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La riservatezza che circonda i lavori del World Conference on International Telecommunications (WCIT-12) autorizza davvero i peggiori sospetti?
IL TAVOLO DELLE REGOLE - L’ultima volta che la comunità internazionale si è riunita per mettere mano alle International Telecommunication Regulations (ITRs), nel 1988, internet non esisteva ancora. L’ITRs definisce i principi per le retribuzioni e le operazioni che riguardano le comunicazioni internazionali. Quelle correnti furono sanite con l’accordo di 178 paesi alla World Administrative Telegraph and Telephone Conference, a Melbourne.
L’INCONTRO E I TIMORI - Questa sessione si svolgerà a Dubai e vedrà i delegati trattare per 12 giorni e alla fine arrivare alla stesura delle regole destinate a sovrintendere un universo delle comunicazioni radicalmente trasformato dal 1988. I timori sono di due tipi, il primo è l’evidente volontà politica di alcuni stati di pervenire a regole che favoriscano il loro controllo sulla rete, mentre il secondo è quello che si pervenga a un sistema di distribuzione dei costi e dei carichi ricalcato su quello della telefonia.
LA DIVISIONE DEI PROFITTI - Il secondo non sarebbe meno pericoloso del primo, visto che influenzerebbe negativamente lo sviluppo e il dinamismo della rete, costituendo rendite a favore di alcuni privilegiati e rivelandosi un handicap per gli investimenti in molti paesi. Alle critiche, il comitato dell’ITU che presiede la WCIT-12 ha risposto che le proposte degli stati sono sul sito del WCIT-12 e che chiunque può controllare se contengano proposte liberticide e avanzare critiche.
TROPPO OPACO - Peccato solo che al sito sia possibile accedere solo previa iscrizione al modico costo di 4.000$ e a patto di non essere individui, che non hanno diritto d’accesso. Lo stesso si può dire dell’affermazione secondo la quale al pubblico sarebbe permesso di proporre contributi, operazione che fino ad oggi non è ancora chiaro come sarà espletabile.
LA RETE SI MOBILITA - Parte delle proposte presentate degli stati sono state pubblicate sul sito “pirata” wcitleaks.org, ma di queste non è possibile verificare o controllare l’attendibilità e provenienza. Una situazione che invece di sciogliere l’inquietudine l’ha accresciuta e così oggi anche Google ha battuto un colpo, pubblicando una pagina interamente dedicata alla questione, nella quale si chiede che la discussione sia aperta a tutti, come già accade per altri consessi internazionali dedicati agli accordi sul funzionamento della rete. L’azienda di Mountain View non si limita a descrivere i termini del problema e a presentare la sua posizione, ma esorta gli utenti della rete a far sentire a loro volta la loro voce presso i media e le autorità nazionali e internazionali.