte di frecce.

E non potevano averlo prodotto.

Il vetro è una sostanza molto particolare, che si ottiene dalla fusione della silice ad altissime temperature superiori a 1200 °C, e dal successivo rapido raffreddamento della massa fusa.

Era da poco cominciato il Neolitico e l'uomo aveva appena imparato a coltivare i campi e allevare il bestiame.

 

Che cosa poteva aver prodotto un calore così intenso? Da dove arrivava? Di che cosa era fatto? Perchè le pietre si trovavano solo nel Sahara?

 

Nel 1932 l'esploratore inglese Patric Clayton mentre esaminava il terreno il terreno ai piedi di una altissima duna nel deserto tra Libia ed Egitto venne attratto da alcune strane pietre verdastre, traslucide, dalla superficie levigata. Ciottoli di aspetto vetroso completamente diversi da tutti gli altri che si trovavano nei dintorni. Clayton li battezzò "vetro Libico".

 

Le analisi confermarono che proprio di vetro si trattava e che mai niente di simile era stato ritrovato prima sul pianeta.

Un materiale di straordinaria purezza, composto per il 98% da silicio che contiene inclusioni di platino, iridio, osmio, radio, palladio, in concentrazioni molto superiori rispetto a quelle che si trovano nelle rocce terrestri.

Il vetro libico contiene poi tracce di minerali sconosciuti ai più e quasi impronunciabili: baddeleyite, stishovite, lechatelierite e dallo 0,2% di materiale contenuto nelle meteorite.

La loro caratteristica è che si originano soltanto a temperature e pressioni elevatissime.

 

Condizioni che si possono verificare soltanto nel caso dell'impatto di un corpo celeste con l'atmosfera.

 

Si scoprì che le pietre erano distese su una superficie lunga un centinaio di chilometri e larga circa 50.

 

Ma il cratere dov'è?

A questo punto è chiaro che c'è qualcosa di celeste nelle origini di questa pietra del Sahara.

 

Secondo Romano Serra del dipartimento di fisica dell'Università di Bologna 29 milioni di ani fa sul sud del Sahara è caduto un corpo celeste, come un asteroide, un nucleo di meteora che è esploso provocando un innalzamento della temperatura al suolo di oltre 1500 °C.

Il calore ha fuso all'istante la sabbia del deserto in superficie che poi si è subito raffreddata creando un immenso lago vetrificato.

La erosione provocata dal vento nel corso di milioni di anni ha poi frantumato lo strato di vetro in pezzi minuti mischiandoli alla sabbia e ai ciottoli del deserto e disperdendoli poi su una vasta superficie.

 

Secondo i calcoli eseguiti nel 1984 da un gruppo di geologi americani l'impatto del misterioso corpo celeste avrebbe dovuto produrre un cratere di circa 3 km di diametro e la fusione di contemporanea di circa 14 milioni di tonnellate di vetro libico.

 

Il problema è che del cratere non è stata trovata traccia. L'unica spiegazione è che probabilmente l'asteroide non ha avuto un impatto con il suolo, ma è esploso a bassa quota, ad una altezza di circa 10.000 metri di altezza.

 

Ma i misteri del vetro libico non sono finiti qui.

Tra le questioni più intriganti c'è il fatto che nessuno ha mai trovato finora frammenti di rocce miste al vetro, che avrebbero dovuto originarsi ai bordi dell'ipotetico lago di roccia fusa.

Nessuno ha mai spiegato come mai sono stati trovati blocchi di vetro libico in altre zone del Sahara e che alcuni non sono erosi come gli altri.

 

 

(fonte: Quark n.41)

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