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Il premier israeliano all'Onu: "Al massimo entro la prossima estate l’Iran avrà raggiunto la fase finale per la produzione dell’uranio necessario alla realizzazione della sua prima bomba nucleare": al massimo entro la prossima estate l’Iran avrà raggiunto la fase finale per la produzione dell’uranio necessario alla realizzazione della sua prima bomba nucleare, ha affermato il premier israeliano Benjamin Nethanyau mostrando all’Assemblea generale dell’Onu un grafico realizzato con il profilo di una bomba. Il premier israeliano ha affermato all’Onu che deve essere tracciata una linea rossa sul programma iraniano di arricchimento dell’uranio. Così, ha detto, l’Iran si fermerà, dando più tempo alle sanzioni e alla diplomazia per convincere Teheran a smantellare del tutto il suo programma di armamento nucleare.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha poi denunciato come “diffamatorio” il discorso pronunciato all’Assemblea generale dell’Onu dal presidente dell’Autorità Nazionale palestinese Abu Mazen, che aveva definito “razzista” la politica di colonizzazione dello Stato ebraico. Nel suo discorso Abu Mazen aveva lanciato una campagna perché la Palestina ottenga lo status di Paese non membro delle Nazioni Unite, dicendosi “fiducioso” sul sostegno internazionale all’iniziativa e chiedendo al Consiglio di Sicurezza di approvare una risoluzione vincolante che getti le basi per un accordo di pace con Israele.
Più volte nei mesi scorsi Benjamin Netanyahu ha chiesto all’amministrazione statunitense di fissare una data entro la quale l’Iran debba obbligatoriamente bloccare i suoi piani nucleari – che il governo di Teheran ha sempre affermato avere “scopi puramente civili”. Anche in occasione del discorso all’Onu, Obama non ha accolto la richiesta di Israele, preferendo puntare ancora sul concetto già espresso in occasione del suo discorso all’Aipac (American Israel Public Affairs Committee, ndr), lo scorso febbraio: e cioè che il governo americano non ha intenzione di intraprendere alcuna azione militare contro Teheran, ma nemmeno di accettare l’idea di un “contenimento” della potenza nucleare iraniana. “Il presidente ha assicurato che impedirà all’Iran di costruire un’arma nucleare e farà quello che dice”, ha spiegato poco prima del discorso di Obama Ben Rhodes, vice-consigliere alla sicurezza nazionale. La strada resta dunque quella seguita sinora: le sanzioni economiche, finanziarie e sul petrolio di Teheran, stabilite dall’amministrazione americana e poi reiterate dall’Unione Europea, che secondo il Dipartimento di Stato americano stanno colpendo duramente l’Iran. L’embargo sul petrolio avrebbe ridotto di almeno un terzo le esportazioni, portando alla chiusura di pozzi e raffinerie e privando l’economia iraniana di miliardi di dollari ogni mese.
Lo stesso presidente Mahmoud Ahmadinjad ha nelle scorse settimane riconosciuto in un discorso televisivo che l’Iran “incontra difficoltà nel vendere il proprio petrolio”, e che l’amministrazione americana sta conducendo un “guerra nascosta e pesante” contro il suo Paese. Gran parte del discorso di Obama all’Onu è stato però dedicato alle ricadute politiche e militari degli attacchi alle ambasciate americane in Libia ed Egitto.
Ma l’Iran sta costruendo la bomba atomica? Se lo chiede l’Associated Press, che sarebbe venuta in possesso di un diagramma che replica una simulazione computerizzata degli effetti di un ordigno tre volte più potente della bomba di Hiroshima.
Tale documento sarebbe stato diffuso da un alto ufficiale, rigorosamente anonimo, fortemente critico del programma nucleare iraniano. L’agenzia internazionale per l’energia atomica lo scorso anno aveva ottenuto diagrammi simili che avrebbero testimoniato il desiderio iraniano di scoprire gli effetti di un’eventuale esplosione di un ordigno nucleare. Secondo una fonte interna alla Iaea il diagramma in possesso dell’Ap sarebbe uno di quelli già analizzati dall’agenzia delle Nazioni Unite.
Il documento però mostrerebbe una funzione gaussiana con variabili di tempo espresse in millisecondi e valori rappresentanti i kilotoni. L’apice della curva dimostra come in due millisecondi si raggiungerebbe un picco di potenza di 50 kilotoni. Si tratta della prova della potenza di un’arma atomica iraniana? Al momento non è dato saperlo. Basti però un dato: la bomba sganciata su Hiroshima aveva una potenza di 15 kilotoni.
- Tale diagramma avrebbe anche una didascalia scritta in farsi la quale spiegherebbe che si tratti di uno schema relativo al rilascio dell’energia. Secondo David Albright, dell’Institute for Science and International Security, istituto usato dal governo americano per monitorare le attività nucleari iraniane, tale documento sarebbe autentico ma rappresenterebbe allo stesso tempo una specie di schema necessario per capire il processo di un’esplosione atomica anche perché il picco di potenza sarebbe troppo elevato per un ordigno creato da un nuovo arrivo nel club del nucleare.
L’Iran ha sempre negato di voler costruire la bomba atomica accusando invece Usa ed Israele di voler gettare fumo negli occhi della comunità internazionale relativamente al programma nucleare pacifico del Paese. Allo stesso tempo l’Iran ha rifiutato l’interruzione del processo di arricchimento dell’uranio così come si è sempre opposta ad attività di monitoraggio con le Nazioni Unite. La Iaea non ha commentato le nuove evidenze sottolineando però che tali documenti sono in suo possesso già da un anno. Per l’agenzia si tratta di documenti che riguardano studi su ordigni nucleari ma che non ci sono certezze in merito, anche se secondo i dati in suo possesso sarebbero stati condotti test esplosivi nell’impianto di Parchin, a sudest di Teheran, a seguito dei quali sarebbero stati realizzati i diagrammi. (Photocredit Ap)
bu Mazen aveva chiesto all’Assemblea Generale di adottare una risoluzione che consideri la Palestina come uno Stato non membro dell’Onu entro la fine dell’attuale sessione, che si chiuderà nel settembre del 2013. Il Presidente dell’Anp aveva infine criticato la colonizzazione israeliana, definita “catastrofica” e “razzista”, invitando il Consiglio di Sicurezza ad “approvare con urgenza una risoluzione che getti le basi di una soluzione al conflitto e che serva da riferimento vincolante” in vista di un accordo fondato sul principio dei due Stati.